6 anni.

Sono un tempo relativamente lungo, ma dipende in che modo si pensano.

Nell’economia di una vita possono non essere tanti, guardandosi indietro sembrano un’eternità.

Se si parla dell’assenza dei Gorillaz sono decisamente TROPPI.

Gorillaz HumanzEppure la fittizia band creata dal genio e dal talento di Damon Albarn e Jamie Hewlett ha sempre avuto il brutto vizio di lasciar cuocere i propri fan per parecchio tempo
Se si esclude il fortunato anno 2010/2011, in cui sono usciti rispettivamente, a ridosso l’uno dell’altro, Plastic Beach e The Fall, l’attesa media è sempre di 4-5 anni fra un album e l’altro.
Bisogna riconoscere però che quello che è venuto fuori da Humanz, prossimo album in uscita, ci fa perdonare ogni singolo giorno.

E, come per qualcuno che amiamo, che conosciamo a fondo, a cui vogliamo un gran bene e che dimostra di volercene, alla fine il tempo di questa attesa scompare, e si ritorna alla magica confidenza coltivata da sempre. Anni, contraddizioni, mutamenti sembrano non aver peso sul rapporto crudo e reale che si ha con i Gorillaz. Subito riemerge la stessa passione viscerale che ci muoveva a ritmo di Kids with guns, o che ci accarezzava con il ritornello di Feel good Inc. Non importa quanto i gusti siano cambiati, Albarn sarà cambiato con noi, evoluto sarebbe meglio dire, e suonerà esattamente quello che vogliamo ascoltare.

La potenza dei Gorillaz è sempre stata quella di non avere un genere ben definito: britpop, alternative rock, rap, pop, hip hop, un pizzico di dub nella loro carriera. Come è eclettico il loro creatore così sono eclettici loro, sono fluidi come lo è la musica e la seguono senza farsi arginare dalle etichette. Albarn riassume in sé tutta la cultura musicale moderna, quella che ha abbandonato gli strumenti classici e si è fatta sperimentazione, tecnologia, diffusione, scoperta. Senza alcun timore si può dire che forse è la migliore espressione di questi tempi; un gusto puro che non rimane imprigionato nell’ideologia di un genere, ma asseconda le inclinazioni della nostra generazione.

Il risultato è un rockettaro che non si vergogna di fare un pezzo rap. Damon sembra l’amico con cui condividiamo gli stessi gusti, solo che lui è capace di creare il nostro gusto.

Humanz, la cui uscita è prevista per il 28 aprile, si è mostrato al mondo dal nulla, con il solito geniale colpo di coda dei Gorillaz che ritornano ad assalire le nostre orecchie dal silenzio più totale. Ed è un nuovo, innovativo capitolo della storia di un gruppo che non esiste.

Gorillaz HumanzTutto è iniziato a gennaio, quando è stato rilasciato il video dello psichedelico sermone musicale Hallelujah Money, che vede la collaborazione di Benjamin Clementine. Due mesi dopo, il 23 marzo, Albarn ha annunciato alla BBC Radio 1 l’uscita del quinto album in studio dei Gorillaz, e ha lanciato quattro bombe: Andromeda, We’ve got the power, Ascension e Saturnz Barz. Su quest’ultima il perverso genio creativo di Albarn e Hewlett si è sfogato particolarmente. È stato infatti rilasciato un videoclip (visibile anche in 360°) che si atteggia quasi a cortometraggio, dando degno merito visivo ad una canzone stupenda. Le collaborazioni al solito si sprecano e stavolta sono davvero tante: Popcaan, Pusha-T, Grace Jones, Vince Staples, De la Soul eccetera eccetera.
Il 24 marzo l’ennesimo colpo di scena: alla fermata londinese di Canada Water personaggi con giubbotti catarifrangenti fanno cenni col capo ai passanti; chi li segue si troverà ai magazzini Printworks, dove in gran segreto Damon e tutti i collaboratori, TUTTI, presenteranno (in un concerto anche in diretta Facebook sulla loro pagina ufficiale) il nuovo album dei Gorillaz.

Ci può essere qualcosa di più geniale?

Gorillaz Humanz

Per di più sul palco c’è anche Noel Gallagher, presenza che pone definitivamente la parola fine all’acre disputa fra i fratelli di Manchester ed il frontman dei Blur. Forse questo ritrovato rapporto è stato favorito dal fatto che Albarn non abbia contratto l’AIDS come gli aveva augurato Noel nel ’95. I rapporti fra i due comunque si erano già distesi, sollecitando l’estro di Liam che, intervistato da Q Magazine, ha detto la sua:
Mettiamola così. Noel vive in una casa da 17 milioni di sterline. Questa è una cosa che ti cambia. Hai i mobili giusti, la cucina giusta, bevi il vino rosso che ti ha consigliato Bono. E Damon diventa il tuo amico. Va bene tutto, ma sicuramente non fa per me”.

Amicizie ritrovate a parte, Damon Albarn è un fottuto genio.

Gorillaz HumanzE la parola fottuto mai assunse significato più profondo come questa volta: non sta infatti ad intendere un’eccentricità ricercata, un mero appellativo cazzuto da affibbiare ad un personaggio di plastica, ma piuttosto rappresenta il baratro della normalità che si trasforma in qualcosa di geniale. Murdoc, 2-D, Russel e Noodle sono fantocci di devianze sociali, disagi, sofferenze dell’uomo comune. Abbellite sì dall’aria estrema e cartoon, ma legate alle intime sfaccettature di un uomo radicato nel nostro tempo. Uno schifoso satanista, un ebete, un ciccione assalito dai demoni ed una ragazzinasoldato giapponese che si ritrovano insieme in modo strampalato ed improbabile per fare musica e creare qualcosa di bello e potente, parlando di amore, non-violenza e soprattutto speranza. We got the power to do that, si dice in Humanz.

Albarn raccoglie il disagio emotivo dei nostri tempi e lo trasforma in speranza di vita, abbandonando il nichilismo abbrutito e colmo di delusione dell’ideologia anni ’90.
Attraverso dei disperati inadatti al mondo, Damon si ricongiunge ai sentimenti del proprio pubblico, e lo sollecita a combattere, tenere duro.

Da piccolo guardavo Murdoc e mi affascinava il suo aspetto gotico e sregolato, senza capire che la sua furbizia, dissolutezza, cattiveria, erano la forma bidimensionale di una rabbia che avrei compreso più tardi. E questo concetto i Gorillaz riescono a farlo vivere senza retorica, oltre le vuote rappresentazioni dell’icona da idolatrare ed in cui immedesimarsi.
Per questo sono finti. La scelta del feticcio evita il pericolo dell’idolo.

Gorillaz HumanzSolo oggi immagino che l’idiozia di 2-D può voler rappresentare una confusione viscerale, una spossatezza di idee che prende solo un adulto che si confronta con una società troppo più grande di lui; oggi ascolto in modo più consapevole il reietto debole a cui viene donata una voce delicata e soave, mentre viene disegnato sconsolato e vuoto su un mulino che fluttua nel cielo.
Two dents, le due ammaccature provocate dalle botte in testa che gli sono capitate nella vita (molte per colpa di Murdoc) e che gli hanno reso gli occhi neri e vacui come un morto: è una metafora estremamente contorta e poetica per un cartone animato, eppure l’origine del nome 2-D è questa.

Insomma, i Gorillaz sono l’espressione del mondo di un artista ma anche di tutti noi, paladini intangibili degli anni 2000 che sopravvivono alle trasformazioni dei gusti del loro pubblico e del loro creatore.

“We did it before
And we’ll do it again
We’re indestructible
Even when we’re tired
And we’ve been here before
Just you and I
Don’t try to rescue me
I don’t need to be rescued”  (We’ve got the power)Gorillaz Humanz

Damon Albarn è un fottuto genio perché ha creato un simbolo oltre la fama personale, dando voce al disagio quieto ma ardente delle persone comuni, in un mondo in cui ci sono cose che non vanno, ed in cui la musica aiuta a sperare. Il simbolo ha la potenza dell’idea che l’idolo non possiede: dell’idolo si vedono abitudini, gusti, si cerca di imitarlo, di seguirlo, si celebra. Il simbolo contiene solo l’idea che lo ha ispirato e che suggerisce agli altri. È concetto puro che si esprime attraverso la musica e cerca di farsi assimilare da chi ne viene a contatto.
Un anticonformismo che rifiuta di farsi vuoto intellettualismo snob o di arrendersi alle cose come sono.
Humanz è solo la nuova versione di questo concetto che, ringraziando Dio, non ha finito ancora di raccontare sé stesso ed i tempi che viviamo.

“Attack on Iraq
It’s on a line
Typing it fast
Then it’s slipping my mind
Oh, when I’m drunk
I’m spirited back
I fall in a fire then I save myself

Then I get advantage
‘Cause the feeling’s so raw
In these times of sedition
Well, nothing is dull
And I’m moving into stillness
And recalling it all
And I’m a lover, just a lover, just a lover, just a lover, just a-”   (Ascension)

Un simbolo è metafora e genera pensiero, una rockstar no.

 

 

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Enrico Zautzik

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