Avete presente quando vi trovate per caso a riguardare vecchie foto del liceo o delle scuole medie e pensare che fortunatamente si cresce? Beh, a quanto pare anche Harry Styles non sarà esente da ciò riascoltando la sua discografia.

Il ragazzo sta cercando di diventare una rock star, nel vero senso della parola, dato che famoso lo è già. Dimenticate le frasi smielate, balletti imbarazzanti e tutto quello che si può associare a un (ei fu) teen-idol, anche se è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio, Albert Einstein dixit.

Lo si era capito con “Sign of the time”, sorprendente ballata alla Bowie anni ’70, in piena corrente revival, capace di spazzare sin da subito la concorrenza dei suoi ex colleghi One Direction buttatisi tutti sull’electro/pop/r’n’b o sul folk (ancora?). Lo si era anche capito dal restyling totale, sfruttando la somiglianza con un giovane Mick Jagger, e c’è da dire che ne ha solo guadagnato.

Questa sua nuova anima la si evince pure dalla seconda ballata del disco “Sweet Creature”, voce e chitarra alla Paul McCartney, anche la traccia di apertura “Meet Me In The Hallway” ricalca queste atmosfere a cavallo tra Beatles, Stones, Bowie, e avendo questi come riferimenti non si può non vincere facile. Sono canzoni efficaci, sì, ma nessuna ci comunica chiaramente chi sia davvero Harry Styles. Infatti, procedendo con l’ascolto non si può che rimanere confusi, dalle ballate si passa a tracce come più rockeggianti come “Only Angel”, corredata da battiti di mani e campanacci, o “Kiwi”, la più aggressiva insieme a “Carolina”, che sono anche quelle che live rendono meglio. La commistione di stili però è effettivamente troppa,“Two Ghosts” potrebbe benissimo essere un vecchio pezzo di Taylor Swift o Joni Mitchell, “Woman” tocca corde (musicali) più sexy  e “From The Dining Table” la traccia di chiusura dalle sfumature tra Wilco e Nick Drake.

Anche tutti questi confronti con altri artisti risultano un po’ eccessivi, perché sembra quasi più un concept che un album vero e proprio, già dal primo ascolto ci si immagina Harry Styles intento a razziare la collezione di dischi (belli) del fratello maggiore e a rubare dal suo armadio per cercare di sembrare un altro, una specie di giovane e ricco playboy, un edonista che iniziamo a intravedere aumentando le riproduzioni dell’album. 

Il prodotto però, nonostante tutto, funziona, le canzoni sono forti, ben curate e il lavoro dietro è impeccabile e nonostante non ci sia nulla di estremamente innovativo o personale il disco risulta comunque piacevole, e soprattutto lo rende adatto anche a un diverso tipo di pubblico, e non è cosa mica da poco.

Valutazione dell'autore
Marinella Marinelli

Marinella Marinelli

Estremamente ostinata e sospettosa, amante degli anni '80 e dei minipony, medaglia d'oro nella maratona di serie tv. David Bowie unico Dio.
Marinella Marinelli

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