Passano gli anni e con essi cambiano inevitabilmente gusti, idee e passioni. Questo nella vita in generale, ma ancor più nel mondo della musica, dove il minimo cambio di rotta è sottoposto al più lungo dei processi in tribunale e i giurati sono tutti iscritti all’albo degli HHI (Hipster & Hater Incalliti). Tutto ciò però sembra proprio non andare giù ai Foo Fighters, band con ormai 22 anni di attività e neanche un briciolo di intenzione di appendere le chitarre al chiodo. Dal ’95 ad oggi ne abbiamo viste di tutti i colori e mai una volta siamo stati del tutto stufi di Dave Grohl e la sua band. Tralasciando i loro indiscutibili capolavori – dal primissimo e omonimo album Foo Fighters a Wasting Light io conto 7 album favolosi – la loro marcia in più è stata quella di saper schivare il momento in cui l’aria iniziava a puzzare di marcio e reinventarsi con iniziative molto originali. Infatti dopo Wasting Light – album registrato completamente in analogico nel garage di Grohl in barba a tutta la modernità digitale che imperversa sulle nostre povere orecchie – arriva Sound City, splendido documentario sul mondo della musica, dal quale inoltre viene fuori un signor album composto da 10 tracce, ognuna in collaborazione con diversi mostri sacri del rock. Dopodiché arriva Sonic Highways, 8° studio album che nonostante lasci intravedere i primi segnali di discesa per la band di Seattle, ottiene grande consenso da parte dei fan grazie all’idea di registrare le 8 tracce del disco in 8 diversi studi di registrazione con tanto di cineprese per metter su una vera e propria mini-serieTV e raccontare 8 città che hanno fatto la storia della musica degli Stati Uniti d’America. Insomma in questi ultimi anni, sapersi reinventare anche quando tutto sembra portare ad un minestrone riscaldato, è stata decisamente un’arma vincente. E questo è stato possibile solo grazie a quella vecchia ed incorreggibile canaglia di Dave Grohl, credo l’unico artista in circolazione in grado di essere in splendidi rapporti con l’intera rubrica del proprio telefono.

La copertina dell’album con il nuovo logo della band

Neanche il tempo di dirlo e ci troviamo già al 15 settembre per parlare di Concrete And Gold, nuovissimo album dei Foo Fighters che continuano imperterriti ad alimentare la loro smisurata passione per la musica. Sta volta però più che reinventarsi, Dave, Taylor, Pat, Nate e Chris si mettono nelle magiche manine di Greg Kurstin registrando per la prima volta alla East West (Sunset Boulevard, LA) e decidono di tornare seriamente alle origini, proponendo un album estremamente potente che lo stesso Grohl, con il suo solito modo di fare scherzoso e genuino definisce così: “Sarà come Sgt. Pepper suonato dai Motorhead o da Slayer”.

Album godibile composto da 10 tracce, con numerose e illustri collaborazioni – Alison Mosshart, Paul McCartney, Shawn Stockman – di cui senza paura alcuna ci sentiamo di esaltarne solo alcune: partendo da Run, primo singolo uscito il 1° giugno e che ricollegandoci al discorso del ritorno alle origini, tirano fuori un video clip in pieno stile rock/comedy alla Big Me, Learn To Fly, Long Road To Ruin, nel quale vediamo i nostri eroi nei panni di una band di vecchi bacucchi intenti a sfuggire da un’orda di zombie ultra settantenni. Tocca evidenziare la struttura decisamente elaborata del brano che permette a Taylor Hawkins di confermarsi uno dei migliori batteristi rock in circolazione; passiamo poi a The Sky is a Neighborhood, altro singolo venuto fuori lo scorso 23 agosto, dai toni duri e cupi che ci ricorda vagamente i Queens of The Stone Age. Anche questo accompagnato da un videoclip stavolta più concettuale che divertente; da segnalare anche La Dee Da che stilisticamente prende la scia di White Limo o che comunque starebbe benissimo nella tracklist del loro primissimo album insieme a Good Grief. Unica pecca è aver voluto insistere sulle urla straccia-tonsille che – duole dirlo – non sono più le stesse del Dave Grohl di una volta; ultima ma non per importanza è Sunday Rain, brano più leggero che sfrutta il più che collaudato Taylor Hawkins e il suo timbro ormai inconfondibile in qualità di voce principale e devo dire che piace davvero tanto. Per il resto l’album si completa di qualche altro pezzo movimentato – come Make it Right e Arrows – e da un paio di ballate, che negli ultimi anni fanno tanto gola al nostro Dave Grohl, ma che non ci convincono poi tanto.

Dunque nel complesso un album sufficiente che riesce a trasportare anche gli ascoltatori più scettici. Ancora una volta i Foo Fighters regalano ai propri fan un motivo per essere ricordati. Tutte le loro azioni, dal nuovo disco, ai documentari e addirittura al non voler più scendere dal palco di Glastonbury – facendo imbestialire l’organizzazione del festival e gli altri artisti in scaletta, controllare per credere – trasmettono a pieno la loro voglia matta di non essere dimenticati, di spaccare il soffitto e di non rinunciare mai alle proprie passioni. Solo una cosa mi sento di dire: il nuovo logo fa letteralmente cagare!

LONG LIVE KING GROHL

Enjoy!

Valutazione dell'autore
Camillone

Camillone

vivo tra Napoli e Milano. Ognuno ha un Dio a cui rivolgersi e pregare; io ho la musica.