“Il Segreto” di Cyop&Kaf

 In Approfondimento, arte, Cinema e Teatro

di Alessandra Farro

Accanto alla magica tradizione del natale, (il gaudente cenone della Vigilia, il ricco pranzo del 25, il sacro momento dello scambio dei regali, su cui si contrappongono due scuole di pensiero – chi sostiene fervidamente che lo scarto debba avvenire il 24 a mezzanotte e chi, invece, conviene sia più opportuno avvenga la mattina del 25), ne esiste un’altra nell’antico folklore napoletano, che non ha nulla a che fare col presepio. È una tradizione antichissima, che si tramanda da generazione in generazione e che vede nel natale soltanto un punto iniziale, un segnale anzi, che il fuoco sta arrivando, il fuoco di Sant’Antonio.
imageQuello di cui voglio parlare è dell’accezione moderna della celebrazione nel napoletano, ma, com’è noto, perché la contemporaneità trovi un senso bisogna necessariamente partire dalle sue origini.
Sant’Antonio è stato eremita e taumaturgo. Conosciuto come il protettore degli animali, la sua festa cade il 17 gennaio e leggenda vuole che abbia acceso il suo bastone col fuoco dell’inferno per redimere l’anima dei morti in quel giorno. La Chiesa di Sant’Antonio Abate si trova in via Foria, la sua storia, nonostante il valore artistico, è avvolta da un bizzarro mistero. Proprio per colmare questo inspiegabile vuoto, Benedetto Croce ne scrive sulla rivista culturale “Napoli Nobilissima” nel 1905, quando la chiesa è già in piedi da secoli. Croce ne descrive gli esterni e gli interni, composti, oltre che dal luogo di culto, da un convento e da un ospedale, le cui cure erano riservate alle persone affette dal morbo del “fuoco sacro”, anche conosciuto come “fuoco di Sant’Antonio”. I malati venivano cosparsi con unguenti ricavati dal grasso del maiale, affinché i bruciori provocati dalla malattia fossero alleviati.

imagePer quanto la storia della struttura sia affascinante, non è nulla a confronto con quella popolare. Da secoli in occasione della celebrazione del Santo, il 17 gennaio per l’appunto, è usanza appiccare un fuoco, perché possa purificare e fecondare i raccolti e il bestiame, allontanare il malocchio, i demoni e inaugurare il passaggio dall’inverno alla prossima primavera. Le ceneri del falò, un tempo, venivano raccolte nei bracieri casalinghi per riscaldare la casa e asciugare i panni umidi. Oggi questa tradizione viene ancora onorata. Certo, non ci sono né bestiame né raccolti da proteggere, ma vuoi mettere con l’essere autorizzati ad appiccare un fuoco enorme in piena città? Questo perché anticamente il fuoco veniva acceso in piazza e bisognava fosse alto il più possibile e ancora oggi in alcune province (Sant’Anastasia, Pomigliano d’Arco, Marigliano e Massa di Somma) i “fucarazzi” vengono alimentati dalla popolazione. Allo stesso modo, anche i Quartieri Spagnoli contribuiscono a tenere viva la tradizione, trasformandola in una sfida a cui solo i ragazzini possono partecipare.

Chi racconta egregiamente le gesta dei ragazzini dei Quartieri sono Cyop&Kaf (chi potrebbe, se non loro?). Breve excursus per i finti napoletani che ignorano l’esistenza di questi artisti: quando camminate per strada, qualsiasi strada su suolo partenopeo (adesso pure in Spagna e a Taranto, ma questa è un’altra storia), concentratevi sui contorni, sui muri sbeccati, sui colori, li vedete quel rosso, quel nero e quel blu? Vi siete accorti delle figure, di quelle anime statiche che respirano attraverso i vostri (nostri) occhi? Questo è un buon inizio. Informano Napoli senza censura con il giornale bimensile Napoli Monitor, sempre attivo in rete. Il loro laboratorio risiede nei Quartieri, lì dove sono radicate le loro radici. Ci sarebbe anche da capire cos’è il Quore Spinato, ma per il momento basti sapere che lo calpestiamo ogni giorno della nostra vita.
imageI due street artist hanno girato un film-documentario, “Il Segreto” (2013), prodotto da Parallelo 41, Napoli Monitor, Quore Spinato, Antonella Di Nocera e Daria D’Antonio, che racconta i retroscena e le regole di questa incredibile pratica. Rimarrete impressionati nello scoprire cosa accade proprio sotto i nostri occhi nel cuore delle zone più rinomate della città. Alberi nascosti tra le impalcature dei palazzi, patti sulla cessione dell’ambita pianta non appena le feste volgano a termine e le battaglie da affrontare affinché l’atto sia compiuto, lottando contro gli adulti e le istituzioni in un gioco che non è tanto innocente quanto si possa immaginare (i ragazzini sanno bene cosa sia una molotov e come usarla).
Il Segreto, da cui il film prende il titolo, è il luogo in cui l’incendio viene appiccato, “o’ segret” non deve essere conosciuto e bisogna stare ben attenti affinché nessuno lo scopra. Ma è anche il nascondiglio, o meglio i nascondigli di cui si servono i ragazzini per celare gli abeti fino al momento del falò.

"Nel cassetto i sogni fanno la muffa!"

“Nel cassetto i sogni fanno la muffa!”

La raccolta avviene nei quindici giorni precedenti alla festa e impegna i ragazzini in corse matte, inseguimenti che coinvolgono tutta la città. A me è capitato di incontrarne un gruppo che correva salendo Mezzocannone trascinandosi un albero di considerevoli proporzioni, ma spesso viaggiano in motorino, portandosi gli abeti a mo’ di coda, penzoloni, e lasciando una scia di terra al loro cammino. Non è chiaro quando le fiamme comincino a riscaldare l’aria, né come facciano i ragazzini di un quartiere a sapere quanti alberi abbiano bruciato quelli del quartiere opposto, ma resta il fatto che la faccenda viene presa molto seriamente, i bambini si animano, marinano la scuola alla ricerca del maggior numero di alberi secchi, pronti ad essere incendiati. Passano le nottate svegli a controllare che Il Segreto resti al sicuro. Combattono contro gli adulti che protestano per gli schiamazzi, contro le istituzioni che tentano di fermarli per il pericolo del fuoco acceso tra i palazzi, contro le altre bande per assicurarsi di detenere il numero di alberi maggiore. Gli adulti si dividono in due categorie: quelli che ricordano il tempo dei propri fuochi e quelli che tentano (invano) che di fuochi non ve ne siano più, in una guerriglia surreale. Da un lato le forze dell’ordine impegnate affinché i gruppi di ragazzini sgomberino un cantiere pieno di abeti e dall’altro i gruppi di ragazzini, ligi al dovere e mossi dall’onore, impegnati affinché quel fuoco non si spenga.

imageIl documentario di Cyop&Kaf svela un lato di Napoli segreto, in cui vigono regole che ignoriamo, che ancora vengono tramandate da generazione in generazione, perché la tradizione continui a vivere tra le vene, le arterie, i capillari della città. Attraverso la loro opera una serie infinita di realtà cittadine vengono riprodotte sul grande schermo, consentendoci di vedere e osservare il cuore pulsante della città di Parthenope. La passione per Napoli e le difficoltà viscerali di Napoli (mai frase fu tanto banale e vera allo stesso modo) si avviluppano strettamente a quel modo surreale di stare al mondo che ha trovato nella nostra città la propria culla.
Non a caso, il film è vincitore del concorso internazionale del Cinema du Réel “Joris Ivens” per la migliore opera prima e del premio “Terra di Cinema” del festival italiano di Tremblay en France nella sezione documentari.
Si dice che quest’anno ci sia stato un fuoco che contava quattrocento abeti, ben custoditi in fondo ai “pozzi” fino al 17 gennaio, che Il Segreto sia cambiato e che il fuoco non sia finito (ma si dice anche che i ragazzini tendano ad accrescere le loro conquiste).
Adesso che conoscete la storia, capirete l’importanza che ha per i ragazzini dei Quartieri accaparrarsi il maestoso albero di natale in Galleria, chi lo cattura è decisamente il re dei fuochi ed è decisamente più vicino alla vittoria rispetto ai rivali. Magari il prossimo anno potreste pensare di lasciare il vostro albero fuori la porta, evitandogli di rovistare nella spazzatura (lo fanno, sul serio).

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Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
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