Gianfranco Zola, the Magic Box

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Il vaso di Pandora, la lampada di Aladino, l’armadio di Narnia, ladies and gentleman, from Corrasi, Sardegna, “The Magic Box”, Gianfranco Zola.

Gianfranco_Zola,_TorresSSC_Napoli_1989-1990Un uomo che ha saputo contraddistinguersi, nel mondo del calcio, grazie al suo talento cristallino e al suo carattere, pacato e rispettoso, molto british, tanto da diventare un eroe più nel Regno Unito che nel nostro Bel Paese.

L’alone di magia nato attorno a Zola non era dovuto tanto alla spettacolarità e la qualità delle sue giocate, fantastiche e decisive, quanto alla sua assoluta imprevedibilità per qualità e tempistica. Una capacità, molto probabilmente, ereditata dal grande, unico, Diego Armando Maradona, che risulterà fondamentale nella sua formazione calcistica.

zola con la maglia del napoliZola, infatti, dopo l’approdo alla Nuorese, e i tre anni convincenti alla Sassari Torres, viene ingaggiato dal Napoli. E’ il 1989, e a scoprire il suo indiscusso talento è Luciano Moggi, che, per circa 2 miliardi di lire, porta il folletto sardo al club partenopeo. Un’avventura, quella napoletana, che sarà determinante per la sua crescita e la sua carriera. Perché a prenderlo sotto la sua ala è proprio “El Pibe de Oro”, che, già dalla prima stagione, intravede subito le potenzialità e la classe del giovane ragazzo di Corrasi.

“Chi ama il calcio non poteva non amare Maradona. Al primo giorno di ritiro il suo benvenuto è stato: finalmente ne hanno preso uno più basso di me. Se era normale che io guardassi Diego con gli occhi spalancati, specie quando calciava le punizioni, non era così scontato che lui fosse tanto disponibile con me, semplice e diretto”.

189338_502325728903_85200100_30010431_5657_n-269x300Anche il primo anno napoletano, in punta di piedi, è subito da incorniciare per Zola, che, nonostante la giovane età e gli scampoli di partita giocati, vince subito lo Scudetto e la Supercoppa Italiana con il club partenopeo. Il magico piedino di Gianfranco entra, infatti, subito nel cuore del tifosi napoletani, perché se Diego lo adora e lo stima così tanto, un motivo ci sarà… Proprio per questo motivo il folletto sardo capisce che dal D10s deve apprendere e “rubare” tutto ciò che può, ogni segreto, sopratutto quello dei calci di punizione, indiscusso marchio di fabbrica dell’argentino. Memorabili infatti le sedute post-allenamento in cui Diego si fermava per tirare punizioni ed i portieri, ormai stanchi dalla seduta di allenamento, cedevano il posto a Zola, che ne avrebbe dunque approfittato per carpire i segreti del più grande.

“Non sarei diventato il calciatore che avete conosciuto senza Diego. Lui non può fare i miracoli, ma con me è stato determinante. Mi ha dato la possibilità di vedere cose che non avevo mai visto e neanche mai sognato di vedere. Aver avuto la possibilità di allenarmi con lui mi ha dato l’ispirazione, la voglia e lo stimolo per migliorare ogni giorno. Avevo sotto gli occhi un bene inestimabile, un esempio fantastico di come si giocasse a calcio”.

FABIO CANNAVARO GIANFRANCO ZOLA E CIRO FERRARA IN AZZURRO ITALIA RUSSIA

Con l’addio di Maradona, nel ’91-’92, la sua grande possibilità si trasforma, inesorabilmente, in una grandissima, ingombrante, responsabilità. E’ lui ad ereditare il pesantissimo numero 10. “Non serve che il Napoli cerchi un mio sostituto, c’è Zola” D.A.M.

0451g33bL’anno seguente sarà però l’ultimo con la maglia azzurra per Zola. Visti i problemi societari ed economici della gestione Ferlaino, sarà venduto al Parma per una cifra vicina ai 13 miliardi di lire. Per i tifosi napoletani fu un vero e proprio tradimento.

“Era la società che doveva fare cassa. Tant’è che oltre a me cedettero anche Ferrara e Fonseca. Io non ho tradito nessuno, anche se hanno voluto farlo credere”.

2006926_mediumL’arrivo in terra emiliana è subito da incorniciare, la coppia con Asprilla è da manicomio, con le difese avversarie umiliate e terrorizzate dal duo d’attacco gialloblu. Nei tre anni trascorsi in Emilia mette a segno 49 reti, fermandosi per due volte a quota 19 in campionato. L’anno da ricordare però è il ’94-’95, la stagione della battaglia infinita contro la Juventus. Le due squadre infatti, oltre ad affrontarsi in uno scontro testa a testa per tutto il campionato, poi vinto dai bianconeri, si ritrovano avversarie anche in finale di Coppa Italia e di Coppa Uefa. Se il campionato aveva lasciato un sapore amaro, le due finali regalano due trofei magici per la società, e assolutamente inaspettati ad inizio stagione.

La vera magia del folletto sardo inizia in Inghilterra, alla corte del Chelsea. Zola, infatti, lascia Parma, dopo l’arrivo di Ancelotti, che non riusciva a vedere le sue qualità all’interno dello scacchiere tattico. Così il calcio italiano, proprio come era avvenuto a Napoli, decide di non credere in lui. A Londra però, con i blues, è amore a prima vista. E’ qui che diventa “The Magic Box”. Con i leoni londinesi sono sette anni di magie e colpi ad effetto che hanno, a dir poco, incantato i tifosi inglesi, che capiscono subito le qualità del piccolo Zola.

Gianfranco Zola, Aaron Hughes

image8I riconoscimenti, infatti, non tardarono ad arrivare, con premi come Miglior Giocatore della Premier, e il riconoscimento d’onore, concesso dalla Regina Elisabetta, di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico. Con la maglia del Chelsea diventò un vero e proprio eroe, votato come miglior giocatore della storia del club dagli stessi tifosi blues, guadagnandosi l’appellativo di “Magic Box”. Memorabile il gol di tacco al volo con il quale ha stregato tutto il Regno Unito che, nonostante le faide e le rivalità, sopratutto quelle di Londra, hanno sempre riconosciuto e ammirato le giocate, le punizioni e i gol del piccolo folletto sardo.

ITALY V NIGERIACon la maglia della Nazionale, il destino non è stato generoso, proprio come è avvenuto tra i confini italiani. I Mondiali di Usa ’94 furono doppiamente amari, con la sconfitta in finale, ma anche a causa di un espulsione immeritata, ottenuta dopo un’errata interpretazione dell’arbitro come le immagini dimostrarono poi chiaramente. Evento assolutamente controcorrente con una carriera segnata dall’assoluto fairplay e correttezza. O come il rigore sbagliato contro la Germania durante gli Europei del ’96.

Per gli ultimi anni della sua carriera torna in Sardegna, 50e11805644065a8c7d4015b84c040d4al suo amato Cagliari, dove non era mai riuscito a giocare, dove anzi fu scartato da giovanissimo perché troppo gracile e mingherlino. Il club il primo anno è in Serie B, ma, grazie alle giocate e ai gol della “Scatola Magica”, i rossoblu ritornano subito nella massima categoria. L’anno seguente è ancora grazie ai suoi tocchi di classe che la squadra riesce a compiere l’attesissimo salto di qualità. Indimenticabile la doppietta contro la Juventus, nell’ultima partita di campionato, giorno del ritiro del folletto, che era finalmente riuscito a tornare a casa, guadagnandosi i tanti attesi meriti, che sul territorio nazionale avevano sempre tardato ad arrivare.

Watford v Brighton & Hove Albion - npower ChampionshipDepositata la sua bacchetta in campo, il mago, è passato alla panchina, diventando subito allenatore. Prima insieme a Casiraghi nella gestione dell’Under 21 italiana, poi con il West Ham. Passando per il Watford e l’Under 16, prima di approdare nuovamente al Cagliari, in veste di coach. Le avventure in panchina però non sono state memorabili come le sue assolutamente imprevedibili giocate sul campo. Adesso, dopo l’esonero dal club rossoblu è allenatore dell’Al-Arabi in Qatar.

Gli insuccessi da allenatore però non scalfiranno mai l’alone magico che Gianfranco Zola è riuscito a crearsi attorno da calciatore, regalando gioie inimmaginabili ai propri tifosi, proprio come gli aveva insegnato un certo Diego….

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Marco Marani

Marco Marani

Marco Marani, comunemente conosciuto come Nerus Oziantis, è una specie particolare alquanto affascinante. Mentre tutti gli altri esseri umani provengono dalle scimmie, molti studiosi ipotizzano lui discenda dai koala. Nato a Napoli, bivacca e scarabocchia a Firenze, dove è iscritto alla facoltà di giornalismo.
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