La ragazza con la Leica, Istantanee su Gerda Taro

 In Letteratura

L’estate, come da tradizione, oltre che il miglior periodo in cui poter recuperare alcune letture sotto l’ombrellone, è quel momento in cui in Italia festival e premi letterari la fanno da padrone. Nella molteplicità di questi eventi, un clamore particolare tra tutti, per importanza e prestigio, lo riscuote senza dubbio il Premio Strega, che quest’anno ha incoronato vincitrice Helena Janeczek col suo romanzo La ragazza con la Leica pubblicato da Guanda.

Capita, infatti, anche se di rado, che in un contesto oramai assodato ad una certa dinamica stantia, in cui lo Strega sembrava essersi cristallizzato, ci siano ancora libri che riescono a stravolgere il corso degli eventi sorprendendo giudici e lettori.

Basterebbe, infatti, solo analizzare il dato che vede la vittoria di una donna dopo ben 15 anni e di una casa editrice indipendente per farci gridare al miracolo. Il romanzo di Janeczek segna, quindi, da questo punto di vista, senza dubbio un solco nella storia recente del più importante premio letterario italiano.

Tuttavia, anche se insolito, un exploit del genere rischia quasi di occultare il reale valore di un’opera che invece merita la massima considerazione.

Perché La ragazza con la Leica non è un semplice romanzo, né un classico testo biografico. Per dirla à la Wu Ming assomiglia più a una sorta di oggetto narrativo non identificato. Un testo per certi aspetti non convenzionale, come non convenzionale è stata la donna (o la ragazza con la Leica, appunto) a cui quest’opera è dedicata: Gerda Taro.

Gerda Taro nacque a Stoccarda nel 1910 da una famiglia ebrea di origine borghese rifugiatasi a Lipsia poco prima dell’avvento del nazismo. Si distinse in vita per il suo coraggio e per l’impegno politico nelle lotte sociali, oltre che per una spiccata attitudine libera e scanzonata alla vita e un carisma magnetico. Quando nel 1934 conobbe a Parigi Endre Friedman (che passerà poi alla storia come Robert Capa) scoprì per la fotografia una vocazione e una passione viscerale che ne diverranno professione e ne segneranno l’ascesa e la tragica fine nel 1937, a soli 26 anni.

La ragazza con la Leica prende vita a partire da una telefonata, il più classico dei pretesti, verrebbe da pensare, ma che riesce a scatenare bene un meccanismo narrativo, che seppur inizialmente fatica a rodare, progressivamente diventa fluido e armonioso. Janeczek riesce a calibrare con maestria una voce narrante onnisciente che si alterna alla terza persona con la quale dà voce a tre figure che son state presenti e centrali nella vita di Gerda Taro, vale a dire: Willy Chardack, Ruth Cerf e Georg Kuritzkes.

Tre persone diverse, tre sguardi diversi, uniti tra loro da un particolare rapporto con la Taro, e capaci di restituire attraverso altrettante differenti istantanee di vita, aspetti e aneddoti intimi della loro cara amica.

Ed è probabilmente proprio nell’assenza di Gerda stessa la chiave di La ragazza con la Leica. La Janeseck ci presenta in qualche modo un personaggio a partire dalla sua scomparsa. In periodi e contesti diversi, in cui si alterneranno le narrazioni di Willy, Ruth e Georg, Gerda apparirà più come un ricordo, o come un’icona, l’emblema di una gioventù che lottava, e dal quale si evince un’affetto profondo che si protrarrà nel tempo e nella memoria collettiva.

Oltre che per la prosa elegante e ricercata, l’opera si caratterizza anche per i materiali presenti all’interno del libro. Gi scatti memorabili e singolari della Taro diventano funzionali in un’opera che riesce a farli interagire in maniera convincente sia con i protagonisti della narrazione che con il lettore stesso.

In un momento storico come quello attuale, ricordare chi a costo della vita è riuscita a documentarci sugli orrori della guerra, senza per questo perdere la luce e la prospettiva su l’umanità delle persone che la subivano, sulla loro quotidianità, ci fa riflettere e ci regala il profilo di una donna e di un’artista unica.

Un modello a cui fare riferimento, che non potrà lasciarci indifferenti.

Diego Frau

Diego Frau

È nato a Cagliari ma vive a Pisa dove ha studiato Scienze Politiche. Convive con le sue ossessioni (la letteratura e il tennis) e odia le bio.
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