I Motel Connection e l’Arenile del sabato – INTERVISTA VIDEO

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di Alessandra Farro

A giugno sono stati a Napoli, riescono sempre a riunire platee di ragazzi (e anche una buona manciata di ragazzine urlanti). Sono nati assieme al nuovo millennio e sono riusciti a rivoluzionare il mondo della musica italiana, portando un genere altamente sconosciuto nel Paese nostrano. Sono Samuel (voce e chitarra), Pisti (dj) e Pierfunk (basso), sono i Motel Connection e sono composti per un quarto dai Subsonica.

In tre riescono ad abbracciare la musica rock alla musica dance, mescolando il tutto in un’unica invenzione rivoluzionaria. Samuel ci mette la dose più rock, Pisti quella elettronica e Pierfunk la giusta quantità di funk. Il loro primo lavoro arriva nel 2001, la colonna sonora del film Santa Maradona (che chi non ha visto ha l’esigenza umana di vedere), a un solo anno di distanza arriva il loro primo album ufficiale pubblicato da Mascal, Give Me a Good Reason to Wake up, e almeno una volta nella vita sarà capitato a chiunque – anche ai non appassionati del genere – di inciampare in Two, il singolo d’esordio. Dal loro primo disco fino ad arrivare all’ultimo la musica ha subito un’evoluzione incredibile, accostandosi sempre più all’elettronica. Vivace, il loro lavoro più recente, pubblicato nel 2013, si propone come più facile da presentare alle grandi platee rispetto ai precedenti, la cui dimensione era più legata ai club, così come loro stessi spiegano durante l’intervista. Un lavoro tanto da particolare da essere anche l’unico che abbia un titolo italiano, domandando a Samuel il motivo di questa scelta, lui ha risposto che: “Vivace è  uno dei nomi con i quali in musica classica si definisce un determinato tipo di velocità di testo e questo è un codice universale, in italiano perché la musica classica è stata codificata in Italia, ma riconosciuto in tutto il mondo e quindi un po’ per tornare indietro ci piaceva l’idea di usare l’italiano visto come un codice universale” e direi che forse non potevano fare decisione migliore, considerando che quello stesso anno sono arrivati a suonare assieme ai Depeche Mode al San Siro di Milano e a Piazza San Giovanni a Roma.

Quello che c’è da capire è come abbiano fatto tre ragazzi di Torino a creare un nuovo fenomeno musicale in un tempo in cui non era immaginabile farlo. La loro grande forza è, appunto, quella di essere stati dei veri e propri precursori del genere, di aver fatto della loro passione una scommessa su cui investire, diventato i primi ad abbracciare quella musica e a portarla nella nostra terra in un periodo in cui nessuno si sarebbe mai immaginato di poterla ascoltare, neanche ipotizzare. Ormai le loro influenze sono presenti ed evidenti anche nei dischi dei Subsonica, specie nel penultimo (Eden)  e ancor di più nell’ultimo (Una Nave in una Foresta).

Il 7 giugno hanno suonato all’Arenile ed è stato meraviglioso vedere una platea piena, coinvolta, ballare al tempo con la musica, urlare quando c’era bisogno di farlo e ondeggiare placidamente quando era il tempo di ascoltare e stare in silenzio. Non è da tutti riuscire a mantenere alto e sempre vivo l’interesse per un genere che è difficile da definire, ma loro ci riescono, penso sia questa la loro magia (la stessa che mi ha spinto a intervistarli e chiedergli com’è che nato l’incantesimo capace di tanto).

Li avevo visti appena due anni prima smuovere mezza città assieme ai 99 Posse in occasione del Red Bull Double Trouble (per chi se lo fosse perso, c’erano due palchi davanti al PAN uno con loro, e un altro con Zulù & co.) e non aspetto altro che rivederli nella loro prossima tappa partenopea. Intanto, credo che “accontentarsi” di godere di Samuel e dei Subsonica il 7 novembre al Palapartenope non sia un progetto tanto male.

INTERVISTA VIDEO

di Alessandra Farro

LE DOMANDE

  1. Non è il primo anno che venite qui, ma oltre questa location siete stati anche al Red Bull Double Trouble assieme ai 99 Posse, com’è stata come esperienza?
  2. Lo ripetereste di più coi 99 Posse o con Roy Paci?
  3. Quando voi siete nati era il 2001 e il vostro genere non era esplorato nel panorama italiano, qual è stata l’origine che vi ha portato a questo genere?
  4. Come definireste la vostra evoluzione dal 2001 a oggi?
  5. Perché i testi sono sempre in inglese? È un genere che si presta meglio all’estero?

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Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
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