“Grande nudo” di Gianni Tetti – recensione

 In Letteratura

di Alessandra Farro

Quando lo trova aperto, di solito, s’incazza. Sa con chi prendersela. È la vicina dell’ultimo piano. Una matta piena di cani, che da tre settimane non fa altro che piangere. Piange perché i cani sono scappati. Piange e gira la città alla ricerca dei suoi cani. Piange tutto il tempo e quando torna a casa, dimentica di chiudere il portone. E sono così tante le persone che hanno perso un cane in queste settimane, che è impossibile che la vecchia ritrovi i suoi.

Immaginate un mondo in cui la crudeltà umana sia rappresentata esattamente nella sua manifestazione reale, esattamente come è. Immaginate un mondo in cui le più sordide emozioni umane vi siano raccontate senza filtri, senza lasciare spazio all’immaginazione, la stessa che state usando per pensare a questo mondo. Immaginate che poi, effettivamente, vi rendiate conto che non vi serve immaginare, perché lo state già vivendo, attraverso le parole di Gianni Tetti.

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Foto di Giampiero Bazzu

Gianni Tetti, nato e vissuto a Sassari, è sceneggiatore e scrittore, oltre a moltissime altre cose, per Neo Edizioni ha pubblicato I cani là fuori (2009), Mette pioggia (2014) e il Grande nudo, che va a completare la sua “Trilogia del vento”.

Quest’ultimo, in cui l’immaginazione non c’entra, o meglio, purtroppo c’entra, ma vorreste che non fosse così, è “il libro più oscuro, spietato e conturbante di Gianni Tetti”, come recitato dalla stessa casa editrice nelle informazioni. Il romanzo si dipana in una serie di storie, tutte tra loro più o meno correlate. C’è il prete, che è alla continua ricerca di denaro e ricorda la sua infanzia segnata da masturbazioni segrete; la ragazza con la sclerosi multipla che trova sollievo soltanto in due cose: avere orgasmi e fumare canne; persone che perdono i cani, o meglio i cani che scappano dalle persone per manovrare il mondo; la guerra e il vento, che rappresenta l’unico mezzo per la salvezza umana e porta un nome, uno solamente, con una potenza biblica grandiosa, ironica, vista la situazione sulla terra: “Maria”.

Fuori c’è troppo spazio. Maria cade a ogni metro. Troppa luce. Non vede nulla. Il vento la spinge, la trascina, le urla contro. Lo sente rimbombare nelle orecchie. Maria è nuda. Fa freddo.

Gianni Tetti riesce, attraverso una scrittura spietata, rigida eppure aperta, nel profondo, alla poesia a raccontare, inghiottire e fare emergere, come lava che erutta da un vulcano di emozioni, la perdita di speranza che affligge la società moderna, esasperandola, chiaramente, ma senza che questo le faccia perdere verosimiglianza.

Maria si sveglia all’alba. Gli ululati la svegliano. Sta meglio. Si affaccia fuori dal cassonetto. In strada c’è un branco di cani. Saranno cinquanta. Fermi, puntano la luna piena e ululano. Maria esce dal cassonetto. Va in mezzo a loro. Inizia a ululare. Sei tu, Maria, gli fa un cane nero.

copertina-grande-nudo-gianni-tetti-neo-edizioni-hi-resIn qualche modo, la storia potrebbe riallacciarsi al filone aperto da La terra dei figli di Gipi, nonostante il secondo sia un graphic novel. Diversi nel mezzo attraverso il quale raccontare la storia, nel mondo nel quale gli esseri umani si ritrovano a vivere e anche nel finale, condividono il tema della crudeltà umana, sempre più vicina all’istinto e alla sua parte animale e alla visione di un mondo alla deriva.

Il Grande Nudo di Gianni Tetti spoglia letteralmente il lettore, tessuto dopo tessuto, muscolo dopo muscolo, pagina dopo pagina, per lasciarlo inerme, incapace a smettere di divorare i capitoli nella ricerca disperata di una speranza alla quale aggrapparsi, convincendosi fino all’ultimo che non è possibile, che una via d’uscita questo mondo e i suoi abitanti devono avercela. Tutto quello che bisogna fare per lasciarsi assorbire dalla scrittura morbida e feroce di Gianni Tetti è non lasciarsi intimidire dal numero di pagine del romanzo. Una volta ultimato, capirete che è necessario quel numero di pagine lì e non un altro.

Il colore della guerra è cento colori tutti appiccicati assieme. Uno schifo. L’odore della guerra è mille odori tutti nella stessa camera. Da vomitare. Il sapore della guerra è diecimila pietanze marce in bocca. Da stare male. A questo pensa il colonnello, mentre guarda i suoi e gli altri che s’ammazzano a vicenda.
Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
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