Cos’hanno in comune il saggio di sociologia divenuto caso editoriale del 2017 “Teoria della classe disagiata” di Raffaele Alberto Ventura e l’ultimo attesissimo graphic novel del fumettista romano ZerocalcareMacerie Prime”? Detto così verrebbe da dire niente, in realtà entrambi affrontano quello che è l’argomento di discussione più diffuso dell’ultimo periodo ovvero la crisi generazionale che si trovano a vivere gli ormai trentenni italiani (e non) costretti, dalla mancanza di sbocchi lavorativi reali, ad infilarsi su per… le tasche i propri sogni e piegarsi a lavoretti saltuari e mal pagati, con tutte le conseguenze annesse e connesse.

In un mare di letteratura pessimista, sarcastica, scoraggiata e amareggiata che ha visto la luce negli ultimi mesi dell’ormai scorso anno ho trovato però un barlume di speranza, una storia a tinte chiare che questa crisi la spiega, ne mostra le conseguenze e lascia alla fine anche la possibilità, incerta come tutto ormai, di cercare di uscirne; sto parlando dell’ultimo graphic novel di Flavia Biondi La Giusta Mezura edito da BAO e pubblicato ad ottobre 2017.

Al centro della storia ci sono Mia e Manuel, due trentenni tipo della nostra epoca: lui fa il cameriere in una pizzeria di giorno e lo scrittore per il web di notte, lei lavora come commessa in un negozio di scarpe e neanche ci prova ad inseguire il suo sogno di fare la scultrice; i due stanno insieme da dieci anni, vivono a Bologna e, non avendo i soldi per una casa tutta loro, hanno una stanza in affitto in un appartamento per studenti che dividono con altre tre persone.

All’interno di questa cornice generazionale, Flavia Biondi traccia però due personalità completamente opposte: da un lato Manuel, l’idealista, il cavaliere tutto d’un pezzo, determinato a diventare uno scrittore e pronto a mettere su famiglia con Mia, e dall’altro Mia appunto, l’eterna insoddisfatta, che non sa cosa vuole dalla vita, sempre in bilico tra il desiderio di stabilità e la nostalgia del nomadismo giovanile, delle birre in piazza alle 6 del mattino e delle sveltine nei bagni con gli sconosciuti.

Ovviamente Mia rivendicando il suo sacrosanto desiderio di libertà finirà col tradire Manuel salvo poi pentirsi, confessarglielo, e… il resto lo leggerete da soli.

Quello che colpisce di questo libro è il modo in cui l’autrice riesce a tracciare perfettamente le conseguenze emotive e sentimentali che la situazione di precariato lavorativo ha inevitabilmente comportato nelle nostre vite ovvero un’uguale sensazione di precariato relazionale; in un momento storico in cui i giovani sono abituati a formule lavorative a tempo determinato, a stage della durata di sei mesi, ad impieghi part-time o più semplicemente ad un “Oggi lavori, domani chissà” come si può pensare che questa riformulazione della scansione del tempo non si rifletta anche nei legami amorosi?

Mia non riesce a impegnarsi in un “Per sempre” con Manuel perché non è un tempo concepibile dalla sua mente e non riesce a sentirsi abbastanza adulta da poter andare a vivere solo con lui, avere dei figli e mettere su una famiglia perché non ha avuto niente nella sua vita che l’abbia fatta crescere e responsabilizzarsi davvero.

Il non avere una stabilità lavorativa ed economica diventa allora un alibi per chi non si sente pronto a fare un passo che richiede coraggio e diventa l’attenuante per il disimpegno, perché “Come facciamo a pensare di mettere su famiglia se prima non troviamo un lavoro?” è la frase che ognuno di noi pronto a fare il grande passo si sente dire almeno una volta nella vita.

È un circolo vizioso che nel libro viene spezzato da due fattori: un evento lieto (che è un po’ una botta di fortuna data da un deus ex machina, ma stiamo pur sempre parlando di un racconto, quindi lasciamogli un po’ di magia ed happy ending) e dalla maturità di Manuel che compie un gesto di grande amore ma soprattutto di grande razionalità perdonando il tradimento di Mia perché, come ci tiene a dire Biondi, la colpa non è sempre e solo di chi tradisce ma anche del tradito che non ha voluto vedere l’insofferenza e le mancanze della persona che aveva accanto.

Ciò che ne viene fuori è un messaggio romantico sì, ma realista, che avverte che i tempi sono duri e che in certi casi bisogna lottare il doppio e fare i conti prima di tutto con se stessi e con le proprie paure per potersi mettere in gioco, ma che alla fine ne vale la pena, sempre consapevoli che le possibilità di riuscire sono pari a quelle di fallire.

A questa narrazione che si avvale di una scrittura pulita e ben calibrata si affianca un disegno in monocromia che gioca con i toni del ciano e con un tratto netto che conferisce un’aria dolce da cartone animato ai personaggi che si stagliando su sfondi al contrario estremamente realistici nel disegnare le piazze e i palazzi bolognesi.

Flavia Biondi permea della “Giusta Mezura” del titolo non solo la trama ma tutto il volume nel suo insieme, creando nel totale un’opera piacevole, che tiene compagnia e propone qualche spunto di riflessione senza però dare grossi scossoni o turbamenti.

 

Valutazione dell'autore

Nike Del Quercio

Nike Del Quercio

Se dovesse essere descritta con tre frasi, queste potrebbero essere: non riesce mai a stare ferma e appena può salta su un aereo; viaggia sempre con un libro in borsa, tipo copertina di Linus; parla tanto, a volte troppo, ma ogni tanto dice anche cose intelligenti.