Ho riempito l’ultimo scaffale libero della mia Billy con la piccola collezione di graphic reportage (li chiamo così per distinguerli dalle novel, le quali a mio avviso alludono più alla fiction che a una storia raccontata in termini giornalistici). Mi ricordo che il primo mi era capitato per caso fra le mani, ora invece li cerco in ogni libreria in cui metto piede, puntualmente non riesco a trovarli, e mi dico che sono poco conosciute, poco lette, per questo è necessario parlarne e scriverne sempre di più – svuoterò il salvadanaio per una nuova libreria. Sono letture che mi divertono e avvalorano ogni volta l’idea che si può fare giornalismo anche in modo meno convenzionale, e soprattutto che il giornalismo ha la capacità di reinventarsi, la voglia di sperimentare, la curiosità verso il nuovo e il diverso.

Non ho dubbi nell’includere Il Fotografo in questa categoria di graphic reportage. Si tratta di una graphic successiva a un’esperienza lavorativa del celebre fotoreporter Didier Lefèvre risalente al 1986, quando compì un viaggio di tre mesi nei territori afghani al seguito della spedizione umanitaria di MSF. Lo scopo del viaggio consisteva nel documentare attraverso la lente di una macchina fotografica le condizioni di lavoro del personale volontario e contribuire alla testimonianza sui disastri del conflitto russo-afghano.

Passa poco prima che lo stupore e poi l’innamoramento per l’Afghanistan travolgano Didier e diventino le motivazioni trainanti il cammino, che si stava rivelando più difficile del previsto. A includerlo nel progetto era stata Juliette Fournot, meglio conosciuta dagli afghani come Jamila e responsabile di MSF in quei territori, che aveva notato alcuni suoi scatti durante un viaggio in Eritrea e gli aveva proposto di documentare l’Afghanistan. Il risultato sono quattromila cliché in bianco e nero, di cui solo sei videro la carta stampata sul quotidiano Libération nel 1986. Fortunatamente però sfogliando ora Il Fotografo se ne possono trovare molte di più, perché nel racconto si alternano immagini fotografiche e disegni – un unicum nel panorama grafico reportagistico.

Quella che Didier racconta con le immagini e insieme le parole è un’avventura che mette a dura prova i suoi nervi e la sua forza fisica, abbatte pregiudizi, e alimenta ardentemente il fuoco della sua passione per il reportage – Lefèvre tornerà altre sette volte in Afghanistan fino al 2006. Emmanuel Guilbert, disegnatore e amico del protagonista, ha avuto la bravura di trasmettere questo messaggio fra le poche righe che una nuvoletta può ospitare ricostruendo emotivamente attraverso il segno ciò che l’amico catturava con gli occhi, ha saputo guardare dentro a uno sguardo offrendo al lettore una testimonianza cruda di cosa significhi fare i conti con la guerra.

Un libro avvincente e sempre attuale, un manuale da adottare nelle scuole di giornalismo e fotografia, “Il Fotografo”, per dirlo con le parole di Adriano Sofri autore della prefazione, “è proprio un’opera straordinaria – monumentale direi, se la parola non implicasse una solennità retorica che qui è sventata da una bella leggerezza”.

Valutazione dell'autore
Giulia Mele

Giulia Mele

In un momento imprecisato di un giorno qualunque mi è capitato di innamorarmi follemente delle parole. Da Tucidide a Capote, faccio delle storie immaginarie e di quelle suoi giornali il mio pane quotidiano, alternando la lettura alla scrittura. Passerei la vita con lo zaino da viaggio in spalla, ma al momento vivo a Londra (e sì, ho la moka nella mia credenza).