Everybody calls me Giorgio: la storia di Giorgio Moroder

 In Approfondimento, Musica

Premessa: scrivere di Giorgio Moroder, a mio avviso, si avvicina allo scrivere di grandi e innovativi compositori classici come Mozart o Wagner. Perdonerete dunque la lunghezza dell’articolo.

Ortisei è un tranquillo paesino di 4753 abitanti, nella provincia autonoma di Bolzano in Trentino-Alto Adige. Aria pulita, prati, case dai tetti spioventi, qualche gru qua e là a testimoniare un crescente processo di urbanizzazione in atto. Ciò che maggiormente ci interessa è che il cognome più diffuso ad Ortisei è Moroder. Ed è proprio qui che vide la luce un pezzo importante di musica contemporanea, la disco music e successivamente la EDM (Electronic Dance Music), in quanto qui nacque uno dei suoi padri fondatori: Giorgio Moroder.

My name is Giovanni Giorgio, but everybody calls me Giorgio

Questo non sarà semplicemente il racconto della storia di un musicista, ma la descrizione di come una vita possa essere guidata ,tramite la determinazione, il talento e la fortuna, da un’anonima scuola d’arte in Val Gardena al palco degli Oscar di Hollywood, dalla fama alla consacrazione a leggenda. maxresdefault
Giorgio Moroder nasce in una famiglia di artisti nel 1940. Per l’Italia la Seconda Guerra Mondiale è iniziata da poco e l’educazione scolastica è affidata ai nuclei familiari data la chiusura precauzionale delle scuole. Giorgio cresce dunque in un ambiente creativo, ma a differenza dei parenti che si dedicano maggiormente alle arti figurative (che vedranno poi coinvolto Moroder tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90) egli preferisce il suono della chitarra, che inizia a strimpellare all’età di 15-16 anni imitando il suo idolo, Elvis Presley.
È proprio in questi anni che la vita di Giorgio Moroder si indirizza sul binario giusto e fortemente cercato: dopo aver frequentato un corso per geometri, il giorno del test finale decide volontariamente di non sentire la sveglia al mattino e di non presentarsi all’esame. Nel frattempo, era infatti arrivata l’offerta, da diversi gruppi musicali, di suonare come turnista professionista. Giorgio sfugge così alle pressioni della madre che lo voleva diplomato, per suonare in giro per l’Europa dal 1959 al 1966. L’anno successivo, si trasferisce a Berlino, dove inizierà a scrivere pezzi propri e ad incidere demo, avviando anche una discreta carriera da cantante di musica leggera utilizzando come nome d’arte semplicemente Giorgio.

Moroder-Bellotti-Summer: Love to love you baby, I Feel Love e la fama internazionale

Il 1971 è un anno chiave: decide di spostarsi a Monaco, incontra quello che sarebbe stato a lungo il suo co-autore, Pete Bellotte, e soprattutto, scopre il sintetizzatore. Che meraviglia! Giorgio sarà letteralmente sconvolto dall’incredibile potenzialità espressiva di quei tasti, di potenziometri, manopole e cavi. Ha la 3giorgio-moroder1possibilità di suonare un basso, una sezione d’archi, una tastiera, un pianoforte con un unico strumento! Può modulare i suoni, farli vibrare, tremare, oscillare. Moroder non ha un sintetizzatore, ma un amico che possiede uno studio di registrazione gli permette di utilizzare il proprio. Continuerà così a produrre demo sperimentando nuove forme di musica, ricercando mix perfetti e arrangiamenti orecchiabili.
La svolta arriva per caso, quando dietro alla consolle dello studio in cui lavora Giorgio, compare una insolita corista americana, di colore, bellissima ed incredibilmente brava. La corista in questione è Donna Summer. Pete e il suo amico italiano restano stupiti delle sue doti e subito le chiedono di cantare su una demo di Giorgio, il quale da tempo aveva in mente di scrivere una “sexy song”, ma non era ancora riuscito a trovare l’interprete giusta ed un testo adatto alla musica.
In poco tempo Bellotte e la Summer scrivono il testo, Donna canta in maniera incredibile e simula orgasmi per tutta la durata della traccia: nasce così Love to love you baby. Sarà il primo successo del trio, che darà loro visibilità ed apprezzamenti a livello internazionale, in particolare negli Usa. Il brano influenzerà inoltre intere generazioni, tanto da poterlo ritrovare come sample in una canzone del 2003: Naughty Girl, di Beyonce.
Dopo la prima hit Moroder ci prende gusto e due anni dopo, nel 1977, scrive I Feel Love. Prima di parlarvi del 6070c56ff608d5d61acc25ec784a52aabrano, ecco una piccola curiosità. A Berlino, un ventinovenne di nome Brian Eno, dopo averlo ascoltato, entra in studio di registrazione e inizia a urlare: “David! David! Ho sentito il suond del futuro!”. Bowie mette in pausa la traccia su cui sta lavorando, una certa Heroes, e ascolta estasiato la voce di Donna Summer.
Quando Giorgio scrive I Feel love è in piena fase di sperimentazione. L’hi-hat del brano sarà spezzettando il rumore bianco, un qualsiasi rumore di fondo, fino ad ottenere piccoli quanti di suoni che simulassero i piatti della batteria; nel giro di mezz’ora sintetizza un suono di basso e ne crea un loop. Lascia partire il click in 4/4 e decide di lasciarlo all’interno della traccia. Ecco la nascita della cassa in 4/4, espediente adesso alla base della EDM. Ecco il suono del futuro che ha sentito Eno. Ad arricchire ancora di più il brano sarà una disattenzione del fonico che per sbaglio inserisce un delay sulla traccia di basso, dando quel definitivo carattere dance alla canzone.

Los Angeles, Hollywood e gli Oscar: la consacrazione a leggenda.

Moroder inizia a sentire il bisogno di sperimentare un nuovo modo di fare musica, raccontare qualcosa tramite le sue composizioni. L’idea è quella di scrivere colonne sonore per film, ma inizialmente trova grandi difficoltà di adattamento: ad Hollywood la maggior parte dei compositori hanno una formazione classica, ben diversa dal background pop e disco dal quale egli proviene.
Trasferitosi a Los Angeles nel 1978, la grande possibilità arriva con una telefonata del regista Alan Parker il quale, da grandissimo estimatore di I Feel Love, chiede a Giorgio di comporre la colonna sonora del suo prossimo film, Midnight Express. Gli dice: “Adoro il tuo sound, fai quello che vuoi, basta che crei una musica che esprima la perfetta tensione del film.”. Detto fatto. Il 9 aprile del 1979, con passo teso ed emozionato, Moroder percorre il red carpet che lo porta sul palco del Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles a stringere la prima delle tre statuette d’oro della sua carriera: è premio Oscar per la miglior colonna sonora originale.GIORGIO MORODER;RAQUEL WELCH
La stella di Giorgio Moroder da questo momento schizza nella costellazione delle leggende, e come tale, le proposte di lavoro si moltiplicano.
Nel 1980 scrive le musiche di American Gigolò e collabora con Debbie Harry dei Blondie nella produzione della hit mondiale Call me, contenuta nello stesso film, che vede come protagonista Richard Gere.
Il 1983 è caratterizzato dall’uscita di due film cult. Il primo di questi è Scarface. Moroder accetta di comporre la colonna sonora del film, e durante le registrazioni delle musiche avviene un ulteriore colpo di scena. Jerry Burckheimer, produttore cinematografico, gli propone di scrivere la colonna sonora per il film Young Doctors in Love (L’ospedale più pazzo del mondo), ma Giorgio non è molto convinto dell’offerta e rifiuta. Dopo qualche mese Burckheimer lo pregherà di comporre le musiche per il suo nuovo film in cantiere, Flashdance, ma anche stavolta il musicista italiano declina la proposta con scetticismo. Jerry però non si arrende e recapita una copia del film a casa del compositore il quale ,disperato, consegna il nastro alla sua ragazza chiedendole di vedere il film mentre lui lavora in studio. Lei, terminata la visione, corre in studio da lui, in lacrime, dicendo: “È il più bel film che abbia mai visto!”. È così che decide di collaborare alla colonna sonora di Flashdance con il brano Flashdance…What a Feeling che gli farà vincere nel 1984 il suo secondo Oscar, stavolta per la miglior canzone.

Il 1984 vede impegnato Moroder in numerose altre opere tra le quali musiche per i film La storia infinita, Electric Dreams (in collaborazione con Peter Oakley, cantante dei The Human League) . Tra i progetti più discussi ed elaborati dell’attività di Giorgio rientra la rielaborazione del film muto Metropolis, pellicola degli anni ’20 alla quale il musicista italiano darà nuova vita ed una colonna sonora molto sperimentale, che vede tra l’altro una collaborazione con un fantastico Freddie Mercury nel brano Love Kills. La realizzazione del film sarà difficile: tanti saranno i soldi spesi per l’acquisto dei diritti e per molto tempo non si riuscirà a trovare 919srvlhhcL._SL1500_una copia decente del nastro. Moroder conosce però un piccolo cinema a Los Angeles, gestito da un anziano signore, che ancora proietta film muti ed in bianco e nero. Fu proprio qui che riuscrà ad ottenere una copia in buono stato con la quale realizzare poi l’opera. Come spiegherà egli stesso, anche se aspramente criticato, sarà soddisfatto del lavoro compiuto, sia in termini musicali, sia nel raggiungimento del proprio obiettivo: avvicinare i giovani ai film muti, a molti completamente sconosciuti. Realizza inoltre l‘inno delle Olimpiadi tenutesi nello stesso anno a Los Angeles. Nel 1988 anche la delegazione olimpica per i giochi di Seoul chiederà ed otterrà un brano rappresentativo per l’evento coreano.
L’ultimo grande picco raggiunto da Giorgio Moroder è nel 1986, quando scrive la musica di Take my breath away, per la colonna sonora di Top gun. Dietro il testo di questo brano c’è una storia curiosa: Tom Withlock è un recording engineer con la passione per le auto. Un giorno si trova in studio e vede arrivare Moroder a bordo della sua Ferrari. Ingolosito dal bolide, chiede a Giorgio di poter dare uno sguardo al motore e dare qualche aggiustatina, per puro divertimento. Quando rientra in studio, dice: “Comunque Giorgio, sei hai bisogno di testi chiamami, me la cavo!”. Tom Withlock è il co-autore di Take my breath away e dunque, co-vincitore dell’Oscar 1987 per la miglior canzone.

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Back and forth: le buche da golf, quel pranzo con i Daft Punk e la rinascita

Giorgio Moroder dopo il 1990, anno durante il quale compone l’inno dei Mondiali di calcio Italia 1990 e la colonna sonora di La storia infinita II, scompare definitivamente dalla scena musicale. Si dedica alle arti visive, in particolare alle installazioni al neon e ad un’altra sua grande passione: il golf. Nonostante abbia ingenuamente ceduto i suoi publishing rights, si può permettere una vita più che agiata, stanziandosi nella sua villa di Los Angeles.
La sua vita continua tranquilla, con qualche “piccolo” progetto, come la composizione dell’inno per i giochi olimpici di Pechino nel 2008, il quale inizialmente avrebbe dovuto essere cantato da Beyonce, salvo poi l’interposizione di una serie di imprevisti che hanno portato a virare verso due cantanti cinesi.
La seconda vita musicale di Giorgio Moroder comincia però nel 2012, quando durante un pranzo con i Daft Punk, Tom gli chiede: “Se avessimo mai un’idea di collaborare con te, tu ci saresti?”. Così qualche mese più tardi si ritrovano a Parigi, nello studio del duo elettronico, a parlare della vita di Giorgio. Immagino questa scena fantastica: tre leggende in una stessa stanza, magari qualche birra appoggiata su un tavolino, il fumo SONY DSCdi una sigaretta, il led di un microfono attivo e pronto a registrare ed un paio di caschi sbrilluccicanti appoggaiti su uno scaffale. Gli alunni che ascoltano il maestro, vogliono che lui diventi parte della loro storia. Nasce così la terza traccia dell’album Random Access Memory, chiamata Giorgio by Moroder.
Da quel momento in poi il telefono dell’ormai 72enne Giorgio esplode di telefonate: offerte di Dj set, contratti discografici, nuovi publishing rights. Così torna al lavoro, produce 12 nuove tracce e le propone alla Sony, la quale gli fornisce cantanti di primissimo livello e incredibilmente desiderosi di lavorare con lui. Sia, Kylie Minogue, Britney Spears, Kelis e Charlie XCX sono solo alcuni dei nomi presenti nel suo nuovissimo disco Deja vù, uscito nel 2015 e anticipato dai tre singoli 74 is the new 24, Right here, Right now e Deja vù.
Il futuro è solo di chi lo vivrà e non sappiamo più cosa aspettarci da un fenomeno del genere.
Nel frattempo, Giorgio is back!

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro è nato a Napoli nel 1990. Dai 13 la musica diventa il suo secondo sangue, dai 20 la medicina diventa il suo percorso. Suona chitarra e pianoforte. Fotografa spesso la sua città. Capace di perdersi in un bicchier d'acqua, e di affrontare oceani aperti senza paura.
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