Italians do it better nei Sessanta

 In Approfondimento, Musica

di Alessandra Farro

Due mercoledì fa abbiam preparato la nostra valigia blu cobalto, ricca di note musicali oltreoceano e francobolli dai colori tenui, per riportarla in patria e oggi, come promesso, ci torneremo. Devo esser sincera, io con la musica italiana ho un rapporto controverso, ancor di più con quella anni Sessanta. Per cui scrivere questo pezzo m’è costato giorni e giorni di documentazione, che mi hanno permesso di confermare quel che già credevo: a me la musica italiana femminile anni Sessanta non piace, fatta qualche eccezione. Mi sembrano tutte delle donnine dal sorriso posticcio, le cantati di quel tempo. Pronte a cotonarsi i capelli e apparire impeccabili casalinghe in carriera agli occhi delle telecamere.
Ciò detto, farò del mio meglio per essere obiettiva nella descrizione delle donne in musica made in Italy degli anni più hippie nella storia.

rita_pavoneHo deciso che per questa bella tappa del nostro tour partiremo dal nord Italia e man mano scenderemo sempre più al sud, così da fermarci sotto il rassicurante tepore di un sole bello pieno.
Nei Sessanta i vinili si restringono dai 33 ai 45 giri e l’eroina di questo nuovo formato è Rita Pavone, la più a nord di tutte, nata a Torino. Ci sono tante storie che ruotano attorno a questa allegra “Pel di carota”. Innanzitutto, però, dobbiamo concederci un momento di silenzio per la sua vocina acuta e dall’estensione canora incredibile. Ora proseguiamo con le storie: la più famosa (e surreale) è quella che la vede protagonista di un verso in un brano dei Pink Floyd (nientemeno!). Fonti (non) attendibili avrebbero difatti diffuso una versione (chiaramente alterata) del testo di Saint Tropez che reciterebbe : “I hear your soft voice calling to me / Making a date for Rita Pavone”, a questa bizzarra tesi è seguita la smentita che rivela la frase originale: “I hear your soft voice calling to me / Making a date for later by phone”. Rita Pavone, comunque, coi suoi occhi ammiccanti, le sue comparse televisive e la sua produzione illimitata di 45 giri, continua a sostenere che i Pink Floyd in realtà ce l’avevano proprio con lei. Vai, Rita, te la diamo buona per la simpatia!
Insuperabile nei suoi tormentoni ancora conosciuti la ricordiamo così, con due hit indecorosamente vintage (e spero che a tutti la seconda ricordi la stessa pubblicità a cui ho pensato):

Rita Pavone – Il Ballo del Mattone

Rita Pavone – Come Te Non C’è Nessuno

Mina

Bene, questa è fatta. Finalmente incontriamo una di quelle eccezioni che mi fan rabbrividire dal piacere: Mina. Originaria di Busto Arsizio, in Lombardia. Lei sì che è una delle donne che ricordo con infinito orgoglio. Con i suoi languidi occhi tempestati di nero, l’amore non è mai stato descritto più teneramente. A renderla unica nel panorama musicale mondiale (non so se mi spiego, mondiale) è la sua ecletticità, che le ha consentito di interpretare generi totalmente differenti tra loro senza mai sbagliare un colpo. Una voce dolce, calda, profonda, infinita. Sembra di respirarla quella malinconia romantica di cui canta con tanta intensità.
Nel 1963 fu protagonista di uno scandalo mica niente male. Aspettava un figlio da un uomo che non era per nulla suo marito, la tensione mediatica la fece andare un po’ su di giri, mettiamola così. Prese a indossare abiti succinti e a muoversi con pose definite al tempo “poco ortodosse”, insomma Mina si diede alla pazza gioia. Solo due anni prima Adriano Celentano – col quale ha collaborato innumerevoli volte –  aveva scosso il Festival di Sanremo mostrando il sedere durante l’esibizione di 24.000 Baci. Viene da chiedersi perché il mondo abbia deciso di privarci di tali prodezze, facendoci nascere con così tanto ritardo.
I suoi più grandi successi non si riducono alla scena italiana, ma vanno ben oltremanica, raggiungendo la Francia, la Spagna, il Giappone addirittura. Sarebbe impossibile ricordare tutti i suoi brani più importanti (e conosciuti), quindi vi lascio con quello che io più amo, sperando l’amiate anche voi come me (il 45 giri più venduto del 1960, scritto da Gino Paoli e arrangiato da Tony De Vita):

Mina – Il Cielo in una Stanza

Continuiamo con un altro mio amore, Ornella Vanoni. Il suo nome è pomposo come colei che lo indossa. È l’unica cantante italiana ad aver vinto il Premio Tenco come cantautrice fino ad adesso e questo basterebbe a spiegarne la grandezza, ma io ve la racconto lo stesso (almeno un po’). Se il genere della bossa nova non vi dice nulla, ascoltando la sua voce piena, carica, intensa e dolce, tremendamente dolce, vi sembrerà tutto più chiaro. Agli inizi della sua carriera venne definita “cantante intellettuale” per i suoi testi impegnati e per nulla omologati a quelli delle sue compagne d’avventure musicali.
Oh, lei ha collaborato con George Benson, Gil Evans e Herbie Hancock nel suo periodo jazz, tanta stima.
Ancora oggi mantiene i suoi capelli di un bell’arancio forte, nonostante le sue guance siano un po’ più gonfie del dovuto, ma a lei si perdona tutto.

Ornella Vanoni – Una Ragione in Più

Patty_Pravo

Grazie al cielo, la scansione territoriale mi porta al mio penultimo amore di quel periodo, Patty Pravo, originaria di Venezia. Mi ricordo che quando avevo quattordici anni conobbi una ragazza pugliese che impazziva per lei, dicendo che era la prima vera ribelle italiana. Io non capivo di cosa diamine stesse parlando. Poi son cresciuta e ci sono arrivata pure io. Nel 1966 è stata censurata dal Vaticano per il verso di uno dei suoi primi brani, Ragazzo Triste, e questo ha fatto si che diventasse un po’ il mio mito. La Bambola, inoltre, risulta tra le canzoni italiane più vendute all’estero, nella storia intendo.
La sua è una voce onirica, armoniosa, sensuale, evocativa e quindi è con questo pensiero che ho intenzione di salutarla:

Patty Pravo – Pensiero Stupendo

Nel 1964 troviamo una delle più giovani vincitrici del Festival di Sanremo, Gigliola Cinquetti, 16 anni. Non contenta, questa ragazza prodigio vinse lo stesso anno anche L’Eurofestival e il concorso “Voci Nuove” di Castrocaro, stabilendo un record assoluto. Nonostante ciò la canzone che vendette un milione di dischi fu Una Lacrima Sul Viso di Bobby Solo, ma Gigliola non serbò rancore per la faccenda.
Siccome ha inciso in più di otto lingue, è una delle cantanti italiane più conosciute all’estero (e magari noi in Italia a stento sappiamo chi è, io prima di questo articolo non lo sapevo onestamente).

Gigliola Cinquetti – Non Ho l’Età

caterina_caselli

Adesso proviamo con un indovinello: lei era bionda, s’era dipinta un fiore sulla guancia e portava i capelli corti, molto corti. Nessuna idea? Parliamo di Caterina Caselli, ricordata come il “Casco d’Oro” dei Sessanta.  Nel 1966 spopola la musica beat e lei sembra rendersene più che conto, tant’è che il suo taglio è in onore dei Beatles (della serie nulla vien mai lasciato al caso). Ad ogni modo, il suo successo arriva con una botta di fortuna (mettiamola così). Nessuno Mi Può Giudicare era il brano scelto per Adriano Celentano al Festival di Sanremo, ma lui lo scartò e andò alla nostra graziosa ragazzetta dal taglio stravagante, che proprio con quella canzone ottenne fama e gloria (tant’è che pure se non ci ricordiamo di lei, della canzone abbiamo un’idea ben precisa). Il brano conquista pure la Francia e la Spagna, come se dubbi ce ne fossero in proposito.

Caterina Caselli – Nessuno Mi Può Giudicare

 

mia_martini

Concludiamo il nostro viaggio, lasciando che i raggi del sole ci illuminino il volto. Arriviamo in Calabria, a Bagnara Calabra, per salutare Mimì, meglio conosciuta come Mia Martini. La sua voce graffiante, piena della nostalgia verso qualcosa di sconosciuto, trascinante rimanda facilmente alla sua sorella minore, Loredana Bertè. Donna tormentata, ma, come mi piace sempre ricordare, il tormento è una delle vie principali per l’arte. Occhi come grandi fari scintillanti, scuri e ombrosi. Un sorriso fiero e alto, che nascondeva perfettamente tutte le sue sofferenze.
Anche Mia Martini non scherzava in quanto a canzoni d’amore. Il suo più grande successo lo raggiunse negli anni Settanta, ma lei è nata qui, nei Sessanta ed è giusto che qui venga ricordata, lasciando che le sue parole emozionanti ci riempiano i polmoni, riscaldandoci un po’ l’anima.

Mia Martini – Almeno Tu Nell’Universo

Così, il nostro percorso negli anni Sessanta volge (realmente) al termine. Lasciamoci alle spalle il fenomeno hippie e il suo mondo colorato di rosa, di verde, di giallo, le sue droghe allucinogene e la nascita dei Beatles con Please Please Me. Salutiamo tutte le grandi donne incontrate e ricordate, da Nico a Joni Mitchell, da Joan Baez a Nina Simone e fermiamoci un attimo per sorridere a Janis Joplin, che graffia l’etere con la sua voce penetrante, profondamente femminile, aggressiva e pura come acqua di sorgente, coi suoi occhiali tondi, enormi, il suo viso giovane, già segnato dalla stanchezza del tempo, e le sue esibizioni da vertigine che influenzano le generazioni a seguire fino a raggiungerci (e giuro che questa è l’ultima volta che ne parlo).
Spero che il loro incommensurabile talento continui a pulsare vivo e immobile nel tempo. Noi tra due mercoledì cominciamo a parlare dei Settanta e fortunatamente il viaggio si riempie di nuove magnifiche note femminili.

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Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
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