Francesco Gabbani – Magellano – Recensione

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Spoiler: in questo articolo NON si parlerà di Occidentali’s Karma

Porte in faccia, schiaffi e tumefazioni. Eppure un sorriso perennemente stampato in faccia, come quello di un bambino, sincero e contagioso. Francesco Gabbani si presenta così al suo pubbico, autentico e vivace, come se di colpi bassi non ne abbia mai subiti. Eppure è uno che, come si dice, “si è fatto le ossa”/”ha fatto gavetta”/”è partito dal basso”, è nel mondo della musica da quando aveva 18 anni ed era il leader dei Trikobalto, di energia e passione ne ha messa tanta per riuscire ad emergere, finalmente a 34 anni suonati.
Dopo il successo nell’edizione 2016 di Sanremo Giovani con la amatissima (tanto dal pubblico, quanto dalla critica) Amen, quest’anno fa il salto di categoria. Vincitore della sezione Big a Sanremo 2017, con il brano Occidentali’s Karma, che all’improvviso gli apre tutte le porte che in passato si erano chiuse. Oltre 100 milioni di views del video su YouTube, favorito alla vittoria dell’Eurovision Song Contest 2017, triplo disco di platino, acclamato come pochissimi al Primo Maggio 2017 in cui ha animato Piazza San Giovanni.
Con un carico enorme di aspettative, il 28 aprile è uscito Magellano, il terzo album da solista di Francesco Gabbani. Come ammesso dallo stesso cantante (pardon, musicista e polistrumentista), il disco è nato senza fretta dopo la vittoria del Festival di Sanremo anche se i brani erano stati scritti già per un buon 80-85%, grazie alla collaborazione con il suo team collaudato: il fratello, Filippo Gabbani, Fabio Ilacqua co-autore dei testi, e Luca Chiaravalli come produttore. La gran parte del lavoro è stato dunque incentrato sulla produzione e sull’arrangiamento del brani, con l’obiettivo di renderli qualitativamente quanto più vicini al brano mònstre vincitore del Festival. Obiettivo raggiunto.

In Magellano, Gabbani prosegue il suo gioco preferito: cantare temi importanti e spesso critici nei confronti della società del “panta rèi”, vestendoli di abiti leggeri e di musica frizzante e ballabile, soprattuto dalla società del “panta rèi”. Come egli stesso ammette in un’intervista a Vanity Fair, in passato “avevo un cruccio, volevo che tutte le persone fossero in grado di capire e andare oltre l’aspetto ironico e sornione, di vedere cosa c’è dietro questi escamotage che attirano attenzione”, oggi invece dice che la sua musica è rivolta a tutto il suo pubblico: tanto a chi coglie il significato critico e profondo del testo, tanto a chi lo canta e lo balla senza troppo chiedersi il perchè, retaggio forse di una cultura da villaggio turistico. Che poi, forse, è quello che con risultati molto più modesti ed con escamotage anche più appariscenti, provano a fare altre band che abbiamo visto insieme a Gabbani sul palco del Primo Maggio. Che dire, chapeau.
Magellano è anche la opening track dell’album, ed è un invito a spingersi verso l’ignoto, come fece il navigatore portoghese, ma anche a conoscere parti di sè non ancora affrontate, su cui ancora nessun piede
ha toccato terra.

Tra le granite e le granate è il secondo singolo estratto dall’album, un brano che con molta probabilità ascolteremo come tormentone dell’estate su ogni frequenza radio. Resta in testa al primo ascolto, ha un ritornello catchy come pochi e un testo che, sulla falsariga di Occidentali’s Karma, è una critica, anche discretamente affettuosa, ad un certo modo di fare vacanza: la disperata ricerca del divertimento, spesso del tutto omologato come nei pacchetti vacanze, le assurdità degli hotel di lusso costruiti tra i villaggi dei pigmei, le “macellerie sudate” di turisti in coda nei musei.

Una canzone molto interessante è La mia versione dei ricordi, in cui Gabbani affronta la fine di una storia in maniera inconvenzionale per una canzone d’amore. Non c’è rabbia, non c’è rimpianto, c’è solo la necessità di raccontarsi la propria versione per difendersi dal dolore senza ascoltare quella dell’altro, per perdonarsi le proprie colpe, per mettere a nudo esclusivamente i difetti della persona con la quale abbiamo condiviso tanto.
Pachidermi e pappagalli è un altro brano molto divertente in cui si ironizza sul complottismo dilagante nella nostra società, sull’analfabetismo funzionale dei webeti (grazie, Enrico Mentana) e anche su alcune forze politiche che fanno di questo magma la loro forza. Leggi alla voce: scie chimiche, Templari, Massoni, terra piatta, piramidi egizie costruite dai marziani etc. .
Magellano è un disco intelligente, ben arrangiato, con bei testi e con canzoni molto coinvolgenti. La qualità del lavoro fatto da Gabbani è evidenziata anche dalla popolarità che ha raggiunto al di fuori dall’Italia: Svizzera, Brasile, Grecia, Germania, Olanda, Inghilterra. Basta andare a leggere i commenti postati sotto ai video su YouTube per avere un’idea della portata del lavoro fatto.
Insomma, Complimenti, Fèlicitacions, Parabèns, συγχαρητήρια, Glückwünsche, Gefeliciteerd, Congratulations.

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Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro è nato a Napoli nel 1990. Dai 13 la musica diventa il suo secondo sangue, dai 20 la medicina diventa il suo percorso. Suona chitarra e pianoforte. Fotografa spesso la sua città. Capace di perdersi in un bicchier d'acqua, e di affrontare oceani aperti senza paura.
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