La Grande Occasione Mancata: Paolo Sorrentino (non) incontra Raffaele La Capria

 In Cinema e Teatro, Letteratura

Che cosa sogna Jep Gambardella – il protagonista dell’ultimo film di Paolo Sorrentino La Grande Bellezza – quando, di ritorno da una delle sue serate mondane, si stende sul letto, ancora vestito, e guarda verso l’alto? Cosa vede nel soffitto della sua stanza mentre fuori l’alba avanza su Roma? Jep, quando incrocia le braccia dietro alla testa, sul cuscino, vede il bianco della parete tingersi del blu del mare che ondeggia e lo ipnotizza: solo allora si addormenta, cullato dalle onde. E non è un’illusione: quando Ramona finirà a dormire in quello stesso letto, anche lei vedrà il mare.

Antonio e Antonio Pisapia sono gli omonimi e paralleli protagonisti del primo film di Sorrentino, L’uomo in più: Tony è quello che, tra i due, fa il cantante. Poi cade in disgrazia perchè va a letto con una minorenne e, nella solitudine che segue allo scandalo, si rifugia nella cucina, nei piatti di mare, che ordina ad un ristorantino fuori mano, o che prepara a casa: perché, però, si rifiuta sempre (sempre) di comprare il polipo?
Tony il polipo non lo mangia perché è per colpa di quel mollusco tentacolare se suo fratello è morto. È rimasto intrappolato nell’oscurità dei fondali marini, tanto bui che bisogna farsi strada con una torcia. Proprio quella che illumina lo schermo, mentre scorrono i titoli iniziali del film, e dietro le scritte dei nomi del cast possiamo vedere un sub lottare contro un polipo, e perdere.

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Quando, dopo la recente presentazione e il successo de La Grande Bellezza, Paolo Sorrentino ha annunciato la volontà di tornare a Napoli per girare un nuovo film, avrà avuto la stessa nostalgia del mare che muove Jep nel girovagare per Roma di notte, nell’oscurità dei suoi palazzi e degli intrighi di potere e successo, dentro ai quali ha ormai smarrito la costanza, la voglia, l’ispirazione per un nuovo romanzo, dopo il giovanile L’apparato umano.

Quando, dopo la proiezione privata de L’uomo in più, fuori concorso al Festival di Venezia del 2001, Paolo Sorrentino festeggiava il consenso espresso da pubblico e giornalisti per il suo esordio, un agente della Medusa lo avvicinava, disposto a produrre il prossimo film del regista napoletano. Sorrentino una nuova sceneggiatura l’aveva già pronta: era tratta da Ferito a morte, il romanzo più importante di Raffaele La Capria.

Tutto il libro si muove bagnandosi a mare: dalle terrazze di Palazzo Donn’Anna ai circoli di via Partenope, passando per Positano e la Costiera, dentro ad un’unica, splendente, giornata di sole. Massimo, il protagonista, sub piuttosto esperto (anche se una volta ha rischiato di morire, durante un’immersione davanti a Nisida) si muove nel bianco abbacinante del Golfo, spinto e respinto verso un trasferimento a Roma.
L’intera storia è percorsa da un sentimento di malinconia per un qualcosa che si è perso senza, forse, mai averlo avuto: è la Grande Occasione, quella che saetta davanti agli occhi del sub come una spigola “(dal)la testa corrucciata di maschera cinese”: bisogna armarsi e sparare.
Ma la Grande Occasione scivola sempre via, perché “la Cosa Temuta si ripete: una pigrizia maledetta che costringe il corpo a disobbedire, la vita che nel momento decisivo ti abbandona”.
Tutte le volte sarà un rincorrere senza premio, all’inseguimento della Grande Occasione Mancata, intrappolata dentro quella Bella Giornata, che nel romanzo si ripete, sempre uguale a distanza di anni, così identica a sé stessa da confondere e inebetire il protagonista e il lettore.
Ma qual è, e soprattutto, quand’è la Bella Giornata? Quando accade? Quando si compie? Scrive Alfonso Berardinelli:
(Ferito a morte) era il racconto o romanzo moderno come a vent’anni lo sognavo io, con tutto il senso più doloroso della bellezza e della felicità, che sono fisicamente presenti e nello stesso tempo imprendibili per sempre: per tutto quel lungo tempo che sarà da allora in poi il futuro. (…) Ogni momento in Ferito a morte esplode epifanicamente in tutta la sua radiante, tormentosa e magnetica bellezza. Ogni momento è perciò, anche, un’occasione mancata.”

E l’amore? Quello di gioventù, eterno, che muove ciascuna Bella Giornata, quanto verrà rimpianto? Dove sarà finita Carla, la ragazza amata da Massimo?
Lui la guarda mentre lei si pettina i capelli raccolti sulla nuca, bionda coda di cavallo oscillante — luminosi come sulla spiaggia nella notte di Capodanno! — lui senza vita e un sorriso umiliato che copre il desiderio di morire. E i ragazzi, t’immagini le facce? le risate? le chiacchiere, se sapessero. Lui, solo, con la Grande Occasione Mancata, e tutti i loro occhi aperti sulla Scena”.

Cosa manca a Jep? Perchè non ha più scritto? Cosa vede nel mare del suo soffitto?
E gli omonimi Pisapia, frustrato aspirante allenatore l’uno, cantante fallito l’altro: come hanno sfruttato la loro Grande Occasione?

Che ne sarebbe di Ferito a morte nelle mani di Sorrentino? Che film ne verrebbe fuori? Alcuni personaggi dei suoi film quanto devono a La Capria?

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Quando il regista si muove entro i limiti di storie vere, dalle quali prende spunto per dare sfogo tanto alla potenza del proprio immaginario visivo tanto alla nettezza spiazzante dei propri testi, sembra offrirci risultati riuscitissimi: a cominciare da L’uomo in più, in cui i Pisapia sono rispettivamente ispirati a Franco Califano e al capitano della Roma Agostino De Bartolomei, per arrivare al film che lo ha consacrato a livello internazionale: Il Divo. La biografia del senatore Andreotti diventa una base solida su cui costruire un film immaginifico e serrato.
Ma è Jep Gambardella quello che, forse, ha più di tutti ascendenze letterarie: se in tutto quello che ha scritto La Capria c’è il ricordo di una giovinezza irripetibile – non perchè venata dalla nostalgia amara di chi è vecchio, ma presente perchè sempre identica, nelle sensazioni che continua a provocare in chi l’ha vissuta – allo stesso modo nello scrittore fallito, nel giornalista mondano Gambardella c’è il ricordo del primo amore per Elisa. Un amore esploso sulla riva del mare e mai più disinnescato: Jep scoprirà che Elisa, morendo, ha lasciato un diario nel quale, per trentacinque anni, non ha fatto che rimpiangere il proprio amore per Jep.
La pigrizia, la noia, l’insoddisfazione, che hanno avvolto Jep per tutti quegli anni come un mare melmoso, denso, sporco, sarebbero state scacciate da quell’amore, se solo fosse stato vissuto? O la pigrizia che paralizza e impedisce di vivere, che costringe Massimo a rimandare ogni volta la partenza per Roma, avrebbe avuto altri modi di incatenare Jep?

Nel 2002 La Medusa rinunciò poi al progetto, perchè ritenuto troppo costoso.
Poco più di un mese fa Paolo Sorrentino ha dichiarato che il suo prossimo film lo girerà negli Stati Uniti, il protagonista sarà Micheal Caine.

http://www.cineblog.it/post/332537/in-the-future-paolo-sorrentino-dirige-michael-caine

Quanto resisterà ancora Sorrentino, fino a quando quella di raccontare Ferito a morte resterà la sua Grande Occasione Mancata?

Marco Colacurci

Marco Colacurci

Nato, cresciuto e - almeno per ora - sempre vissuto a Napoli. Allenatore di sci, laureato in giurisprudenza, dottorando in diritto penale presso la Seconda Università di Napoli, ma si tratta soltanto di pretesti per raccogliere materiale letterario. Sta disperatamente cercando il modo di non dover lavorare.
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