Joni Mitchell

 In Approfondimento, Musica

di Alessandra Farro

Sentirsi liberi è una delle sensazioni più complicate da provare per l’animo umano. Gli artisti, quelli veri, ci riescono attraverso l’arte – qualsiasi forma d’arte –, che per loro rappresenta sia salvezza che dannazione. Joni Mitchell era indubbiamente un’artista, poliedrica e emozionante. Ha battuto i confini che la sua terra le aveva imposto, superato le possibilità consentitele dalla sua famiglia e immolato la sua anima all’unica fonte di libertà che la vita le aveva donato.
Joan Andersen – in arte Joni Mitchell – è una pittrice ancor prima di essere una  cantautrice, lei stessa tiene molto affinché venga così ricordata.
Il suo primo approccio con la musica arrivò non appena compì sette anni, con le lezioni di pianoforte. Smise in fretta, dopo meno di un anno, giacché l’insegnante non riteneva opportuno lei componesse sue melodie, piuttosto che seguire quelle di Schubart o di Mozart. Una polipolmonite la colpì a dodici anni, ma ne dirà che è stata fondamentale per la sua crescita artistica. Allo stesso modo parlerà dell’amicizia con il suo professore di inglese, Arthur Kratzman. Espose alcuni suoi dipinti in classe e il professore le disse: “Se sai dipingere con un pennello, sai anche dipingere con le parole”. Fu questa la frase che la spinse a scrivere poesie.
36, invece, furono i dollari necessari affinché cominciasse a comporre le prime canzoni, se ne servì per comprarsi un ukulele, le chitarre erano troppo costose.
Così la fautrice del cantautorato femminile cominciò a donare corpo e anima alle sue note interiori, plasmando pensieri e incorniciando emozioni.

Nei primi anni Joan Andersen – non ancora sotto il nome di Joni Mitchell – si esibì per feste private e piccoli locali canadesi. Iscritta alla scuola d’arte, l’abbandonò poco dopo, delusa dall’insegnamento scialbo e sterile. Si traferì a Toronto e nonostante la sua anima restasse indissolubilmente legata alla pittura, decise di dedicarsi alla sua carriera di cantautrice folk.
Joni-MitchellEppure, le gioie che avrebbe dovuto recarle il trasferimento non arrivarono. Anzi scoprì, suo malgrado, che per poter suonare nella maggior parte dei locali bisognava essere iscritti al sindacato dei musicisti. L’iscrizione e il conseguente tesserino non erano, però, alla portata dei musicisti di strada, non quelli che erano partiti soltanto con un ukulele e pochi vestiti.
Nel 1964 la sua vita subì cambiamenti fortissimi. Rimasta incinta di un ragazzo con cui aveva avuto una breve relazione al college, povera e in una città nuova, commessa in un supermarket. Fu quello il momento in cui incontrò Chuck Mitchell, che le dichiarò amore e le promise di riconoscere la bimba come sua. Poco dopo la nascita, si sposarono e trasferirono a Detroit, ma Chuck non mantenne la sua promessa e Joan – finalmente Joni Mitchell – diede in affidamento la figlia. Cominciarono a suonare in duo, conquistando la città. Probabilmente il fatto che Chuck fosse venuto meno ad una promessa, dopo neanche qualche settimana dal matrimonio, non aveva rappresentato un buon presupposto, tant’è che appena tre anni dopo, i due si separarono e Joni Mitchell partì alla volta di New York tentando (di nuovo) la fortuna da solista. E la fortuna arrivò assieme all’amore con David Crosby.
Song to a Seagull è stato il suo primo album, era il 1968.
Un anno dopo, oltre alla pubblicazione del suo secondo album, Clouds, arrivò pure il momento del più grande ritrovo hippie che la storia abbia mai avuto il piacere di ospitare. Oltre ogni previsione, Joni Mitchell non ne prese parte. La storia narra che fu il traffico a bloccarla, ancor peggio, a scoraggiarla. Nonostante possa assomigliare ad uno scherzo, si tratta della più cruda verità. Il giorno dopo Woodstock, doveva partecipare ad un importante programma televisivo e decise di restare a casa temendo di non riuscire a tornare in tempo (non so davvero dire cosa le sia saltato in testa, più provo a ragionarci su, più mi vien voglia di tirare un pugno allo schermo del computer).
Nonostante la sua presenza fu un fantasma all’evento, il pezzo che compose per l’occasione fu, ed è ancora, rappresentativo di quel giorno irripetibile, dal titolo –appunto – Woodstock.

I have come here to lose the smog / And I feel to be a cog in something turning
Well maybe it is just the time of year / Or maybe it’s the time of man
I don’t know who l am / But you know life is for learning / We are stardust
We are golden / And we’ve got to get ourselves / Back to the garden
[Tratto da Woodstock]

Joni Mitchell mentre suona il dulcimer

Joni Mitchell mentre suona il dulcimer

Joni Mitchell è stata la fautrice del cantautorato femminile. Per comprenderne la grandezza basti pensare che lei è stata in grado di tenere testa a Bob Dylan, il più grande cantautore dei Sessanta (minchia, Joni!). La sua voce vellutata, onirica, potente. Disegna colline con lunghe distese erbate e delle nuvole corpose, azzurre come il cielo.
Il suo album più conosciuto, in cui lei stessa afferma d’aver espresso la sua più profonda essenza, risale al 1971, Blue.
«In quel periodo della mia vita non avevo difese personali, dunque difficilmente troverete una nota di falsità in quell’album.»
Attraverso questo disco la cantautrice cercò di staccarsi da dosso l’immagine di icona hippie che l’era stata attribuita, si liberò dagli spettri della fama viaggiando per la Francia, per la Spagna e per la Grecia. Qui imparò a suonare il dulcimer – strumento a corde pizzicate tipicamente usato in Irlanda – di cui v’è ne traccia in California e Carey.
Ogni copertina dei suoi dischi è stata disegnata da lei.
Alla fine degli anni Settanta s’allontanò dal folk, lasciandosi ammaliare dal jazz. Ritornerà alla sua natura e ne resterà incollata fino ad oggi.

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Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
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