Gipi e i suoi occhi (mentali) ci salveranno

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Alto e mingherlino, orecchie a sventola e occhi timidi, Gian Alfonso Pacinotti, in arte Gipi, con il suo sorrisone e l’accento toscano è fra i fumettisti italiani più amati e famosi – se la batte solo con Zerocalcare. Sono passati quasi due anni dal suo ultimo romanzo a fumetti La terra dei figli, ed ecco che ricompare sulla scena in una veste che pochi conoscono e che solo raramente gli si è visto indossare – quella di regista e attore stesso di un cortometraggio.

L’esordio del fumettista dietro la macchina da presa risale al  2011 con il film L’ultimo terrestre, prodotto da Fandango e in concorso alla 68ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. L’anno successivo invece esce un mediometraggio Smettere di fumare fumando, presentato al Torino Film Festival.

Dallo scorso 9 febbraio, ogni settimana su Propaganda Live  – il nuovo programma televisivo di Diego Bianchi – su La7, viene trasmesso un suo cortometraggio, sempre diverso, in cui il fumettista interpreta in chiave artistica, ironica, leggera tematiche d’attualità tanto delicate e complesse quanto controverse, quali l’immigrazione, il razzismo, le elezioni politiche nazionali.

Fra tutti il più notevole è senz’altro Gli occhi mentali, il corto che ha inaugurato la serie e  che è andato in onda il 9 febbraio, in cui Gipi interpreta un burbero estremista che inveisce per 3 minuti gratuitamente e senza alcun apparente motivo contro le «decine di milioni di miliardi di puzzolenti che arrivano dall’Abissinia […] portati qui con un piano preciso di sostituzione della razza perché le nostre tradizioni millenarie svaniscano nel nulla in un tripudio di piedoni neri sudici dentro delle ciabattacce da mare».

La scena è tutta sua, lo seguiamo girovagare nevroticamente su e giù per la casa alla ricerca dei suoi occhiali, intrattenendo una conversazione con la moglie, di cui sentiamo solo la voce, a cui dice: «Questi negri operano una sostituzione sistematica della razza italiana […] Poi si meravigliano se uno piglia e comincia a sparare per la strada».

Come in tutti i corti, è la chiusa la chiave della storia e io naturalmente mi guardo bene dal fare torto a qualcuno raccontando il finale. Mi preme però dire quanta personalità e quanta efficacia Gipi riesca a concentrare in 3 minuti, con quella essenzialità tipica dei suoi disegni che è riuscito a trasferire tutta in una breve sequenza di immagini arrivando a gamba tesa dritto al punto, prendendo una chiara posizione, cosciente e consapevole più che di pancia e temeraria. Una bella sorpresa e uno spunto di riflessione – perché a cambiare le cose facciamo ancora in tempo se usiamo gli strumenti giusti.

Qui di seguito il corto – è davvero corto, badate a non farvi sfuggire neppure un secondo.

Giulia Mele

Giulia Mele

In un momento imprecisato di un giorno qualunque mi è capitato di innamorarmi follemente delle parole. Da Tucidide a Capote, faccio delle storie immaginarie e di quelle suoi giornali il mio pane quotidiano, alternando la lettura alla scrittura. Passerei la vita con lo zaino da viaggio in spalla, ma al momento vivo a Londra (e sì, ho la moka nella mia credenza).
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