Gli anni Cinquanta alla riscoperta di pezzi (s)conosciuti

 In Musica

di Alessandra Farro

Regno Unito, 1956. Un’auto sfreccia lungo una via buia, silenziosa, e scopre la visuale su un locale luminoso, piccolo, eccentrico. Una locandina mostra una donna bionda dal sorriso fresco e allegro.
Ecco che gli anni Cinquanta ci lasciano con delle ultime sorprendenti scoperte musicali. Arriva il pop, quello sincero, spensierato e colorato. S’aggiunge al gusto di molti, ché è facile da seguire e i ritornelli risuonano nelle orecchie che è una meraviglia.

Arriva il pop, dicevamo, quello degli anni Cinquanta, e l’emblema britannico del genere è Petula Clark, la biondina dal sorriso sgargiante e gli occhi da tenera cerbiatta.
petulaclarkIl nome non dice nulla? Me ne rendo conto, ma in cinque secondi il collegamento arriverà diretto e veloce. Una parola: Downtown. Non siete ancora sul pezzo? Seconda parola: Ciao Ciao. Adesso ci siete, per forza! Avete sentito questa canzone nello spot della Chevrolet Aveo. E se non avete mai visto lo spot, l’avete sentita nella terza stagione di Lost. E se non siete amanti di Lost, avete ascoltato la versione di Emma Bunton. Se non avete ascoltato manco la versione dell’ex Spice Girl, mi domando che infanzia abbiate avuto, mon dieu!
Petula Clark è stata davvero la più popolare cantante pop del ventesimo secolo per gli inglesi, che ci crediate o meno. In Italia era famosissima negli anni Sessanta, ché decise di intonar molti dei suoi versi con nuove strofe in italiano, per non parlare delle nostre belle e brave cantanti che le han scopiazzato le canzoni. Ma Petula non è mai stata un tipo rancoroso e ha accettato di buon grado questa condizione, duettando anche con Betty Curtis a Sanremo col pezzo “Invece No”, era il 1965.
La sua carriera comincia nei ’50, raggiungendo la fama in Francia e in Inghilterra (cantava pure in francese all’inizio, una donna dalle infinite risorse canore), per poi acquistare fama mondiale nei ’60 coi suoi pezzi più spensierati. Ha venduto più di 68 milioni di dischi, porca miseria. Recita pure in un musical, “Sunset Boulevard”. Da sposare, in pratica (peccato ormai sia avanti con gli anni).
La ricordiamo così, sbrilluccicanti occhi blu oceano, voce mielosa e radiosa, capace di raggiungere acuti considerevoli. Uno stile spumeggiante, l’essenza british del pop.

Petula Clark – Call Me

A questo punto, non possiamo non porgere un saluto a Betty Curtis, l’abbiamo nominata, potrebbe offendersi. La sua carriera sboccia verso la fine degli anni Cinquanta, ma giacché il pop italiano davvero non rientra nei miei hobby, direi di sbrigarcela qui e parlarne una volta e per tutte, sigillando con della ceralacca quest’argomento grazioso e frivolo.
Betty comincia esibendosi come cantante jazz nel panorama musicale milanese, il pubblico sembra apprezzare mediamente. Così decide di lanciarsi nell’affascinante mondo delle cover (e qui, appunto, sorge il suo grande apprezzamento per i lavori di Petula Clark), il vero successo arriva e cresce durante gli anni Sessanta.
Volete davvero ricordarvela? Ascoltate questo pezzo.

Betty Curtis – Soldi, Soldi, Soldi

Doris_Day

Mi sentirei una persona realmente orribile se non parlassi di Doris Day in questa sede. Per me lei è l’incarnazione della donna domestica, frivola, bionda,sorridente e tremendamente servizievole. Cantante e attrice. Negli anni Cinquanta è famosissima per i musical.
Gli Stati Uniti la amano a tal punto che l’ex Presidente George W. Bush le conferisce la “Presidential Medal of Freedom” (e lei manco è andata a prendersela, per paura di volare). Dico, ci rendiamo conto dei soggetti a cui va quella medaglia? “La Medaglia Presidenziale della Libertà viene conferita a coloro che hanno dato un contributo meritorio speciale per la sicurezza o per gli interessi nazionali degli Stati Uniti, per la pace nel mondo, per la cultura o per altra significativa iniziativa pubblica o privata”. Lo dice Wikipedia, eh, e se l’è beccata Doris Day.
Le sue canzoncine dell’allegria a volte accompagnano le mie giornate più briose (oltre alla pubblicità della Nutella, quella della Lancia, la seconda stagione di American Horror Story e chi più ne ha più ne metta).
Perhaps, Perhaps, Perhaps la amo sul serio, comunque, se può esser di qualche conforto. Ha pure lavorato con Hitchcock – non so se mi spiego – e avrebbe potuto esser lei Mrs. Robinson, ma ha rifiutato la parte (perché, Doris, perché?). Quindi grande rispetto e reverenza per lei, però facce vede’ la medaglia a’ Doris!

Doris Day – Que Sera Sera

Ultima, ma non per importanza, è la splendida Dalida.
dalidaSiam stati in Inghilterra, in Italia, negli Stati Uniti, mi parrebbe un’enorme scortesia non fare neanche una capatina nella Francia anni Cinquanta. Qui ad accoglierci c’è un’adorabile ragazzetta dai lunghi capelli color grano, labbra sottili, naso importante, figura slanciata.
I suoi occhi tradiscono, così come la sua voce, un’incurabile vena di malinconia, ma forse è proprio questa la chiave magica che le consente di restare sulla cresta dell’onda dai ’50 finché non decise di togliersi la vita, pensando di curare a quel modo le sue crisi depressive. Il suo grande amore è stato Luigi Tenco, col quale duettò al Festival di Sanremo del 1967 col pezzo “Ciao Amore Ciao”. La canzone non passò, Tenco si suicidò, lei lo trovò morto e provò a togliersi la vita a sua volta, ma venne salvata. A vent’anni da quel primo tentativo (dopo averne superato un secondo) riuscì nell’intento e abbandonò questo mondo e la sua musica.
Ricordiamola col sorriso, però, che nonostante la sua malinconia interiore, le sue corde vocali riescon a metterci di buon umore.

Dalida – Bang Bang

P.S.: Chi ha visto Kill Bill non può ricordare la versione di Bang Bang di Nancy Sinatra.

Salutiamo così gli anni Cinquanta e diamo il benvenuto ai meravigliosi anni Sessanta  (grazie a Dio, finalmente potrò parlare di Janis Joplin!). Ne parliamo tra due mercoledì e io son ridente e ballerina all’idea.

a

LE PUNTATE PRECEDENTI: CLICCA QUI 

Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca

Pulpfiction balloBeck - Morning Phase