Guida pratica per non farsi fregare dal terrorismo

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Oggi mi sarebbe piaciuto parlarvi di altro ma si sa, il dovere di cronaca. Su FuoriPosto di solito scriviamo di dischi, di libri, di viaggi, di tutte quelle cose belle che danno gradevolezza allo scorrere dei giorni. Di tutte quelle cose che servono a sognare insomma. Ci piacerebbe non smettere mai ma purtroppo non si può. Anche negli anni in cui non stai proprio sempre a rincorrere la laurea, il lavoro, poi la pensione ma ti avanza il tempo per sognare almeno un po’, per bere con gli amici, per far sesso in macchina, capita quella giornata di merda che proprio non si può più.

Torniamo ai dischi però, un momento. Quarantatré anni fa oggi “The Dark Side of the Moon” usciva nel Regno Unito e in qualche modo ora tutto il nostro continente è stato trasportato su un lato oscuro. Sono giorni tristi questi, in cui il silenzio stampa è una tentazione forte (quasi quanto lo sciacallaggio di altre testate per capirci), ma voglio cercare di essere costruttivo, per quello che si può.

Ho fatto una lista, come mio solito, di regole che secondo me sono necessarie ad affrontare il day after al meglio. L’ho scritta sul tovagliolo di un bar con una penna che mi hanno prestato alla cassa. Prima però mi sono accertato che una persona amica che lavora proprio nella zona colpita stesse bene. Veniamo a questa lista …

1. Verificare l’attendibilità delle notizie, sempre. Ad oggi siamo bombardati da spazzatura da ogni parte del fronte, non accettate notizie dagli sconosciuti. Questa cosa non va sottovalutata, ricordate sempre che il nemico non è fuori, è fra di noi e con questo non voglio dire che dobbiamo iniziare una caccia alle streghe, ma che il nostro nemico siamo noi stessi a volte. Senza cinture esplosive, senza Kalashnikov ma con una maledetta superficialità di condividere subito quel video che poi si rivela un falso, le parole di quel politico che deve per forza infliggerci la sua opinione, quell’articolo che il giornale tal dei tali ha ben pensato di riciclare sostituendo alla parola Parigi la parola Bruxelles. Se vogliamo essere partigiani di questo conflitto allora tenete carico il cervello, pronti a colpire senza pietà. Da questo punto in poi ogni volta che userò le parole “combattere” e similari intenderò sempre una “guerra” affrontata a suon di cultura per la quale tutti dovremmo sentire una chiamata alle armi.

2. Evitare di dividerci. Fa il gioco di chi ci vuol male qualsiasi idiota che si dispiace perché in un raro giorno in cui aveva deciso di andare a fare il suo lavoro (in teoria sarebbe un Eurodeputato) Salvini non sia rimasto fra le vittime. Possiamo fare di più, la nostra Unione Europea può fare di più, divisi invece non possiamo far niente se non accusare i colpi. Un attacco a Bruxelles ci colpisce al cuore, nella capitale europea ma noi dobbiamo dimostrare di saper fermare il sangue dalle nostre ferite. Allora basta dare la colpa a Schengen che invece è qualcosa che serve a sognare non meno delle cose che elencavo prima. Credo che in questa situazione ammettere i nostri errori nella vicenda sia indispensabile ma non sufficiente, la politica deve invece rispondere ad un interrogativo: ora che la frittata è fatta, che si fa?

3. Ricordarci sempre di essere migliori. Che la nostra società occidentale sia la migliore delle società possibili, spiace deludere chi lo pensa, non è mai stato dimostrato. Tuttavia non siamo i migliori ma possiamo essere migliori, mi spiego. Sappiamo dell’intangibilità della vita umana, di questa sacralità, da questo dunque cerchiamo di rimanere sempre migliori. Migliori di quanti si fanno vilmente saltare in aria ad esempio. Non chiediamo ai nostri Stati di smettere di essere migliori (e iniziare perquisizioni a casaccio, arresti alla rinfusa, ecc.) se non siamo pronti ad accettare un danno peggiore di quelli che causa una bomba, la perdita della nostra anima. Importante sarà allora non farsi prendere dall’odio, restare vittime innocenti ma non per questo inermi e non diventare simili a quelli che vogliamo combattere. Non è meno peggio del caso Salvini di cui sopra quello che si sfoga con uno stato tipo “se vi avessi qui vi ammazzerei tutti”. Vorrei vedere tutti questi leoni da tastiera se domattina si svegliassero a Kobane o a Raqqa.

4. Resistere. Resistere è importante, resistere è dignità. In questo caso resistere non è facile, certo, ma resiste chi continua a viaggiare come se nulla fosse, chi non si abitua all’orrore, chi non dimentica il dolore. Soprattutto il viaggiare, mi raccomando, viaggiare ci libera meglio di tante altre cose. C’è più libertà sul sito di Ryanair che in cento votazioni, forse. Vogliono spaventarci, se riusciamo a rimanere tranquilli li spaventeremo. Solo così possiamo vincere. Resistere significa anche restare umani poi.

Una considerazione sulla cronaca per concludere: Federica Mogherini piange alla notizia dell’attentato di Bruxelles, Beatrice Lorenzin ne chiede le dimissioni sostendo che questa immagine rappresenti un’Europa debole. Cara (nemmeno tanto cara) Signora Ministro, questa immagine rappresenta una Europa umana. Era tempo che non si vedeva in giro, questa Europa, e c’era mancata. Avete visto la scena di quell’uomo che dopo l’attentato nella metropolitana difende il suo mazzo di fiori? Dobbiamo essere la donna o l’uomo che se li merita, quell* a cui lui li stava portando.

“Those who would give up essential Liberty, to purchase a little temporary safety, deserve neither Liberty nor safety.”

– Benjamin Franklin

Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.
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