Appena sceso dall’aereo mi ha investito una folata fredda, sono arrivato a Francoforte a notte inoltrata e sono andato dritto a dormire. Complessivamente ho impiegato circa otto ore di viaggio per raggiungerla dal Sud Italia.

Il mattino successivo mi sono diretto a piedi verso il centro, città viva, piena di gente per strada. Piacevole. Due giorni fa una radio, non ricordo quale, ha detto che Francoforte è la “capitale mondiale dei due maroni”, riferendosi a quanto possa essere noiosa. Ne parliamo a fine articolo.

Il Meno, il fiume che l’attraversa, nottetempo offre una bellissima inquadratura dei grattacieli illuminati, quasi “americana” la definirei. Le luci tremolano nell’acqua e danno l’impressione di essere in una grande metropoli. Tendenzialmente Francoforte lo è, la presenza della Banca Centrale Europea le dà un carattere serioso, severo.

La gente che scorre non ha esattamente la faccia della felicità, a dirla tutta. Una nota positiva però è il fatto che Francoforte è la prima città fra quelle che ho visitato in cui una volta versata nel boccale la birra diventa sempre più fredda man mano che passano i minuti invece che il contrario, tale è la temperatura atmosferica. Città natale di Goethe, so che la sua ultima casa dovrebbe essere a Napoli, ci sono passato davanti qualche giorno fa. C’è ancora una sua casa e credo sia “l’attrazione” principale, non ci sono stato comunque, non abbiamo un bel rapporto io e lui.

A Francoforte mi è venuta una domanda che non mi lascia da quando sono stato a Praga: come si fa a cantare in una lingua così dura? Molte belle ragazze tuttavia, questo sì.

Da subito, diciamo dalla prima mattinata, si è confermato un dubbio che avevo: di Francoforte la guerra non ha lasciato nulla. Apro una parentesi sul Römerberg allora, la piazza del Municipio, per parlarvi di questo. Leggo che nel XVI secolo questa avrebbe avuto la fama d’esser la più bella piazza del Sacro Romano Impero. Il centro storico oggi è ridotto a questa sola piazza (nemmeno così grande) e per di più il mio sospetto è che anche la popolazione se ne sia dimenticata, pur rimanendo l’angolo più bello della città. Dico questo perché la vita in città è altrove, il passeggio serale altrove e quella piazza diventa un pittoresco set fotografico per cinesi e nulla di più. Lo dimostra più di ogni altra cosa la mancanza di illuminazione artificiale notturna, incredibile! Un mausoleo a quello ch’è stato e ad una memoria che ci farebbe diventare tristi. D’altronde è anche questo che fa la guerra (immagino), fa perdere la memoria. Al di là di questa piazza e di qualche sparuta chiesa non c’è nulla che non sia più vecchio di mia nonna in giro per la città. Mi ha ricordato Rotterdam e i motivi per cui non mi era piaciuta e per questo Francoforte non mi ha dato nessuna rivelazione, dico la verità. Sono molto contento di esserci stato, ma non sono tornato diverso. Zero. Questa è una tragedia, subito dopo le umane perdite v’è la terribile tragedia d’aver perso bellezza, in tutta Europa. Questo per colpa di una guerra, un conflitto che ha sfregiato il volto del nostro continente. Ricostruire poi è stato come mettere una pezza che tale rimane. A Francoforte, tale il nulla che è avanzato, sembra che la guerra non ci sia stata mai. Non so se mi spiego quando dico questo, ma è importante, la città sembra nuova. Le nostre generazioni immaginano sempre la guerra come qualcosa di lontano, complice il cinema la vedono nel deserto spesso, come se quello fosse un habitat naturale. Come l’acqua per i pesci. Mi sembra doveroso e bello invece, a pochi giorni dal sessantesimo della firma del Trattato di Roma, ricordare quella Unione Europea che ci ha protetti finora, come un esperimento sicuramente migliorabile ma indubbiamente di successo. Francoforte è davvero così noiosa allora? Sì, ma non per colpa sua.

Ho visitato lo Zoo, che ho scoperto essere il più grande d’Europa. Sono stato occhi negli occhi con una tigre, fenomenale.

Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.
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