Il Trono Di Spade, 5° stagione – Quanto pesano le differenze con il libro?

 In Approfondimento, Serie Tv

La quinta stagione del Trono Di Spade (Game of Thrones), la serie tv scritta da Benioff e Weiss e tratta dalla saga “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” di George Martin, è ormai giunta oltre la metà del suo percorso (lo scorso lunedì è andata in onda la sesta puntata), permettendoci così di cominciare a tirare qualche somma.

Indubbiamente, quest’ultima stagione è stata quella che ha fatto parlare di sé più di ogni altra; se non altro per lo scalpore destato dal leak dei primi quattro episodi avvenuto il giorno del suo debutto. Il popolo degli spettatori si è così diviso in due, tra quelli che non hanno saputo resistere alla tentazione della maratona e i coraggiosi lungimiranti che hanno preferito sfidare gli spoiler per non guastarsi il piacere di centellinare gli episodi settimana dopo settimana.

Fortunatamente nonostante ciò il primo episodio, intitolato “The Wars to Come” è riuscito comunque a segnare un nuovo record di ascolti, con circa 8 milioni di spettatori, battendo anche la première della scorsa stagione e risultando l’episodio del Trono di Spade più visto in assoluto.

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Ma il reale motivo per cui di quest’ultima stagione si sta discutendo è un altro, ossia le profonde differenze tra gli avvenimenti della serie e quelli dei libri.

Da che mondo è mondo, nulla è più difficile che trasporre sullo schermo una storia scritta in modo soddisfacente per i lettori; soprattutto quando si tratta di saghe nei confronti delle quali è facile sviluppare una sorta di legame profondo. Certo, alcune modifiche si rendono necessarie e ciò non preclude la buona riuscita del prodotto (valga per tutti l’esempio del Signore degli Anelli), eppure in questo caso c’è qualcosa di più.

Sin dalla prima stagione i lettori della saga hanno dovuto sopportare modifiche più o meno rilevanti alla storia originale, ma comunque accettabili, se contestualizzate nell’ambito di una serie tv. È chiaro, non trattandosi di un libro è molto più difficile (se non impossibile) rendere pensieri, emozioni, spiegazioni che rendono necessari dialoghi didascalici e talvolta irrealistici e banali. Ma insomma, questo è il prezzo da pagare nel passaggio dalla carta stampata allo schermo, e non c’è granché da stupirsi.
Abbiamo accettato l’inesistenza dei Greyjoy, a malincuore e nella vana speranza che prima o poi sarebbero comparsi, rendendoci conto che sarebbe stato un filone narrativo ulteriore probabilmente troppo complicato da realizzare e da seguire.
Abbiamo visto personaggi essere fusi in uno solo (come nel caso di Gendry ed Edric Storm, o del povero ser Wyman Manderly), per facilitare la comprensione al telespettatore, che sarebbe impazzito tra mille volti e nomi da ricordare.
La lista potrebbe continuare, ma dopo quello che Benioff e Weiss stanno facendo alla saga di Martin in quest’ultima stagione, le modifiche apportate fino ad ora appaiono delle inezie.

Premetto, non condanno la diversificazione in sé. Anzi, nel momento in cui serie e libri per alcune delle storylines sono arrivati allo stesso punto, una scelta del genere può quasi apparire come un riguardo nei confronti dei lettori, che dopo più di 4000 pagine lette hanno il diritto di non vedersi spoilerare il seguito dalla saga nei minimi particolari.

Ciò che condanno è il come. L’impressione che viene guardando la quinta stagione è che i produttori non abbiano saputo gestire delle storyline troppo complesse ed intricate tra loro, dovendo fare i conti con tutto ciò che è stato eliminato in precedenza.

Si può parlare di Brienne, che nel giro di due giorni incontra sia Arya che Sansa, come se invece che a Westeros fossero in un paesino di tremila abitanti. O della follia di Ditocorto che dopo aver fatto tanto per far fuggire Sansa da Approdo del Re la lascia nelle mani dei Bolton come se la cosa non lo riguardasse minimamente e poi va a riferire tutto a Cersei (anche in questo caso unendo i personaggi di Sansa e Jeyne Poole, e togliendo qualunque base logica al piano di Ditocorto). O ancora, della totale inutilità dell’inserimento dell’assurda lovestory tra Missandei e Verme Grigio, più banale e priva di senso della storia tra Tauriel e Kili in lo Hobbit (anche se probabilmente volevano inserire qualcosa di pseudo interessante in una storia che sta diventando più noiosa di un documentario sui francobolli). E ancora, la superficialità con cui viene trattato il personaggio di Cersei, l’inutile taglio di metà della profezia di Maggy la Rana, che con 30 secondi di riprese in più avrebbe potuto spiegare molto meglio tanti dei comportamenti della regina reggente, o la totale assenza di una reale motivazione dell’arresto di Loras e Margaery, quasi fosse una cosa raffazzonata e messa lì perché non si sapeva come fare altrimenti.

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Ma il colpo di grazia è Dorne. L’abbiamo aspettata con ansia, carichi di aspettative, quasi potesse compensare la totale assenza di Pyke, invece l’abbiamo vista letteralmente distruggere da una storyline insensata e una recitazione di infimo livello. Per un attimo si poteva pensare che l’allegra scampagnata di Jaime e Bronn fosse un disastro. Insomma, è un po’ difficile giustificare il senso di due cavalieri (di cui uno senza la mano della spada) che partono in solitaria, senza un piano, per andare a salvare la principessa Myrcella (che a quanto pare nel frattempo sta vivendo una puntata di un teen drama americano). Si poteva pensare che il peggio si fosse raggiunto quando i due simpatici eroi, non si sa come, da soli sconfiggono un’intera truppa di soldati dorniani (famosi in tutto il continente occidentale per la loro abilità nel combattimento), e riescono a entrare ai Giardini dell’Acqua senza alcuna difficoltà.

Ma tutto questo è niente rispetto allo scempio che sono le serpi delle sabbie. Si poteva forse accettare l’incorporazione di Arianne Martell in Ellaria Sand, pur con la consapevolezza di aver perso un grande personaggio. Si poteva anche accettare il fatto che Doran Martell sia stato reso un personaggio inutile, che dall’inizio della stagione forse ha detto tre parole. Ma per le serpi delle sabbie non ci sono parole. L’impressione nel guardarle è di star vedendo un remake di Xena la principessa guerriera, in versione trash. I dialoghi sono talmente allucinanti che risulterebbero poco credibili pronunciati da chiunque, uniti alle pessime capacità recitative delle attrici hanno un effetto disastroso.

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Un pollice in su invece va ad Arya, che nonostante viva una storyline isolata dagli altri personaggi riesce comunque a portare avanti molto bene la sua storia (e Jaqen non dispiace affatto), ed a Jon Snow e Stannis, a mio avviso uno dei filoni più interessanti dell’intera serie (considerando anche che dalla prima stagione Kit Harington ha fatto grandi progressi come attore).

Bene anche Tyrion e ser Jorah. Nel loro caso la storyline è stata pesantemente tagliata rispetto ai libri, ma a parte un elemento (e chi dovrà capire capirà) è facile comprendere che era una storia che non poteva essere tirata troppo per le lunghe, e ciò che poteva essere tagliato doveva esserlo. Belli i dialoghi e le interazioni tra i due, e soprattutto Peter Dinklage fa sempre la sua gran figura.

Infine, una nota di merito enorme ad Alfie Allen (Theon Greyjoy), senza dubbio uno degli attori più validi di tutta la serie. E’ riuscito a rendere meravigliosa la scena di chiusura di quest’ultima puntata, pur dovendo compensare la recitazione non proprio brillante di Sophie Turner (Sansa Stark) e Iwan Rheon (Ramsay Bolton).

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Concludendo, ormai siamo giunti alla sesta puntata e questa quinta stagione del Trono di Spade si è rivelata decisamente al di sotto delle aspettative. Prescindendo dalla gestione delle singole storyline, se si fanno salve poche scene, la metà delle puntate sono state estremamente piatte, prive di coinvolgimento; e considerando che mancano soli 4 episodi al finale di stagione si direbbe che di tempo per dare una sferzata ne è rimasto poco. Non resta che attendere la fine e stare a vedere per rimandare il verdetto.

Giorgia Iurza

Giorgia Iurza

Nata a Napoli nel 1993, studio giurisprudenza. Nel tempo libero mi nutro di libri, musica e trash di livello. Ho uno strano senso dell'umorismo.
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