L’armatore Vittorio Basile ha grandi progetti per Napoli. La sua nave all’avanguardia (un fiore all’occhiello dell’ingegneria navale italiana) diventerà infatti centro di un “Polo della Scienza e della Memoria” che dovrebbe trasformare l’intera zona del porto in un immenso museo a cielo aperto. L’inaugurazione è vicina quando decide di sposare la bella Angelica Carrannante. Basile è un inventore, un costruttore, un ottimista…peccato che abbia sbagliato città. Almeno così la pensa il perfido Salvatore Lo Giusto che uccide l’armatore con la complicità della fresca sposa per diventare “O Re” assoluto del crimine. Così, la nave che doveva portare la città verso lidi più felici diventa centro di traffici e delitti di ogni tipo. Per la piccola Mia, unica figlia di Basile, non resta che diventare silenziosa “Gatta Cenerentola” al servizio della matrigna e di sei sorellastre (cinque più un “femminiello”). Passano gli anni ma per fortuna tra i moli di una Napoli alla deriva resta l’agente Primo Gemito, un tempo al servizio di Basile, ora deciso a fare giustizia e a liberare la piccola Mia da un destino ancor peggiore.

In una delle prime scene di Gatta Cenerentola vediamo la piccola Mia passeggiare tra i corridoi della nave di Basile. È questa una struttura meravigliosa, abitata da ologrammi di memorie fantasmatiche e da visioni di sogni futuri. Non è un caso che Mia stringa tra le mani il racconto originale di Giambattista Basile e che ne sfogli con curiosità le pagine, immersa in un mare di proiezioni. Il regista Alessandro Rak e il suo team della Mad Entertainment hanno avuto la capacità di traghettare gli archetipi della seicentesca fiaba de Lo Cunto de Li Cunti in un contenitore visionario, cupo, a tratti pionieristico e straziante, allo stesso tempo fiabesco e drammaticamente vivido; In una parola: originale.

Dopo quella prima scena Mia non sfoglierà altri libri. Crescerà in uno stato di semianalfabetismo, muta dalla morte del padre, circondata dalla biblioteca ormai inutile di Basile. Priva di strumenti per comunicare il suo malessere, all’inizio non potrà che assistere  all’ennesimo ciclo di speranze, mortificazioni e riscatti sfiorati che il panorama napoletano (reale e narrativo) vede consumarsi in un loop continuo. La potenza di Gatta Cenerentola è quella per certi aspetti de L’Arte della Felicità: le immagini fantastiche sono animate non da idee vagheggianti o metafore eteree ma da “cose”, da luoghi, da sensi, dall’esperienza concreta di napoletani che vivono ogni giorno i mille volti di una stessa città, dove meraviglia e mostruosità camminano a braccetto.

Così, la nave, palcoscenico che rimette in scena tutti i personaggi di una storia senza fine, diventa straziante “Amarcord” (mi azzardo) ancorato per sempre nel porto della città, cassa di risonanza amletica di un passato sbiadito che prometteva tutt’altri epiloghi. Ma il noir più noir lascia spazio anche ad un caparbio senso del bello che, nonostante tutto, sopravvive a scarpette di “cristalli di cocaina”, “alle mani su una città” che sembra adeguarsi senza resistere alle zone grigie della morale, in attesa di un’apocalisse che le calza a pennello. In questo modo la fiaba steampunk di Rak diventa più significativa, più puramente poetica ed esemplare (termine che oggi fa molto paura) di molte altre narrazioni. Più reale del reale (come non pensare anche a Bagnoli, alla città della Scienza, di fronte al progetto utopistico di Basile?) Gatta Cenerentola offre importanti spunti di riflessione non soltanto per il cinema d’animazione italiano.

Mescolando generi, linguaggi e materiali di partenza, il cinema blandamente definito “fantastico” può offrire nuove prospettive, originali e penetranti per una diversa narrazione della nostra realtà. Rak e la Mad Entertainment hanno avuto coraggio. Scommettono sull’autenticità e non hanno paura di seguirne le piste in mari sconosciuti. E questo nonostante le difficoltà solo immaginabili di una produzione che sembra arrivare ai ferri corti nell’epilogo (un po’ troppo accelerato. Come se ad un certo punto, questa è l’impressione, fosse finita “la benzina”). Gatta Cenerentola mischia steampunk, “napoletanità”, noir poliziesco, musica, fiaba, fumetto, cinema, indagine sul reale. Quanti avrebbero alzato il sopracciglio nel vedere tutti questi ingredienti sul ricettario a tratti stantio del nostro immaginario narrativo?

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Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
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