Gli X35 e l’importanza di fare rock a Napoli

 In Musica

Poche settimane fa scrivevo di chi tra gli artisti emergenti della musica italiana potrebbe spiccare in questo 2018.

Rileggendo i nomi e facendo mente locale sulla regione di provenienza di ognuno di loro, mi sono tristemente fermato a riflettere sul fatto che nessuno di loro fosse campano e mi sono chiesto da quanto un artista campano non riuscisse a farsi largo nella scena musicale italiana indipendente.

Ok, Coez è nato a Nocera Inferiore ma è romano d’adozione, quindi non conta. Dovremmo ritornare a Le Strisce, che dieci anni fa erano considerati un potenziale crack della musica italiana, e che sono stati poi fagocitati dai contratti con una major anche se ora, per la legge del contrappasso, il suo leader, Davide Petrella, scrive quasi tutti i brani di maggior successo presenti in classifica. Oppure potremmo parlare di Lelio Morra che dopo un ottimo inizio con i JFK e la sua bella bionda è partito per Milano in cerca di orecchie ed occhi per farsi vedere.

Insomma, che fine ha fatto la musica in Campania?

La musica in Campania c’è, è viva, ma è come se vivesse una sua dimensione parallela.

In particolare, Napoli si muove in un suo microcosmo costituito principalmente da cinque filoni: la popolarissima neomelodia, il rap, la canzone napoletana, il folk pop ed il cantautorato.

Cercando di tracciare una mappa geografica degli ascolti:

  • la neomelodia (che conta milioni di ascolti sulle piattaforme digitali) la fa da padrona nei quartieri popolari e nell’hinterland.

  • il rap conta una delle migliori scene italiane con artisti apprezzati anche a livello nazionale: da Clementino, a Luchè a Rocco Hunt

  • la canzone napoletana è di grandi interpreti che affondano le proprie radici negli anni ’70 come Gragnaniello o Avitabile e riesce ad avere un pubblico estremamente trasversale.

  • il folk-pop , che vede la sua massima espressione nei Foja e ne La Maschera, contagia soprattutto i ragazzi universitari.

  • il cantautorato è una piccola nicchia dalla quale però sono venuti fuori Petrella e Morra, senza però riuscire a fungere da traino per la scena da loro rappresentata.

Ciò che è evidente è il forte legame della musica prodotta in Campania con il territorio ed anche la difficoltà, ad eccezione del rap, a sfondare i confini regionali e ad essere fruita da un pubblico più vasto.

C’è però anche chi prova a muoversi in questo contesto con armi differenti, con un sound contemporaneo, con freschezza ed in lingua inglese.

Gli X35, band divisa tra Napoli e Lago Patria, appartengono a quella corrente legata al rock e al punk che ha attraversato Napoli negli scorsi anni e che vedeva un notevole fermento attorno ad essa.

Dopo la pubblicazione del loro primo album nel 2015, The Masquerade, che affondava le proprie radici in un humus di punk americano facendo riferimento a band come Zebrahead, All Time Low e Yellowcard, hanno attraversato un lungo periodo di rielaborazione di sé e della propria musica.

I brani contenuti in The Masquerade, viscerali, feroci ed accompagnati da massicce dosi di tecnicismi, mostravano le doti del quartetto e sembravano un vulcano in eruzione, talvolta non controllato e non controllabile. I rigurgiti adolescenziali, le ondate malinconiche, il dolore e la rabbia venivano sbattuti in faccia all’ascoltatore che aveva due sole possibilità: restare fermo immobile travolto dall’onda oppure cavalcare l’onda muovendosi e pogando.

Nei due anni e mezzo passati dal primo album, gli X35 hanno attraversato periodi di allontanamento, di profondi cambiamenti e di maturazione della propria musica, decidendo quindi di tornare insieme, sulla stessa barca a remare nella stessa direzione. Pur mantenendo un linguaggio del tutto riconoscibile, hanno virato verso uno stile più melodico, asciugato dagli eccessi. Hanno messo la tecnica al servizio della propria arte e raffinato la scrittura, hanno mutato il modo di esprimere i propri sentimenti.

Paperboat, il loro nuovo singolo, è la sintesi di tutto ciò, è il loro manifesto ed è forse anche il simbolo di chi fa musica. È l’invito ad andare avanti nonostante le avversità, su una barchetta di carta che avanza nel mare ed è soggetta all’azione di disturbo da parte di forze esterne, come le difficoltà della vita e le tentazioni. Ed è anche l’esortazione a se stessi ad attivarsi per raggiungere i propri obiettivi, senza restare fermi nel mare che si trova tra il dire ed il fare e senza riempire la barchetta di parole e d’inchiostro facendola affondare.

Due settimane fa è stata inoltre pubblicata la preview del loro prossimo singolo, Hard To Believe, che è l’ulteriore testimonianza di un processo di maturazione nella scrittura, tramite la ricerca di linee vocali più riconoscibili e di armonie più articolate.

Il sound oscilla tra il rock britannico dei Biffy Clyro ed il pop dei Twenty One Pilots, ed è già una piacevole novità.

Non sappiamo se la barca di carta degli X35 riuscirà ad arrivare in un porto sicuro ed accogliente, portandoli a godersi i frutti dei loro sforzi. Quello che possiamo sapere è che hanno tutte le carte in regola per farcela, essendo però coscienti che la realtà musicale italiana attualmente basata sull’indie-pop è difficile da scalfire. Quello che possiamo sperare è che riescano a portare la loro musica dove vogliono, al di là dei confini che la musica campana non riesce a superare.

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro è nato a Napoli nel 1990. Dai 13 la musica diventa il suo secondo sangue, dai 20 la medicina diventa il suo percorso. Suona chitarra e pianoforte. Fotografa spesso la sua città. Capace di perdersi in un bicchier d'acqua, e di affrontare oceani aperti senza paura.
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