La notte degli Oscar: il trionfo di Parasite

 In Cinema e Teatro, Eventi

La 92ª notte degli Oscar è appena terminata. Rimanere svegli è una sfida ben più ardua rispetto ad aspettare la proclamazione del vincitore di Sanremo. Ma io e le mie amiche, munite di caffè, un divano a 9 posti, abbastanza plaid, e tante chiacchiere, siamo pronte ad affrontare la notte più lunga dell’anno, provando a non crollare. E già il red carpet mette a dura prova chi, come me, non è molto avvezza alla moda e non sa distinguere i look centrati da quelli ridicoli e viceversa.

Come lo scorso anno, non sarà un unico presentatore a guidare lo show dall’inizio alla fine, ma si susseguiranno attori, comici, musicisti in totale autonomia e anarchia. Il continuo cambio di guardia è una perdita di dinamicità e continuità, che rende lo show troppo schematico e lineare.
Solo qualche intermezzo musicale salva la situazione. L’omaggio iniziale di Janelle Monae ai film candidati è un ottimo punto di partenza, con un’esplosione divertente e coinvolgente.
La più convinta standing ovation è, invece, dedicata ad Eminem, che ha regalato al pubblico Lose Yourself, la canzone, contenuta nel film 8mile, per cui il rapper ha vinto l’oscar nel 2003 e cantata per la prima volta sul palco del Dolby theatre.

Non ho certo intenzione di fare la telecronaca minuto per minuto, ma di scrivere alcuni pensieri sparsi, provando ad esprimere la mia opinione, condividendo il tifo, le esultanze e le delusioni, come se lo vedessimo insieme.
L’oscar come miglior attore non protagonista a Brad Pitt, già vincitore di altri premi, è prevedibile: il suo discorso di ringraziamento rivolto a Tarantino e al resto dell’entourage di C’era una volta ad Hollywood abbastanza scontato. Laura Dern vince il corrispondente premio femminile per il suo ruolo in The Marriage story, sgominando tra le altre proprio Scarlett Johansson, candidata per Jojo rabbit, ma allo stesso tempo protagonista del film targato Netflix per cui la Dern ha vinto.
Nonostante il mio tifo sfegatato per Klaus, un delicato cartone natalizio che spiega la missione di Babbo Natale, il film di animazione premiato è Toy Story 4.
Jojo rabbit, la commedia nera drammatica sul nazismo, che per quanto mi riguarda è stata una rivelazione, combinando ironia, esasperazione, pregiudizi e paradossi, si è aggiudicato solo il premio per la migliore sceneggiatura non originale, essendo tratto dal romanzo Come semi d’autunno di Christine Leunens, che Taika Waititi, sceneggiatore, regista e interprete della pellicola, ha scoperto dalla mamma.

Quando ormai è già mattino, si entra nel vivo delle premiazioni. L’Oscar per il miglior attore protagonista va a Joaquin Phoenix per la sua straordinaria interpretazione di Joker, garantendo la riuscita di un film che vuole mostrare la fragilità e la complessità di uno degli antieroi più inquietanti della Marvel.
Ancora a conferma delle previsioni, la statuetta per la miglior attrice protagonista viene consegnata a Renèe Zellweger per Judy, il film su Judy Garland, a cui la vincitrice dedica anche il discorso.

Ma ancora prima dell’inizio della cerimonia il vincitore c’era già.
Parasite, la commedia nera di Bong Joon-ho, con alle spalle già tantissimi premi, aveva ricevuto 6 nomination e si è aggiudicato i 4 premi più importanti e prestigiosi, partendo dalla miglior sceneggiatura, continuando poi con miglior film straniero (ovviamente), miglior regia e miglior film. Il dato oggettivo è che Parasite si consolida come fenomeno, facendo accadere ciò che non è facile vedere agli Oscar: un film straniero che sbanca e conquista premi che solitamente sono dedicati ai film americani, entrando nella storia come primo film straniero a vincere la categoria miglior film. Questo perché l’opera coreana mette sulla scena una lotta di classe universale, una denuncia sociale minuziosa e lucida delle nuove diseguaglianze.
Lo stesso regista ha dichiarato che «Parasite è una commedia senza clown, una tragedia senza cattivi, comprensibile ovunque. Viviamo tutti in una unica gigantesca nazione, il capitalismo».

oscar

La conseguenza di questo trionfo assoluto è che 1917, l’altro contendente, rimane con una manciata di briciole, portandosi a casa solo qualche oscar tecnico, ovvero miglior sonoro, fotografia, effetti speciali. Sam Mendez, regista del film che dà l’illusione di essere girato in un unico piano sequenza, non riceve riconoscimenti. Il film di trincea della prima guerra mondiale, che racconta della missione al limite del possibile affidata a due giovani soldati, mantiene con il fiato sospeso, mostra la paura disarmante dei soldati, e trasmette con immediatezza e potenza l’isolamento di una guerra che non offre la visione di insieme neanche a chi la combatte. E credo che tutto questo meritasse almeno uno dei riconoscimenti più importanti da parte dell’Academy.

Le statuette d’oro degli Oscar quest’anno hanno percorso con decisione e fermezza un’unica via: quella diretta in Corea, nella villa di Parasite.

 

Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in filologia moderna, cerca la sua strada. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.
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