Hidetoshi Nakata, dal Giappone con furore

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Hidetoshi nasce a Yamanashi nel 1977, all’età di nove anni tira i primi calci nella squadra della sua scuola, dove visto l’altissimo numero di bambini presenti nell’istituto e l’unico campo a disposizione, a volte il piccolo Nakata era costretto a presentarsi all’allenamento praticamente allo spuntare del sole.

Un giovanissimo Nakata con la maglia dei Bellmare Hiratsuka.

Un giovanissimo Nakata con la maglia dei Bellmare Hiratsuka.

«Cominciai a giocare a pallone all’età di nove anni. Fu la scuola a indirizzarmi su questa squadra. Eravamo molti ragazzini e un solo campo. Così, ci toccava fare i turni. Mi capitò di giocare anche all’alba, alle cinque o alle sei del mattino». 

Il giovane talento percorre con tenacia e dedizione tutta la trafila e la gavetta, approdando nel 1995 ai Bellmare Hiratsuka, squadra che lo lancerà definitivamente nel mondo del calcio occidentale, con i quindici gol collezionati in 85 presenze, ma sopratutto il record della più giovane convocazione olimpionica per un Under 20 nella storia della nazionale giapponese in occasione di Atlanta ’96. Ma il vero trampolino è la piccola Dinasty Cup asiatica, tra Giappone, Corea del Sud, Cina e Hong Kong, dove il samurai giapponese viene votato come miglior giocatore del torneo.

«A diciotto-diciannove anni mi ritrovai di fronte il classico bivio: università o pallone. Scelsi il pallone. Avessi proseguito gli studi, avrei optato per una facoltà scientifica. Con i numeri non ho mai avuto problemi».

Le voci corrono e quando alla freschezza e al talento si aggiungono anche i premi personali diventa tutto più facile. Detto fatto e Nakata approda al Perugia dell’a dir poco vulcanico presidente Luciano Gaucci. La trattativa non è facile, subentrano un pool di avvocati e commercialisti per la stesura di un contratto pieno di cavilli e complicate operazioni di marketing. Per i molti l’acquisto del giovane giocatore giapponese non è altro che un modo per attirare capitale e turisti, e infondo lo è anche, perché sull’asse Tokyo-Perugia nasce e cresce la Nakata-Mania. Le agenzie e i tour operator iniziano a creare ed offrire pacchetti vacanza che includono, oltre alla visita di città come Roma, Firenze e Napoli un salto la domenica al Renato Curi di Perugia per completare il “Nakata-tour”. Spopolano anche dall’altra parte del mondo ovviamente le magliette del nuovo mitico numero 7 dei grifoni.

$_35Hidetoshi però non tradisce le attese, o forse si, zittendo subito tutti quelli che poco credevano nel giovanissimo giapponese dai capelli meshati, sopratutto dopo il clamoroso flop del suo connazionale Kazu Miura, approdato al Genoa. All’esordio con la maglia del Perugia, c’è la Juventus, non un avversario qualunque. Il samurai  però colpisce due volte, e nonostante la sua squadra esca sconfitta per 4 a 3 Gaucci inizia a gongolare. Inizio da ricordare e doppietta alla Vecchia Signora con la quale per assurdo nel lontano ’96 aveva effettuato un provino nella gelida Torino, non convincendo però la dirigenza bianconera.

Il primo anno con il Perugia è da incorniciare, doppia cifra, tanti assist e giocate ad effetto che fanno sognare i tifosi biancorossi e attirano l’attenzione di tante squadre importanti, in Italia e in Europa. La stagione si conclude con 10 gol in 32 partite; memorabile quello in rovesciata contro il Piacenza, coordinazione perfetta e palla all’incrocio dei pali.

Il fiore di loto è definitivamente sbocciato, la popolarità cresce, accompagnata dalle tante copertine di riviste di moda e hair-style che cercano la nuova meteora giapponese. Durante il suo secondo anno in Serie A, a gennaio, si trasferisce alla corte di Sensi, con Fabio Capello allenatore, per una cifra vicina ai 32 miliardi di vecchie lire, più Alenicev e la metà di un ancora giovanissimo Emanuele Blasi. L’esperienza capitolina, non è rose e fiori come Nakata poteva immaginare, la squadra è fortissima e nel suo ruolo il titolare è un certo Francesco Totti, inimmaginabile soffiargli il posto. La stagione è altalenante, ma “Shogun”, il comandante dell’esercito, come lo chiamavano i tifosi giallorossi, riesce a guadagnarsi un posto indelebile nei loro cuori. Torino 6 maggio 2001, la Roma è sotto per due a zero, Hidetoshi subentra proprio al posto del Capitano, e con un gol e tiro rimpallato sul quale si avventa Montella regala il 2 a 2 per il definitivo pareggio. Lo Scudetto andrà alla Roma. “Nakapito, Nakaponzio, noi c’avemo Nakata” cantano le curve romaniste.

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L’esperienza con Don Fabio però finisce prematuramente, nell’estate del 2001 arriva il Parma che per 28 milioni di euro lo porta nel ducato. In Emilia primi due anni sono ad altissimi livelli e bacheca arricchita con la vittoria della Coppa Italia, con due gol fondamentali, il primo in semifinale contro l’Empoli il secondo in finale d’andata ancora contro la Juventus. Una storia incredibile di incroci e gioie con la Vecchia Signora che aiuta il samurai giapponese ad acquistare simpatia in mezza Italia. Il terzo anno con la maglia dei crociati però non rispetta le attese e nel 2004 viene perfezionato il suo trasferimento, pochi chilometri più in la, nel capoluogo emiliano, al Bologna. Ma anche qui Hidetoshi non brilla come aveva fatto negli anni passati, dura infatti solo un anno la sua permanenza prima di accasarsi alla Fiorentina, fresca di risalita dalla serie C2.

La testa dell’ormai non più giovane samurai però è altrove, nella stagione con la viola non riesce mai a trovare la via della rete. L’ultimo tentativo è in Premier, alla corte dei Bolton Wanderers. Il samurai è stanco, nonostante la carta d’identità dica solo “30 anni” la voglia di giocare non è più la stessa, non sotto questo palcoscenico, non a queste regole, la gioia sta scomparendo.

nakata“Sono passati più di 20 anni da quando cominciai il mio viaggio chiamato calcio. Non c’è stato nessun episodio né un motivo in particolare che mi ha portato a prendere questa decisione. Semplicemente sentivo che era arrivato il momento di staccarmi da questo viaggio chiamato calcio professionistico e volevo cominciare un altro viaggio che mi porti a scoprire un nuovo mondo. Tutto qui”.

Nakata decide di lasciare il calcio, nonostante sia fresco del suo terzo Mondiale giocato, parte da solo zaino in spalla alla scoperta di un mondo, che viaggiando come calciatore, aveva sempre pensato di aver conosciuto. Il 2008 è il suo vero e proprio anno sabbatico, dice addio a tutti, compagni, allenatori e dirigenti scomparendo alla scoperta del globo. E’ un cambio di rotta dal Nakata che tutti avevano imparato a conoscere, abbandonata l’icona metrosexual, gli abiti firmati e le comodità della vita da calciatore, barba incolta, zaino e spostamenti con a piedi o con mezzi di fortuna.  Dall’Asia al Medio Oriente, dal Sud America all’Africa. Il samurai dorme tra la gente, gioca a pallone con i ragazzini per strada, condivide pasti, il suo obiettivo principale è apprendere gli usi e i costumi delle persone in ogni angolo di mondo, grazie anche al calcio, ottimo strumento di condivisione e socializzazione. Sono tantissimi i progetti e le opere di volontariato che l’ormai ex campione giapponese realizza durante i suoi vagabondaggi. Nel frattempo completa anche la sua laurea in giurisprudenza lasciata a metà durante la sua carriera da calciatore.

“Giocare una partitella è comunque sempre il modo migliore per farsi degli amici, viaggiare, scoprire il mondo vero. Il calcio è praticato ovunque ed è fantastico per questo“

“Se si viaggiasse di più ci sarebbero meno pregiudizi idioti e magari si capirebbe meglio se stessi”

Hidetoshi con Clarence Seedorf prima della partita d'addio della stella giapponese.

Hidetoshi con Clarence Seedorf prima della partita d’addio della stella giapponese.

Tra uno spostamento ed un altro, l’unica riapparizione sotto i riflettori è il 7 giugno del 2008, l’addio era stato si inevitabile, ma troppo prematuro, la sua partita d’addio tra all-star giapponesi e all-star del resto del mondo, riempie l’impianto di Yokohama con sessantacinquemila spettatori pronti ad osannare il più grande giocatore della storia del calcio giapponese. Colui che Pelé ha inserito tra i 100 giocatori più forti di tutti i tempi ancora in vita.

“Se tutti i giapponesi cominciassero a giocare come lui, saremmo perduti. Sa cosa vuol dire tirare la palla, dribblare… Meno male che per il momento i giapponesi si occupano d’altro”. -Maradona- 

Ma il cammino di Hidetoshi non si ferma qui, perché dopo aver girato il mondo, si rende conto che raccontando alla gente del proprio popolo non sapeva abbastanza. Decide quindi di visitare tutti e 47 i distretti giapponesi. Adesso è editore, produce un di sake chiamato “N” e non disdegna ogni tanto di fare il modello per Calvin Klein e ovviamente, soprattuto, non si sognerebbe mai di rifiutare una partitella a calcio.

Nakata durante il suo progetto "ReValue Nippon".

Nakata durante il suo progetto “ReValue Nippon”.

Marco Marani

Marco Marani

Marco Marani, comunemente conosciuto come Nerus Oziantis, è una specie particolare alquanto affascinante. Mentre tutti gli altri esseri umani provengono dalle scimmie, molti studiosi ipotizzano lui discenda dai koala. Nato a Napoli, bivacca e scarabocchia a Firenze, dove è iscritto alla facoltà di giornalismo.
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