Girls: sì a Lena Dunham e alla sua NY

 In Serie Tv

They’re beautiful and maddening. They’re self-aware and self obsessed. They’re your girlfriends and daughters and sisters and employees.”

(Lena Dunham su Girls)

Lena Dunham è un’attrice, scrittrice, sceneggiatrice e regista statunitense, femminista e ossessivo compulsiva. All’età di 23 anni ha venduto “Girls” alla HBO, opera che le ha regalato due Golden Globes e numerose candidature agli Emmy.

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Quella in corso è la sesta (e ultima) stagione. All’Hollywood Reporter Lena ha di recente dichiarato di essere già a lavoro su una trasposizione cinematografica della serie. Suo unico desiderio è che trascorra un po’ di tempo tra l’ultimo episodio e l’uscita del film, così da catapultare le nostre eroine in situazioni e contesti totalmente differenti da come li si è lasciati.

Girls è esilarante e innovativa. E no, non ha niente in comune con “Sex and the city”, a parte la HBO. Hannah, Marnie, Jessa e Shosh, le nostre quattro protagoniste, potrebbero paradossalmente far addirittura da madri a Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda.

Una delle parole chiave della serie è: realismo. Tutto in Girls è reale. La cellulite di Hannah, la sua ossessivo-compulsività, l’ansia di Shosh, le contraddizioni dell’essere forzatamente e anacronisticamente bohemienne di Jessa, gli angoli della Grande Mela immortalati, il racconto (molto ben riuscito) dell’omosessualità di figli e padri, la condivisione platonica del letto, l’ingresso nel mondo del lavoro in città per una ragazza di provincia, l’aborto, le molestie sessuali.

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È notevole come, al di là di sbavature e cadute di stile disseminate nella serie, un elemento resista e persista in ogni singolo episodio delle sei stagioni: il racconto da un punto di vista intimo. Davanti agli eccessi o a situazioni tragiche e imbarazzanti: Girls non si scompone mai. È inodore a tratti, ma dal sapore forte, come la colonna sonora che la colora.

Vale una fetta del vostro tempo libero? Per noi sì.

Annarita Chieffo

Annarita Chieffo

Nata in Basilicata nel 1990. Il suo Dio il settimo giorno non si riposò: creò carta e penna, la commedia all'italiana, il cinema francese, quello coreano, l'odore di polvere dei vecchi libri, i dischi in vinile, le autostrade e Monica Vitti. E' convinta che non ci sia niente che Woody Allen e una pizza non possano curare. Non sa fischiare, e i numeri le fanno venire l'emicrania. Certi giorni scrive per vivere e certi vive per scrivere, ma non li distingue mai.
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