Il Monte Somma: trekking nella Valle dell’Inferno

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Non ci sono più scuse, l’inverno e la pigrizia sono (quasi) un capitolo chiuso, salutate le pantofole di pelo, il pile e le coperte. E’ il momento di respirare aria pulita, rimettere in moto i muscoli. Stressati, ansiogeni, depressi e ossessionati dai chili in più, è arrivata l’ora del trekking. Ecco che così qualche settimana fa, trasportato dalla buona volontà di un amico, decido di mettere gli scarponi da trekking. 
La sveglia suona presto, ma l’aria che si respira e le luci del mattino non mi fanno rimpiangere cuscino e letto. La nostra esplorazione inizia 4 km dopo il centro di Ottaviano in provincia di Napoli, ad aspettarci molti tornanti asfaltati prima che i nostri scarponi calpestino terra ed erba. Il percorso che intraprendiamo ha un nome confortante e stimolante Valley of hell: la valle dell’inferno. Cinque ore di camminata tra salite che spezzano il fiato e panorami strabilianti. La bellezza del Monte Somma non ha eguali. Per chi non lo sapesse: il nostro amato Vesuvio nasce dal Monte Somma, finchè l’eruzione del 79’ ne determinò la scissione.

Ma la storia passata vi annoia lo so, quindi agganciamoci alla storia recente. Ricordate gli incendi dolosi nel parco nazionale del Vesuvio del 2017? Come dimenticare quando percorrendo il corso vittorio Emanuele sembrava di vedere il nostro vulcano eruttare?! In realtà quelle fiamme erano il risultato di azioni spregevoli. La mano criminale dell’uomo mossa da interessi economici non solo contro la nostra terra bensì a svantaggio della natura in generale.

Man mano che salivo verso la cima, il sole illuminava il golfo e le case sottostanti, il paradiso azzurro in lontananza e l’inferno nero carbonizzato attorno a me. Alberi bruciati, cespugli senza vita. Flora e fauna sacrificata da ‘na manic e fetient, tanto per citare una nostra canzone popolare.

Nonostante ciò il cammino regala forti emozioni, i segni che la lava ha lasciato nel terreno sono impressionanti; ovviamente come ogni metafora di vita: l’ultima salita prima della vetta è la più ardua.

Gli scarponi non trovano attrito nel terreno che oramai è sempre più sabbia lavica. Il percorso si stringe con piccoli strapiombi sia a destra che a sinistra, l’adrenalina è il prezzo di un biglietto che non ha costo. Arrivati in cima i raggi del sole forte asciugano il sudore, difronte a me sua maestà il Vesuvio. Con una visuale che solo dal monte Somma è possibile apprezzare. Il cono del Vulcano è uno spettacolo, lì dove neanche il potere della scrittura può descrivere, questo percorso è un’esperienza da vivere piuttosto che leggere.

La discesa che ci porta al tanto atteso momento di relax, la percorriamo correndo come se fossimo in un film di fantascienza, grazie alla forza di gravità, in discesa i nostri piedi velocissimi scendono la duna di sabbia vulcanica, il divertimento è assicurato. In un paesaggio quasi lunare, in un bosco di latifoglie con il Vesuvio che ci fa ombra, ci godiamo il nostro meritato pic nic.

La bellezza di questo territorio non ha parole per essere descritto, ahimè però non si trovano parole neanche per la quantità di plastica che abbiamo incontrato durante il cammino, oltre alla triste vista di alberi bruciati. Se il nostro sentimento di appartenenza fosse mosso dall’azione e non solo dalle parole, potremmo allora cantare consapevoli: “difendo la città”. 

Se vuoi saperne di più, seguimi sul mio sito:  https://www.fusiontravel.info/

 

 

 

Francesco Fusi
Sono nato a Napoli ed anche se odio tanti aspetti della mia città la difendo a spada tratta; laureato in lingue all'Università Orientale di Napoli, dopo tre mesi in giro per l'America latina sono tornato dietro lo schermo di un computer, bramando la prossima esperienza zaino in spalla!! Lo yoga mi salva nei periodi di nevrosi. Il viaggio come medicina dell'anima.
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