Il metodo Kominsky la guida alla sopravvivenza di Chuck Lorre

 In Serie Tv

I premi oscar Michael Douglas e Alan Arkin e il pluripremiato Chuck Lorre, creatore ideatore e produttore, rappresentano già sulla carta una formula vincente per Il metodo Kominsky.
La sitcom, pubblicata a livello internazionale su Netflix il 16 Novembre, riesce ad accattivare, divertire e alleggerire lo spettatore pur affrontando temi profondi, o meglio esistenziali. Sandy Kominsky (Michael Douglas), protagonista di Il metodo Kominsky, è un uomo di circa settant’anni che, dopo una breve carriera da attore, si è affermato come insegnante di recitazione e si destreggia con grinta e abilità tra le lezioni, la sua vita privata incasinata e il bisogno di lasciare il segno. Il rifiuto e la paura di fare i conti con l’età che avanza e la caducità della vita si sgretolano di fronte alla malattia e alla morte di Eileen (Susan Sullivan), moglie del suo agente e migliore amico Norman (Alan Arkin). La trama di Il metodo Kominsky e gli eventi fanno comunque solo da sfondo alla sceneggiatura che la fa da padrona. Ciò che più spicca e colpisce è l’atteggiamento verso la morte e il dolore imprescindibile dell’umanità: è quasi filosofico, vacilla tra la rassegnazione e la speranza, ma rimane sempre intenso, vero e profondo, con una comicità che spezza il pathos all’improvviso. In concomitanza viaggia una riflessione dura, cruda e a tratti irriverente della vecchiaia e della decadenza fisica.
Il rapporto schietto e il sostegno reciproco dei due anziani è il punto focale di Il metodo Kominsky. I dialoghi della coppia sono ricchi, interessanti, intelligenti e versatili. Si passa dagli infiniti rimandi ad Hollywood, alla presenza di vip che interpretano se stessi (come Jay Leno, Patty LaBelle e Eddie Money), per poi arrivare ad alcuni commenti e citazioni autoreferenziali, tanto da poter azzardare la definizione di meta-sitcom. Infatti, Chuck Lorre, che è anche lo sceneggiatore, critica il genere e perfino se stesso, attraverso uno dei suoi lavori più amati e di successo quale The big bang theory, da cui si distanzia per creare qualcosa di nuovo e spumeggiante.


In Il metodo Kominsky affiorano anche argomenti di modernità che vengono trattati con una leggera ironia e un diffidente scetticismo: i due uomini si sentono di un altro tempo e tentano di adattarsi a facetime, skype, ma sono guardinghi nei confronti dei nuovi metodi di mercato, come il bitcoin, e dell’assenza di comunicazione e di dialogo.
Inutile dire che il cast è straordinario e affiatato: i due mostri sacri di Hollywood conducono il gioco e sono pronti a non prendersi troppo sul serio, seguii a ruota dagli altri interpreti, come le ancora non citate Sarah Baker e Lisa Edelstein che impersonano Mindy e Phoebe, le rispettive figlie di Sandy e Norman. I soli 8 episodi da circa trenta minuti sono stato un ottimo banco di prova che naturalmente speriamo proseguano in una seconda stagione, ma che, anche se rimanessero un unicum, sarebbero una piccola perla da godersi in binge whatching in qualsiasi momento.
Resta solo da chiarire allora qual è il metodo Kominsky del titolo? Si tratta dei consigli di un uomo che magari non ce l’ha fatta a diventare un grande attore, ma che ha mantenuto sempre integrità e passione e ha intrapreso la strada dell’insegnamento con determinazione, trasmettendo la fatica e il sogno, la concretezza e l’idealismo, la fiducia in se stessi e l’umiltà.
Sandy non è certo un superuomo, visti gli innumerevoli difetti e i disastrosi guai che riesce a combinare, ma la sua forza sta nell’essere in continua ricerca e nel mettersi costantemente in discussione. Il suo metodo insegna che non è mai troppo tardi per migliorarsi e sfidare i propri limiti: non consiste solo in uno strumento per la recitazione, ma è una vera e propria guida alla sopravvivenza, in chiave insolitamente ironica.

Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in lettere moderne, ora studia filologia moderna. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.
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