Leggere di Taranto sui giornali significa nella maggior parte dei casi informarsi sulle amare vicende che legano la città all’Ilva, ai disastri ambientali che ha provocato e alle vite che ha talvolta inevitabilmente segnato.

Leggere “Gli scogli di Taranto” significa invece avere la possibilità di esplorare un’altra città, conoscerne gli abitanti e un pezzetto della loro storia, entrare in contatto con un fermento sociale che agli errori e ai pregiudizi sta cercando di sostituire soluzioni e riscatto. Il tutto sotto forma di brevi dialoghi e tante immagini.

Questo reportage nasce infatti come webcomic (termine generico che si riferisce alla tipologia di fumetto on line) dalla penna di Mattia Moro, disegnatore di Bologna e fra i fondatori di Graphic News, il portale italiano di graphic journalism, dove il fumetto è stato pubblicato per la prima volta nel settembre 2016. Successivamente ne è stata realizzata una versione cartacea in collaborazione con Spine editore.

“Dal mio punto di vista, utilizzare un linguaggio come il fumetto per rendere più coinvolgenti delle storie di attualità è una necessità, soprattutto in un momento in cui l’immagine del giornalismo è fortemente compromessa,” dice Mattia Moro, “tornare a un approccio più semplice, che ti racconti una storia, permette secondo me una presa impossibile con altri mezzi. In più i disegni aggiungono un ulteriore livello di lettura, che in realtà rende più complessa una storia, ma senza appesantirla.”

L’autore è anche il protagonista della vicenda narrata, un ventisettenne che girovaga per le viuzze di Taranto vecchia, sgrana gli occhi di fronte al crollo dell’ennesimo palazzo, inizia a farsi e fare tante domande alle persone che incontra. Ma soprattutto ascolta, perché quello che loro hanno da dire è più veritiero di una pagina di Wikipedia o di un manuale di geografia. E soprattutto è inedito.

Quella che Moro vuole costruire, e ci riesce decisamente bene, è una diversa visione delle cose, che dia un contributo originale al mondo dell’informazione, offrendo nuovi punti di vista attraverso le parole di chi abita nella città da tanto tempo e ha lì le sue radici. Perché solo gli alberi conoscono il loro terreno come nessun altro potrebbe.

Gli chiedo allora che idea avesse di Taranto prima del reportage, “L’ho sempre immaginata legata all’immagine dell’Ilva”, mi risponde, “e mai come città a se stante. Insomma, partivo quasi da vergine come approccio alla città. Non la conoscevo, e avevo anche qualche pregiudizio.”

Questo fumetto è anche questo, un percorso di scoperta di un mondo oltre un muro di convinzioni, al quale poter accedere semplicemente bussando ad una porta e nel quale poter esser piacevolmente accolti.

Angelo, considerato ‘sindaco de facto’ del centro storico, fa da Cicerone al protagonista, invece Michele, architetto e operatore sociale da oltre dieci anni, lo porta all’interno degli edifici, sul tetto della casa che lui stesso sta ristrutturando per sé, mentre Peppe e Massimo gli parlano del loro progetto di rigenerazione urbana.

“Ho avuto difficoltà nel rendere lo stato delle cose, l’abbandono e la pericolosità dei palazzi fatiscenti. Al contrario della fotografia, con il disegno un’immagine subisce sempre un filtro da parte dell’autore, più o meno forte, e la maggiore difficoltà da parte mia è stata proprio quella di rendere bene la parte iconografica senza rinunciare al mio stile e al mio segno.”

Lo sforzo ha dato indubbiamente i suoi frutti, il tratto in bianco e nero conferisce intensità alle immagini, permette al lettore di focalizzarsi sui dettagli dei paesaggi, sulle espressioni facciali dei protagonisti e infonde quella cupezza che la storia esige e che è la stessa che si avverte a Taranto.

“Il tratto in bianco e nero è quello in cui mi riconosco di più, il mio tratto naturale. In più i colori di Taranto mi hanno posto davanti delle scelte difficili”, continua Moro, “la città ha dei cromatismi molto particolari, con le sue pietre grigie e la sua luminosità accecante in alcuni punti, assente in altri.”

La lettura è scorrevole ma consistente, perché questo volume di poche pagine è in realtà un concentrato di vicende, problematiche, fallimenti e successi che hanno e stanno attraversando la città pugliese, ma è allo stesso tempo una raccolta di speranze e progetti per il futuro.

Moro ha fatto de “Gli scogli di Taranto” uno strumento capace di raccontare le complessità della realtà tarantina, coniugando approccio giornalistico e linguaggio del fumetto.

“La mia storia è solo una parte della complessità di quella città. Io stesso durante la scrittura ho dovuto sacrificare alcune parti del racconto per avere uno storytelling più fluido. Ci sarebbero da fare altre dieci storie come la mia, anche perché la situazione è in continuo mutamento e (complici le elezioni cittadine) probabilmente si apriranno nuovi scenari.”

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Valutazione dell'autore

Giulia Mele

Giulia Mele

In un momento imprecisato di un giorno qualunque mi è capitato di innamorarmi follemente delle parole. Da Tucidide a Capote, faccio delle storie immaginarie e di quelle suoi giornali il mio pane quotidiano, alternando la lettura alla scrittura. Passerei la vita con lo zaino da viaggio in spalla, ma al momento vivo a Londra (e sì, ho la moka nella mia credenza).