Il Racconto dei Racconti – Recensione

 In Cinema e Teatro

Nella prima scena di Gomorra, una carrozza con cocchio e cavalli portava una sposa ad un ristorante, in una grottesca ambientazione fiabesca che turbava lo spettatore; in Reality il protagonista cercava in tutti modi di entrare nella Casa del Grande Fratello, un reame magico che finiva per inghiottirlo, tagliandolo fuori dalla realtà.

Matteo Garrone

Matteo Garrone

Dai suoi primi film (come nel suo esperimento horror, l’Imbalsamatore) fino ai suoi ultimi successi, Garrone ha sempre voluto dare un tocco magico, una patina di trasognata irrealtà alle sue storie. E nel Racconto dei Racconti trova finalmente pane per i suoi denti, affrontando l’opera di Basile che è stata definita da molti come la miniera dalla quale i fratelli Grimm, Perrault ed altri attinsero liberamente le loro storie.

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Garrone seleziona 3 di questi racconti, immaginandoli come ambientati in 3 regni vicini. Le vicende si aprono con il sordo desiderio di una regina che vuole avere un figlio e l’avvertimento di uno stregone: nascita e morte sono due aspetti della stessa cosa, se si vuole l’una bisognerà prepararsi anche all’altra. Tutto il film viene percorso da queste due forze, destinate ad incontrarsi e a scontrarsi nelle storie di tutti i protagonisti. Ma se volete sapere di più riguardo all’opera di Basile e alle storie selezionale leggete l’approfondimento che abbiamo preparato proprio qualche giorno fa.

Il film di Garrone si apre in un borgo senza tempo, con un sole che illumina ogni cosa, emerso come da un sogno del meridione. Un’atmosfera che ricorda quelle di C’era una Volta di Francesco Rosi. Si ha la sensazione che la scelta dei luoghi risponda ad una necessità ben precisa: riavvicinare il patrimonio di Basile al suo mondo d’origine senza però fargli perdere un alone di “indefinita ed arcaica universalità”.

Nel comporre le immagini Garrone fa riemergere, inoltre, la sua vena da pittore, prendendo spunto dai Capricci del Goya (come da lui stesso affermato) e allo stesso tempo regalandoci squarci degni di un Preraffaellita inglese. Anche la necessaria scelta linguistica dell’inglese (dettata dalla produzione internazionale) coopera con gli altri elementi, facendo emergere una tensione che sembra voler unire elementi dell’immaginario del mondo anglosassone con quelli del nostro mediterraneo. Garrone, nonostante la chiara importanza di questa operazione, sceglie tuttavia un approccio essenziale e realistico, quasi modesto. Non c’è nulla della sovrabbondanza e dell’artificio che accompagna ormai per definizione ogni moderno rifacimento fiabesco. Le stesse creature mostruose che compaiono nel film,ben poche volte cedono alle lusinghe della computer grafica mantenendo una loro concretezza, una fisicità visivamente percepibile. Questo grazie anche al tocco magico della fotografia di Peter Suschitzky che ha lavorato con Cronenberg ne “Il pasto nudo”.

L’aspetto “cronenberghiano” ci porta forse al cuore di il Racconto dei Racconti: l’elemento di cruciale importanza della mostruosità. Mostruosità e trasformazione sono le parole chiave di tutto il film.

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I personaggi sono chiamati ad una serie di scelte: ad assistere o a sottoporsi a rischiose trasformazioni che amplificano i loro vizi e le loro virtù determinandone il successo o la disfatta. Il confronto con la mostruosità, con la bestialità e la violenza costituisce un momento di rituale necessità che distrugge piani ed incrina gli egoismi, scatenando forze non sempre spiegabili o moralmente identificabili. Il film di Garrone recupera un incanto indecifrato che ha l’odore metallico di un crudo racconto antico.

È una sapiente risposta alla saturazione Hollywoodiana. Rinunciando a qualsiasi tentativo di modernizzazione, di “psicanalisi” e di forzata attualizzazione, Garrone restituisce ad un patrimonio collettivo coordinate geografiche, culturali ed emotive più autentiche ed essenziali.

Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
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