Jimmy’s hall

 In Cinema e Teatro

Alla fine della guerra civile irlandese del 1921, Jimmy Granton costruisce una semplice baracca, un luogo dove poter ballare, cantare, fare sport e discutere di poesia liberamente. Accusato di essere un comunista, dovrà però fuggire a New York. Tornato in patria, dopo dieci anni di esilio, spinto dalla gente del posto, Jimmy riaprirà di nuovo la sala. Sarà l’inizio di una dura battaglia per la libertà contro il volere di uno Stato ancora legato all’Inghilterra e di una Chiesa a dir poco opprimente.

78 anni e non sentirli: Ken Loach, nonostante l’età e le voci (immediatamente smentite) di un possibile ritiro dalla scena, non ha ancora abbandonato quella passione militante che permea tutti i suoi film. Il regista torna nella verde e tormentata Irlanda della prima metà del 900, ripercorrendo le reali vicende del socialista Jimmy Granton con un film che (strizzando l’occhio a A Quiet Man di John Ford) è quasi un sequel spirituale del bellissimo Il Vento che accarezza l’erba (ambientato durante la guerra d’indipendenza irlandese). Applaudito dalla critica allo scorso festival di Cannes, Jimmy’s Hall è un film tipicamente “Loachiano” nel quale le passioni travolgenti dei singoli si vanno ad intrecciare abilmente con la lotta di molti.

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Ken Loach crede profondamente nell’idea che la cultura, intesa nel suo senso più profondo ed autentico, possa essere una dirompente forza rivoluzionaria. Dal ballo alla lettura, ogni attività, condivisa e aperta, diventa un momento fondamentale per lo sviluppo del senso critico di un’intera comunità rurale, che nel ballare al ritmo del Jazz, ritrova una coesione perduta. Jimmy è il classico “eroe” della collettività presente nella filmografia di Loach: storie affollate da sognatori che spesso finiscono con il rimanere sconfitti da un mondo che sembra voler reprimere ogni loro fiamma di rivalsa.

In Jimmy’s Hall l’antagonista principale è sicuramente la Chiesa, che troppo spesso, per Loach, finisce con lo schierarsi con i poteri forti della politica e dell’economia. Ciò nonostante il credo di Jimmy sia fondato sull’idea della fratellanza, della solidarietà e dell’accettazione reciproca. Concetti teoricamente cristiani che vengono bollati di comunismo e per questo condannati da chi rischia di vedere nel cambiamento, solo una pericolosa forma di decadimento. Una trasformazione icasticamente rappresentata dalla nuova danza Jazz, che diventa quasi l’unico strumento per sfuggire alle convenzioni sociali. Nel racconto di Loach, nonostante l’innegabile orientamento politico, non c’è tuttavia faziosità: la maggior parte dei frequentatori della sala di Jimmy è composta da credenti, così come lo è, a suo modo, nella sua passione sociale, il protagonista. Le quattro spoglie pareti della sala, non sono infatti la trincea di una singola corrente di pensiero, piuttosto sono lo spazio franco nel quale potersi confrontare, scoprire il piacere dell’ibridazione (quella che il parroco locale definisce con disprezzo la “Los-angelizzazione” della musica e della danza) e ripensare, dal basso, ad una società più umana.

Aidan Gillen in a still from Ken Loach's Jimmy's Hall

In questo senso, le immagini di repertorio della Grande Depressione, all’inizio del film, assumono un significato ben preciso. Per Loach sono infatti chiare le similitudini tra le crisi del passato e quelle attuali, durante le quali i valori di solidarietà sociale vengono soffocati, con estrema facilità, dagli interessi cinici di una pseudo-realpolitik. Attraverso le parole di un appassionato socialista come Jimmy, il regista punta il dito contro chi ritiene responsabili di tutto ciò: gli speculatori di denaro e di paura, caldeggiati, in maniera più o meno consapevole, da chi fa dell’odio la propria bandiera senza tempo e colore.

Se Il Vento che accarezza l’erba mostrava un profondo pessimismo, sottolineando il tradimento insito nella guerra civile irlandese (e potenzialmente in ogni processo rivoluzionario come mostrato in Terra e Libertà), in Jimmy’s Hall sembra esserci spazio, nonostante l’amarezza per il falso progressismo di Éamon de Valera, anche per un sano ottimismo. Sebbene gli oppressori ed i fautori della paura e dell’ignoranza non mancheranno mai, fin quando ci saranno uomini come Jimmy e giovani pronti a coglierne i frutti (ed i passi di danza), non verranno mai realmente meno gli spazi vitali della libertà: e fin quando ci saranno autori come Ken Loach, coscientemente militanti e ancora pronti ad indignarsi, uno di questi spazi potrà essere sicuramente il cinema.

Jimmy's Hall, film

 

Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
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