Everything sucks… sucks!

 In Serie Tv

Netflix viaggia e lo fa velocemente. Spazia tra i generi, tra gli interessi, le tematiche e anche… tra i decenni. Stavolta ha puntato sui teenager, ma soprattutto sugli anni ’90, cercando di colmare il vuoto lasciato da Stranger things e di puntare sul decennio successivo forse ancora troppo vicino per diventare un cult a tutti gli effetti.

Everything sucks è una serie anni ’90 sugli anni ’90. Nel senso che non si limita semplicemente ai riferimenti cinematografici, ai rimandi musicali o ai costumi e alle ambientazioni, richiami che inevitabilmente risultano agli occhi degli spettatori come teneri amarcord nostalgici. La teen comedy di Ben York Jones e Micheal Mohan si immerge completamente nell’ultimo decennio dello scorso millennio e lo fa in un modo così totalizzante da disturbare e stancare subito. Anche perché gli anni ’90 non fanno da sfondo ad una storia di rilievo, ad un umorismo brillante o a una profondità struggente: bensì sono il centro di tutto, l’unica cosa che conta. Ci si dimentica quasi di dover dare, lasciare o per lo meno raccontare qualcosa.

La vicenda si svolge quasi interamente nell’High School di Boring (e già il nome della cittadina dell’Oregon la dice lunga…) e prende il via dall’arrivo di tre impacciate matricole nerd: Luke (Jahi Di’Allo Winston), McQuaid (Rio Mangini) e Tyler (Quinn Liebling). La scelta di frequentare il corso di audio/video li porta ad incontrare Kate (Peyton Kennedy), per cui Luke prende una cotta.
La trama semplicistica e banale vive di personaggi stereotipati e di cambiamenti ed evoluzioni prevedibili. Anche temi più difficili e profondi, come il lutto, l’abbandono e l’omosessualità vengono trattati sommariamente e non riescono mai, nonostante i tentativi, a scalfire davvero la superficie. La narrazione è forzata dall’introduzione di storyline secondarie, come la storia d’amore tra Scherry (Claudine Mboligikpelani Nako), la mamma di Luke, e Ken Messner (Patch Darragh), preside della scuola nonché padre di Kate. Allo stesso tempo il racconto e la coesione sono indeboliti dalla mancata cura e caratterizzazione di alcuni personaggi con grandi potenzialità, come in particolare il timido e dislessico Tyler, l’unico ragazzo a rimanere fuori dal vortice delle implicazioni e complicazioni dovute alla pubertà.

Per il resto, infatti, tutto si riduce ad una serie adolescenziale su un gruppetto di teenagers e i loro sbalzi ormonali, che troppo spesso sfociano in isterismi esagerati e dalla durata effimera.
La sceneggiatura è piatta e assume un certo colore solo quando ritira fuori, seppure in modo un po’ macchinistico e strumentale, le espressioni gergali tipiche dei ragazzi anni ’90 (“schiocca”, “che bomba”, “una che spacca”); la regia riprende volutamente i rigidi stacchi tra le scene e sui primi piani; la recitazione rimane nella media, oscillando tra alcune buone prove e momenti deludenti.

Le uniche cose che si salvano in questo scenario davvero sconcertante sono le poche citazioni sulla cinematografia (il primo episodio sia apre con un dialogo su Star wars), i tanti brani musicali del periodo (da Wonderwall degli Oasis a Wonderful life di Black) e il progetto del film del gruppo che si destreggia con gli strumenti tecnologici disponibili come il 56k, il potente Internet in fasce nelle vesti di computer a forma di scatola e i vecchi ma funzionali trucchi cinematografici.
Quel che ne risulta è un pallido ma simpatico esperimento di meta-cinema, o meglio meta-serie tv che sdoppia il piano narrativo e crea una storia nella storia. Cosa che, se potenziata e ben equilibrata, poteva dare uno scorcio interessante sugli anni ’90, in cui il mondo del cinema aveva un fascino particolare e il sogno dei film “fatti in casa” si propagava specialmente tra gli americani.

Insomma, con Everything sucks Netflix ha mancato il bersaglio e non ha raggiunto la meta che si era prefissato e aveva annunciato: distaccarsi dagli anni ’80 e segnare l’inizio del definitivo boom degli anni ’90 in termini di ambientazione e riferimenti. La teen comedy ha, infatti, calcato troppo la mano risultando stucchevole e presentando un prodotto in cui il riferimento agli anni ’90 è fine a se stesso e non dà nessuno slancio di prospettiva o motivo di continuare a ripercorrere il decennio, anche se, ahimè, l’ultima scena fa presagire una seconda stagione.

https://www.youtube.com/watch?v=xOpGzSLPILg&t=58s

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Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in lettere moderne, ora studia filologia moderna. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.
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