Glass Animals – How To Be a Human Being – Recensione

 In Musica

Negli ultimi tempi mi sono sentito afflitto da una indicibile noia nell’ascoltare le ultime proposte musicali. Uno scoramento talmente grave dall’essermi trovato a vagare su Spotify con fare estremamente (auto)distruttivo passando al vaglio molti dei fenomeni dell’indie nostrano alla ricerca di qualcosa di buono, qualcosa di nuovo, qualcosa che mi facesse almeno alzare lo sguardo dalla tastiera del computer. Ho sentito improvvisamente che tutto fosse perduto. Poi, nel mio girovagare, mi sono imbattuto quasi per caso in How To Be a Human Being, nuovo album dei Glass Animals, giovane band forgiata dalle mani di Paul Epworth, già glass_animals_final_review_under_the_radarproduttore di artisti di caratura internazionale quali Adele, Coldplay, Bruno Mars, Bloc Party nonché vincitore di quattro Grammy Awards nel 2012 come Producer of the Year, che ha voluto la band di Oxford come prima importante pedina di partenza per la sua casa di produzione, la Wolf Tone, fondata nel 2014.

Dopo un buon disco d’esordio Zaba, uscito nel 2014, che ha dato immediata visibilità internazionale al quartetto britannico, How To Be a Human Being si propone l’intento di alzare l’asticella delle ambizioni della band. L’album è infatti un giocattolino perfetto, scintillante ed estremamente colorato, mirato ad un pubblico vasto, attento alle melodie orecchiabili e agli ottimi e vari arrangiamenti. La produzione, quasi inutile dirlo, è di altissimo livello. Tutto è esattamente dove dovrebbe essere, i suoni sono fantastici, puliti e precisi.

Metà delle tracce del disco sono dei potenziali singoli estremamente radiofonici, per la loro freschezza ed immediatezza, per come si stampano immediatamente in testa dopo appena un paio di ascolti. Un brano su tutti, Life Itself, primo singolo estratto, rappresenta la sintesi di quanto detto fin’ora. Pop elettronico, parti R&B che richiamano l’origine statunitense di Dave Bayley, cantante e chitarrista della band, killer melodies, un ritornello ripetuto infinitamente che resta nelle orecchie per giorni.

In Season 2 Episode 3 si ritrovano echi di un lontano Justin Timberlake e di recenti Maroon 5, ma l’impatto estetico del quartetto di Oxford non è assolutamente paragonabile ai sopracitati illustri colleghi.

Degne di nota Youth, Pork Soda, Cane Shuga e Take a Slice, che completano il gruppo di brani assolutamente da ascoltare.

How To Be a Human Being non è un album innovativo, non lascerà un solco nella musica dei nostri anni e non sarà il miglior disco dell’anno ma è di sicuro un ottimo lavoro, piacevole e scorrevole nell’ascolto, divertente e colorato, che può donare un po’ di allegria alle nostre giornate più noiose, soprattutto in quelle passate ad ascoltare indie nostrano.

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro è nato a Napoli nel 1990. Dai 13 la musica diventa il suo secondo sangue, dai 20 la medicina diventa il suo percorso. Suona chitarra e pianoforte. Fotografa spesso la sua città. Capace di perdersi in un bicchier d'acqua, e di affrontare oceani aperti senza paura.
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