Famiglia all’improvviso – Recensione

 In Cinema e Teatro

Samuel è un Peter Pan francese per il quale la vita è un’eterna e sfrenata vacanza sulla Costa Azzurra. Scapolo felice, fa lo skipper in un villaggio turistico, vive su una barca, è l’anima di feste scatenate, si sveglia la mattina e nel suo letto ci sono due ragazze mozzafiato. È tutto perfetto, finché una biondina si presenta alla sua porta con una bimba, Gloria, e sostiene che sia figlia di Samuel. Kristin è una sua vecchia fiamma, di cui Samuel non ricorda nemmeno il nome. A tradimento, Kristin gli affida la bambina, gli chiede venti euro per pagare il taxi, e si dà alla fuga. Una fuga che dura dieci anni.

Da un giorno all’altro, Samuel perde il lavoro, cambia paese, diventa padre. Cresce Gloria in un mondo di magia e di giochi, di eterni sorrisi, di bugie e di storie incantevoli. Finché la mamma si ripresenta, sconvolgendo ancora una volta le loro vite, che sotto un’apparenza di perfezione nascondono un triste segreto.

Remake di un film messicano del 2013 (No se aceptan devoluciones) e campione d’incassi in Francia, Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse di Hugo Gèlin è una commedia ad hoc, che regala sorrisi e strappa qualche lacrima. Leggera, ironica, tenera. All’inizio odora un po’ di scontato, ma il risultato finale è gradevole ed emoziona. È un invito ai genitori ad imparare qualcosa dai propri figli, e cerca di trascendere qualunque messaggio legale ed etico, e cioè se sia più giusto affidare una bambina a una madre fantasma e rediviva (l’ex Fleur Delacour, Clémence Poésy, per la quale non si sa se provare antipatia o pietà, ma che in fin dei conti chiede perdono), una madre che assicurerebbe a Gloria un futuro insegnandole a crescere nel mondo reale, oppure se concedere la custodia a un super papà che ha costruito intorno a sua figlia un eterno e splendente presente, eliminando tracce di qualunque passato sgradevole o futuro incerto, anche a costo di qualche bugia. Assolutamente magico il rapporto tra Gloria (la bravissima Gloria Colston) e suo padre Sam (Omar Sy è ormai il re delle commedie agrodolci francesi, con la sua interpretazione dà vita a personaggi comici e malinconici, e su di lui e sul suo dinamismo si regge gran parte del film). Per loro la vita è tutta un gioco, a partire dalla casa dei sogni, assemblata con scivoli, pupazzi giganti e pezzi di playmobile, fino al lavoro di stuntman di Samuel, che piove dal cielo grazie alla provvidenziale proposta di Bernie (Antoine Bertrand), produttore cinematografico. Viene spesso da chiedersi in che modo quest’eterno bambino, che pretende di assumersi le responsabilità di un adulto, stia crescendo sua figlia, con giornate passate su set di film d’azione o al luna park e al circo a mangiare zucchero filato. Uno stile di vita surreale.

Ma poi la risposta arriva, e spiazza.

Buone idee di montaggio, colori sgargianti, soluzioni creative e una messa in scena dinamica. Un po’ perbenista, un po’ prevedibile, un po’ troppo docile. Ma in fondo, Gèlin è riuscito a raccontare la storia che voleva: “Mi faceva molto ridere quel modo irresponsabile di educare i ragazzini, il rapporto adulto ragazzino che mi ricordava Il monello di Chaplin, uno dei miei film preferiti, e anche un po’ La vita è bella di Roberto Benigni e alla Ricerca della felicità di Gabriele Muccino. Un modo per raccontare un momento drammatico con una giusta e poetica leggerezza. E in particolare mi interessava raccontare come si fa a portare la magia nella vita di un ragazzino. La capacità di gestire una verità scomoda.”

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Lavinia Petti

Lavinia Petti

Lavinia Petti è nata a Napoli nel 1988. Laureata in Studi Islamici, ha seri problemi con gli studi islamici, la realtà tangibile, i dolci e le patatine fritte. Ha vinto una sfilza di concorsi nazionali fantasy e pubblicato due libri, un saggio sulle fate (dall’imbarazzante titolo “Fate. Da Morgana alle Winx”), edito da Gremese, e un racconto di fantascienza edito da Tabula Fati (“La terza era”). Ama viaggiare e le storie, e del resto non gliene frega poi niente.
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