I Fratelli Sisters, l’arte della brutalità di un western francese

 In Cinema e Teatro

I Fratelli Sisters è l’ultima fatica del talentuoso regista francese Jacques Audiard, alla sua nona pellicola, prima in lingua inglese, adattamento cinematografico del romanzo The Sisters Brothers, dello scrittore canadese Patrick deWitt, uscito nell’ormai lontano 2011.
Audiard è un regista violento, ma idealista e romantico.
Nel suo film più fortunato (nonché uno dei miei preferiti in assoluto degli anni 2000), Il Profeta, candidato anche al premio Oscar come Miglior Film Straniero, aveva già dato prova della brutalità che era capace di trasmettere e della volontà, attraverso di essa, di costruire un percorso ben definito sia per i suoi personaggi e che per i suoi spettatori.
La parabola è simile, anche se con le dovute differenze di senso, ne I Fratelli Sisters, nel quale i sociopatici Charlie ed Eli terrorizzano il West per conto di un non meglio precisato Commodoro, risolvendo i suoi affari sporchi in modo altrettanto sudicio.

Quello che impressiona de I Fratelli Sisters è proprio la regia: sperimentazione e classicismo si fondono in questo western il cui pregio è quello di non voler rifarsi ai canoni di genere, ma di caratterizzarsi da sé, come opera unica e particolare. (Esattamente come uno può immaginarsi un western girato da un regista francese…)
Giochi di luce, e soprattutto tenebra, lasciano piacevolmente stupiti, e si impongono con classe ed eleganza sulla trama (pur senza mai prevaricarla), lasciando lo spettatore esaltato da quello che sta vedendo; non tanto per cosa vede, ma per come lo vede, qualità che ai giorni nostri si va perdendo miserabilmente.
La velocità di alcune scene d’azione, quasi a volerle sminuire, non ne intacca minimamente la potenza visiva ed il climax emotivo, ma riesce perfettamente nell’intento palese del regista di non farne il fulcro dominante. Perché ciò che I Fratelli Sisters mette su schermo è una storia, pura e semplice.


i fratelli sisters

Niente di contorto, impressionante o particolarmente innovativo, ma qualcosa che si insinua dolcemente nell’animo dello spettatore, catapultandolo fra le righe della trama senza forzature.
La semplicità della narrazione fa da spaventapasseri alla profondità intima ed emotiva del contenuto, ed è in questo che risiede la forza dell’opera, che si contrappone all’esternazione spavalda e ridondante del classico western; il percorso dei personaggi (interpretati magistralmente da Joaquin Phoenix e John C. Reilly) è una strada intima concretizzata nella violenza delle azioni, è un tortuoso sentiero nelle motivazioni delle loro vite. La maturità de I Fratelli Sisters risiede proprio nell’uso della violenza non come facile espediente narrativo o forzata e brutale catarsi, ma come rude conseguenza della narrazione interiore di Charlie ed Eli.
Tutto ciò, che sembra un principio semplice, ma non lo è affatto, avviene grazie alla profondità dell’idealismo che muove l’idea del film e di conseguenza il muoversi dei personaggi.
Non c’è grettezza nel sangue versato sullo schermo, ma lo snodarsi di ragioni che ci aiutano a comprenderlo.

Un altro punto a favore che caratterizza I Fratelli Sisters, e ciò che lo rende un vero e proprio capolavoro, è l’utilizzo del tempo.
Pur zoppicando un po’ all’inizio, andando a rilento nella prima mezz’ora, il climax della trama è anch’esso superbamente pensato e motivato: oltre al ritmo della narrazione, il tempo è protagonista quanto i due fratelli nello svolgersi del film, proponendosi come soggetto che spiega e coinvolge, in un gioco perfetto fra passato e presente.
Guardando questo film non si và avanti né indietro: proprio come nella vita vera i passi conducono a svariate ragioni che furono e che danno un senso a quello che è, per poi bruscamente tornare al presente, ponendo le basi di quello che sarà. Audiard è magistrale (purtroppo non sappiamo quanto aiutato dal libro) nel tessere una ragnatela temporale che riesce a creare numerosi colpi di scena, i quali si svelano all’intimità dello spettatore direttamente da quella dei personaggi, ripudiando una più semplice, ma meno significativa, complessità degli eventi.
Così ci si ritrova a veder capovolta, più e più volte, la gerarchia dei due fratelli, pur vedendoli sempre alleati.
I due superbi attori si fanno ottimi portatori del peso della narrazione, e riescono, con impercettibili mosse, a mettere in scena enormi turbamenti, i quali, grazie alla regia sopraffina, stravolgono l’intero arco narrativo in più di un’occasione. Ne I Fratelli Sisters la ragione diventa essenza stessa dell’atto, e la ricerca delle ragioni di Charlie ed Eli, è la chiave di lettura per ciò che accade.
Anche Jake Gyllenhaal e Riz Ahmed reggono bene l’interpretazione, e si pongono come contraltare ai fratelli Sisters, rispondendo alla loro biasimabile vita con idealismo e morale.
i fratelli sisters

In definitiva I Fratelli Sisters è un film da non perdere assolutamente, una grande prova d’arte dal valore inestimabile e profondo, che sapientemente si appoggia ad un genere brutale e materialistico, per raccontare in realtà una storia drammaticamente intima e delicata, che trova la sua definitiva consacrazione nel finale che spacca il cuore in modo del tutto inaspettato.
Audiard è un sognatore, e riesce a maturare la speranza nella desolazione più totale, e ad elevare i propri personaggi a uomini reali, piuttosto che a fantocci interpretativi.
Questo film ha tutto: una morale non moralista, un significato profondo senza pesanti drammatizzazioni, una violenza che concede ritmo ma non si scredita, interpretazioni grandiose, inquadrature da maestro e un paesaggio naturale e umanistico che riconcilia con il cinema. Cosa volere di più?

Enrico Zautzik

Enrico Zautzik

Non sono responsabile delle censure di quei %&*"°# degli autori
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