I Pennelli di Vermeer e il Meeting del Mare 2014 – INTERVISTA VIDEO

 In Interviste, Interviste, Musica

di Alessandra Farro

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A maggio, armata di buona volontà e telecamera d’ottima annata, sono partita alla volta di Marina di Camerota. Dopo aver sbagliato una quindicina di strade e aver confermato la mia miopia galoppante, sono giunta alla felice meta al crepuscolo. Il mio obiettivo era incontrare un gruppo, di cui avevo sentito parlare, con molta esperienza alle spalle e che si approccia alla musica attraverso metodi non convenzionali, i Pennelli di Vermeer, che quella sera avrebbero suonato prima di Franco Battiato.

Soltanto ascoltarne il nome, stuzzica inevitabilmente la curiosità – e grazie al cielo io sono riuscita a soddisfare la mia sete di conoscenza durante l’intervista – e a vederli sul palco non si può fare a meno che esserne attratti. Una donna fasciata in un tubino rosso, dai capelli corti e i guanti in pelle nera lunghi fino alla spalle, un uomo in impermeabile e cappello da detective (il fondatore del gruppo, Pasquale Sorrentino), altri due in giacca di pelle e occhiali da sole, uno in gilet e camicia e l’altro in giacca e papillon coordinato. Questa è la loro presentazione e diventa chiaro che non ci si trova di fronte a un gruppo come tanti.

Difficile dimenticarmi della prima canzone che suonarono, Bruco di Gomma. Ironica, spigliata, sottile, melodiosa. Mi era entrata in testa e non se ne voleva andare per tutta la notte. Il loro stile è definito dal loro particolare rapporto con il palco. I Pennelli di Vermeer non sono soltanto musicisti, ma anche teatranti e questa caratteristica salta immediatamente all’occhio guardandoli sul palcoscenico. La loro è una performance a trecentosettanta gradi, completa. A partire dai vestiti e dagli accessori studiati, fino ad arrivare alla danza, quel leggero ondeggiare delle braccia della cantante, Stefania Aprea, il dondolio degli altri membri della band, tutti a seguire quel tempo scandito dalle loro stesse mani.

Nascono dal teatro-canzone e il loro genere viene definito “Opera rock”. La commistione più importante tra musica e teatro da loro realizzata è stata La Sacra Famiglia, una tragicommedia musicale in tre atti e 17 brani, risalente al 2009. Portata in scena al Teatro Nuovo di Napoli ha consentito alla band di vincere il Premio SIAE Sergio Endrigo al Biella Festival.

Il 6 giugno, dopo anni d’attesa, è uscito il loro nuovo album, NoiaNoir, per la Marotta & Cafiero Recorder. Un disco travolgente, le cui influenze variano dal rock al folk, attraversando lievi influssi reggae, come per il pezzo Mrs Rose (che se ascolto anche solo per un secondo so mi inseguirà per il resto della giornata). In più ci sono parti cantate in lirico, attori che partecipano alla realizzazione del disco e ai live, storie raccontate attraverso le note e le note raccontate attraverso le storie. Insomma, il mondo dei Pennelli di Vermeer è uno dei più unici in cui ci si possa imbattere nella nostra Napoli, un mix perfetto tra teatro e musica, due nobili arti che attraverso questi audaci artisti si fondono in un’unica grande opera.

Il 25 settembre terranno un secret concert a Trecase (NA), con tanto di cena, e stiamo parlando di un concerto con palco allestito, abbigliamento d’occorrenza e gambe oscillanti, insomma un concerto in vero stile Vermeer. Se non avessi un esame la settimana successiva io ci andrei, lo dico per informazione d’ordine generale, vederli al Meeting del Mare non m’è bastato per niente.

INTERVISTA VIDEO

di Alessandra Farro

LE DOMANDE

  1. Perché avete comprato un bruco di gomma per lei?
  2. Perché questo nome, Pennelli di Vermeer?
  3. La vostra è una musica molto particolare, com’è nata?
  4. Voi come definite il vostro genere?
  5. Chi è che compone e scrive?
  6. Il vostro è quasi uno spettacolo sul palco, siete d’accordo?
  7. E il progetto teatrale?
  8. E come gruppo quando siete nati?
  9. Avete un tour in programma?

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Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
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