“Niente spaventa di più di un uomo con una pistola, niente è più indifeso di un uomo che non ce l’ha”

Godless è una miniserie western che, una volta finita, ti esplode dentro.

Composta da 7 episodi, è come un film ad ampio respiro, che allunga tutti i tempi: le puntate d’apertura corrispondono ai primi minuti che ti presentano un mondo tutto da scoprire, con personaggi che ti incuriosiscono non solo per quel che sono, ma per tutto ciò che hanno alle spalle e si portano dietro, oltre la corazza e il silenzio.
I flashback delle puntate centrali ne scoprono le carte e il ritmo crescente prepara il terreno al gran finale, di cui già nella penultima puntata si sente la tensione.

Centro principale per la narrazione è l’intera cittadina di La Belle, da qualche anno popolata quasi esclusivamente da donne a causa di un incidente in miniera che ha coinvolto la maggior parte degli uomini. L’unico personaggio maschile adulto, oltre anziani e bambini, è lo sceriffo Bill McNue (Scott McNairy), che, trovandosi in un momento difficile, lascia spesso e volentieri la protezione della città e la custodia dei figli a sua sorella Mary Agnes (Merritt Wever), che più delle altre ha reagito con forza, coraggio e determinazione dopo essere rimasta vedova. Tuttavia la protagonista indiscussa della serie, iconica sin dalle prime scene della sigla, è la spavalda Alice Fletcher, interpretata dalla sorprendente Michelle Dockery.

Parallelamente, seguiamo l’azione e le vicende di Frank Griffin e dalla sua banda, composta da una trentina di uomini, tutti abilmente adescati e diretti dal carismatico leader, interpretato dall’inespugnabile Jeff Daniels. Già dall’inizio fissati nel ruolo di antagonisti, si caratterizzano tramite le numerose angherie e gli spaventosi delitti che commettono lungo il viaggio che percorrono guidati dalla vendetta.
Il misterioso e affascinante ricercato Roy Goode (Jack O’Connell) è l’anello di congiunzione, che fa incontrare e scontrare i destini e le storie dei due gruppi così apparentemente inaccostabili.

Già dalla trama, semplice e lineare, è evidente che tutti i canoni western sono rispettati. Tipica è l’ambientazione nel vecchio West del 1892, tipici i paesaggi, la scenografia, la fotografia e i costumi. Tipicamente accurata è la scelta della musica e la realistica rilevanza riservata ai suoni, dai fastidiosi ronzii degli insetti agli assordanti e netti spari. I personaggi, però, all’apparenza tipici, hanno un guizzo in più rispetto alla tradizione: sono psicologicamente più dinamici, emotivamente più convincenti e dai rapporti più complessi, il cui apice è una relazione d’amore tra Mary Agnes e l’insegnante ex prostituta Callie.
Completano il genere la presenza spirituale e curativa dei nativi e l’attenzione per gli animali, in particolare per i cavalli, a cui è dedicata quasi un’intera puntata: viene tramandata “di padre in figlio” l’importanza di instaurare con loro un rapporto di fiducia e non di dominio.


Immancabili sono i duelli armati e l’epico scontro a suon di pistole.
E come tutti i western che si rispettino, Godless ha la sua fine, triste o lieta non importa. Quel che conta è che tutti i nodi che si sono ramificati e gli intrecci che ci hanno avvolto e fatti entrare nella vicenda, si sciolgano e si distendano, lasciando insieme a un po’ di rammarico e sgomento, anche una forte punta di speranza e di pace. Questa la principale ragione per cui può considerarsi una miniserie conclusa che potrebbe sfociare in una seconda stagione solo se venisse aperto un altro capitolo, se si sviluppasse un nuovo intreccio, una nuova storia, un nuovo scontro.

La sceneggiatura delinea una struttura narrativa equilibrata e curata, che si destreggia tra silenzi paradossalmente eloquenti, giochi di sguardi e frasi ad effetto degne di un cult. Non mancano, infatti, riferimenti a capolavori del genere, facilmente riconoscibili dagli appassionati, ma le tematiche, pur essendo classiche, vengono capovolte. Questo in particolare succede alla questione femminile, che apre uno spiraglio importante nella tradizione.
Possiamo dire quindi che tutti i canoni di un western sono rispettati, a parte uno.

Qui le donne non sono di contorno, fissate nei ruoli di prostitute dei saloon o casalinghe addette alla preparazione dei pasti e alla coltivazione, non affrontano gli uomini solo dietro le mura domestiche, non sono, insomma, donne da salvare: qui sono protagoniste indiscusse della città, fulcro delle decisioni politiche, cavalcano come le amazzoni e combattono, impugnando fucili e pistole. Poco importa se a giustificarlo è un incidente di miniera che ha messo fuori gioco tutti gli uomini: la cittadina tutta al femminile di La Belle e il coraggioso e valente modo di reagire delle abitanti rappresentano i punti più innovativi, che rendono il western moderno e in evoluzione.

Steven Sodebergh e Scott Frank riportano, grazie a Netflix, il genere western su piccolo schermo. Con un cast e una produzione di altissimo livello, riprendono gli elementi tradizionali e, allo stesso tempo, propongono un approccio e una visione innovativa, offrendo allo spettatore un’ambientazione e una vicenda ricche di dettagli e sfumature (anche rosa).

Valutazione dell'autore

Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in lettere moderne, ora studia filologia moderna. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.
Monica Viscido

Latest posts by Monica Viscido (see all)