Come ogni anno, la temibile stagione estiva cinematografica è arrivata. Questo significa che per una serie di ragioni (produttive, creative e soprattutto distributive) c’è un’alta probabilità che il recensore saltuario (come il sottoscritto) esca dalla sala con il fegato avvelenato. Pensando a cosa significhi scrivere di un film “da cassetta” in questo periodo mi viene un’immagine da spaghetto Western: un gruppo di pistoleri che spara su criminali in fiamme, per impedire loro di rifugiarsi in un edificio ancora più in fiamme. Gli uomini in fiamme (=i film) non avrebbero che pochi momenti di vita nell’edificio (=le sale vuote) ma i pistoleri (i “critici”) dovranno comunque fare il loro sporco lavoro. Sospiro, conto fino a tre, afferro il mio revolver e miro a quella che sembra una maledetta mummia.

Diretto da Alex Kurtzman, La Mummia si propone come reboot/remake dell’omonimo film del 1999. Dovrebbe inoltre essere il primo di una serie di film dedicata al “Dark Universe”, filone narrativo che riunirà molti protagonisti della letteratura a cavallo tra Ottocento e Novecento : il Gobbo di Notre Dame, il Fantasma dell’Opera e chi più ne ha più ne metta. Ci si sarebbe dunque aspettati un interessante ibrido tra Penny Dreadful, gli Avengers e la Lega degli Straordinari Gentlemen ( per ora diciamo il fumetto e fingiamo che non ne sia mai stato tratto un film). Vane speranze.

Le premesse della storia variano solo simbolicamente quelle del film del 99: una principessa egiziana per conquistare il potere decide di stringere un patto con il malvagio dio Seth. Sepolta viva dentro un sarcofago (IN IRAQ!?!) attende 5.000 anni prima di essere accidentalmente (!??) liberata dal furfante Nick (Tom Cruise !!), soldato americano, nel tempo libero ladro di antichità. Nick viene ripagato dalla non-morta con una singolare maledizione: dovrà unirsi a lei per dare vita al dio della morte Seth. Inutile dire che il malcapitato tenterà in tutti i modi di mancare il suo appuntamento con il destino.

“Il passato non resta mai sepolto” si sente dire durante il film, al contrario di certe storie, così mal concepite, strutturate ed eseguite da meritare di essere sigillate in uno di quei grossi scatoloni “Top Secret” che si vedono alla fine de I predatori dell’Arca Perduta. Un film non deve essere realistico ma coerente: devo credere in ciò che sto vedendo sullo schermo, a prescindere che si tratti della Zona Negativa o di un centro sociale. Essere coerenti significa fare delle scelte tra toni, ritmi e poetiche. Il film del 1999 di Sommers potrà non esservi piaciuto ma di certo aveva una sua unità. Era divertente, a suo modo affascinante nella sua atmosfera coloniale e quando pure la sceneggiatura andava in vacanza, c’era sempre  la “strana coppia” Rachel Weisz-Brendan Fraser a salvare la situazione con un pizzico di romanticismo. Tutto il contrario della Mummia 2017 che sembra un collage serioso e poco convinto di almeno una decina di film, video-giochi, serie televisive, belli e brutti (Sahara, Uncharted, il film de La lega degli straordinari Gentlemen, Dracula, Il mistero dei templari, Hellboy, Van Helsing, Sinbad, Indiana Jones etc etc).

L’imbarazzo inizia con una sceneggiatura che alterna spiegoni a salti logici incredibili da provetti circensi. Tanto per fare un esempio: abbiamo una regina bella, intelligente, spietatamente affascinante che in barba a tutto decide di vendere l’anima al dio della morte in cambio di…. un coltello con cui tagliare la gola ai suoi avversari (bell’affare). Ok, mi sono detto, cerchiamo allora di metterci in modalità “film Michael-Bay”, disattiviamo il cervello sperando di essere conquistati nell’emisfero meridionale. Niente. La Mummia è fiaccamente drammatico, comico fuori tempo massimo, con due protagonisti così poco carismatici da far rimpiangere la pessima coppia Sean Penn-Madonna in Shanghai Surprise.

Il minutaggio de La Mummia scorre e le assurdità inciampano l’una sull’altra come in un centro commerciale il giorno delle svendite, fino a ridurre il racconto frenetico degli eventi ad un perplesso e informe “e poi accadono cose”. Esattamente, per intenderci, come in un film dei Transformers di Michael-Bay. Uscito dalla sala, come da consuetudine, sono andato a vedere la storia professionale del regista. Leggo “sceneggiatore della saga dei Transformers”. Tutto torna. Sorrido amaramente e ripongo il revolver rovente. Speriamo di non doverlo riestrarre per un sequel.

Valutazione dell'autore

Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
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