Roxane Gay e la storia del suo corpo affamato e ribelle

 In Letteratura

Roxane Gay è una giornalista de The New York Times e The Guardian, è un anche un’attivista e un’accademica tra le più rilevanti del panorama attuale. Fin qui tutto bene no? Anzi a pensarla così la immaginiamo stretta in un tubino, magari con un tacco, bionda, alta e snella, con i capelli in ordine e l’aria professionale, o invece un po’ fricchettona, vestita con jeans slavati e una maglia colorata, bruna, alta e snella.

Roxane in realtà è nera, bisessuale, tatuata, alta un metro e novanta e pesa duecentosessanta chilogrammi. No, non avete letto male, ho proprio scritto d u e c e n t o s e s s a n t a.


Ve l’aspettavate? No? Beh nemmeno io quando ho comprato il suo ultimo libro autobiografico Fame. Storia del mio corpo (Einaudi, aprile 2018), perchè uno la fame l’associa sempre alla magrezza, a problemi opposti come l’anoressia e la bulimia, non all’obesità. O almeno per me è così.

La simpatica coincidenza è che ho comprato questo libro il giorno dopo aver deciso di mettermi a dieta per perdere i chili accumulati da Natale a Pasqua, perciò tornata a casa mi sono preparata una tisana depurante/drenante/snellente/pancia piatta/annienta calorie e ho aperto il libro pensando di trovarci tutto fuorché la storia di una cicciona… rimasta cicciona.

La storia del mio corpo non è la storia di un trionfo. Non è la storia di una dieta dimagrante. […] La mia non è una storia di un successo. La mia è, semplicemente, una storia vera.

E purtroppo, aggiungo io, questa è anche una storia terribile.

Roxane Gay è nei primi anni della sua vita una bambina felice, carina e spensierata; a 12 anni s’innamora di un ragazzo più grande di qualche anno che la tratta male, ma lei è piccola, inesperta e ha una cotta enorme perciò lo asseconda, anche quando lui la porta nel bosco con una scusa. Lì accade l’orrore perché ad attenderla ci sono gli amici del ragazzo e tutti a turno la violentano.

Da figlia di una ricca e cattolicissima famiglia haitiana, Roxane decide di non raccontare a nessuno quello che le è successo, anche perchè pensa che in fondo è colpa sua se quei ragazzi hanno abusato di lei, è stata ingenua, stupida e anche un po’ puttanella. Ebbene il solito copione del “te la sei cercata” si ripete anche in lei e nella scuola che frequenta dove il galantuomo di cui sopra è andato a raccontare a tutti che Roxane è solo una piccola zoccola nera.

Ora sappiamo bene quanto sia difficile per una donna denunciare una violenza, anche se è adulta, e ad averla abusata è stato uno sconosciuto e non il ragazzino di cui sei innamorata e che consideravi il tuo fidanzato, immaginate come la cosa sia stata impensabile per Roxane, che trova come unica soluzione quella di fortificare il suo corpo magro e gracile, che quel giorno l’ha tradita lasciandosi dominare, in un corpo robusto, che ha il compito di difenderla, di essere repellente per tutti gli uomini. Roxane Gay decide di mangiare e mangiare e mangiare, senza misura, nell’idea ossessiva di crearsi una corazza di carne e grasso che non potrà più essere scalfita.

Anche se ero giovanissima, capivo che essere grossa significava essere indesiderabile agli occhi degli uomini, indegna della loro attenzione […]. Èquesto che si insegna perlopiù alle ragazze: a essere magre e minute. A non prendere spazio […]. E noi donne sappiamo di dover scomparire.

In maniera dettagliata e dolorosa Roxane racconta il suo tracollo, le abbuffate in collegio, la chiusura verso il mondo e allo stesso tempo il disperato bisogno d’amore, che cerca in chat-line o con sconosciuti, nella convinzione di non meritarsi niente di più di sentimenti di seconda mano.

Agli anni bui segue una rinascita, parziale, la lenta accettazione di quello che è stato, la convivenza con i propri fantasmi e soprattutto la comprensione che anche lei ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di quel corpo pieno di cicatrici.

Accanto alla narrazione di questo percorso personale, Roxane Gay affronta un argomento che più o meno consciamente farà storcere il naso a molti ovvero le difficoltà quotidiane dell’essere patologicamente grassi: tra il disprezzo della gente, le risate dei bambini, l’apprensione dei conoscenti, l’inospitalità dei luoghi che non sono “pronti” a ricevere persone oversize.

Il mondo è fatto a misura di magri, sembra dirci la scrittrice, e ci mostra che è così: dalle cinture dei sedili degli aerei, alle poltrone del cinema. Per non parlare delle campagne pubblicitarie, gli spot in televisione, i vestiti, tutti ci rimandano al teorema “magrezza=felicità”.

Ma perchè, senza superare la soglia di reali problemi di salute dati dall’essere troppo grassi, perchè una persona tonda, con un corpo ribelle come dice Roxane Gay, dovrebbe essere triste e sola? Perché l’anoressica o la bulimica non suscitano lo stesso disgusto e disagio di un obeso?

Ecco, la verità è che io stessa arroccata sul divano, a bere tisane dimagranti nella mia taglia 44 che mi fa disperare perchè non è una 42, mentre leggevo la sua storia provavo fastidio per la sua grassezza, me la figuravo nel suo corpo abbondante e mi sentivo a disagio.

Perché anche io, come il 99% delle donne, sono in perenne lotta col mio corpo; anche io, come una percentuale minore ma comunque cospicua di esse, ho vissuto il calvario della fame perenne, patologica e autoimposta, dello scarnificarsi, dell’accarezzarsi le ossa e sorridere e anche oggi che tutto ciò è lontano, ci sono giorni in cui per mettere ordine nella mia vita decido di non mangiare o in cui semplicemente vedere un osso che sporge un po’ di più o un chilo in meno sulla bilancia mi rende felice.

E anche Roxane vorrebbe sentire le sue ossa, anche lei pensa che da magra la sua vita sarebbe migliore e sapete cos’è che accomuna sia me che lei? Che siamo due femministe convinte, che entrambe lottiamo ogni giorno per una lunga serie di diritti negati più o meno velatamente, ci arrabbiamo per le discriminazioni e gli assoggettamenti della donna, ma poi nessuna delle due riesce a liberarsi da questa pressione culturale che vuole la donna magra, scarnita, pelle e ossa.

Perciò leggendo questo libro mi sono sentita in colpa, per la mia tisana dimagrante, per i miei digiuni, per il fastidio che ho provato per il peso di Roxane, per il fatto che il suo corpo ribelle forse non lo saprei accettare neanche io.

E allora questa recensione, che è più uno sfogo, non la finisco con parole mie ma con quelle dell’autrice, sperando che un giorno riusciremo a uscire da queste gabbie e sentirci libere di avere corpi ribelli:

Ecco il mio cuore, quello che ne resta. Ecco la ferocia della mia fame, ve la mostro. Eccomi qua, mentre finalmente mi concedo la libertà di essere vulnerabile e umanissima. Eccomi che godo di quella libertà”.

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Nike Del Quercio

Nike Del Quercio

Se dovesse essere descritta con tre frasi, queste potrebbero essere: non riesce mai a stare ferma e appena può salta su un aereo; viaggia sempre con un libro in borsa, tipo copertina di Linus; parla tanto, a volte troppo, ma ogni tanto dice anche cose intelligenti.
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Comments
  • olimpia
    Rispondi

    La prova costume, il vestito da indossare o reindossare, la dieta Tal dei Tali…….perchè non un libro per riflettere?????

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