Evergreen, Calcutta nuovo disco di

 In Musica

Mainstream, più che essere il titolo del suo precedente disco, è stato una profezia. Da quando è uscito nel 2015 la musica italiana ha subito uno stravolgimento che già era iniziato ma che non aveva ancora trovato sfogo. Quello che era il disco di un artista fino a quel momento del tutto sconosciuto ai più, prodotto e realizzato da una casa discografica indipendente, è stato in grado di invertire completamente le coordinate della musica italiana, quasi capovolgendole. L’indie, quello che era sempre stato un genere di nicchia o almeno riservato alle fasce di pubblico giovani-giovanissime, ha iniziato ad infiltrare le fondamenta dell’industria discografica, crescendo, diventandone parte integrante ed infine motore della locomotiva. L’indie è diventato mainstream.
Dopo o contemporaneamente a Calcutta, altri artisti provenienti dalla scena indipendente come Levante, Coez, Cosmo, Lo Stato Sociale hanno iniziato ad apparire sempre più spesso in tv, ma soprattutto ad essere ospiti sulle principali radio nazionali ed i loro brani in heavy rotation, fino al botto incredibile dei Thegiornalisti di Tommaso Paradiso, che con Completamente Sold Out ed il singolo Riccione si sono imposti come una delle più grandi realtà del pop italiano.

A differenza dei colleghi su citati però, Calcutta è schivo, presenzia in televisione quanto basta, non fa X-Factor (come Levante), non fa l’inviato per Quelli che il calcio (come Tommy Paradiso), non fa il Primo maggio (come Cosmo, Coez e Levante, Lodo Guenzi), non fa Sanremo (come Lo Stato Sociale) privilegiando le radio o la carta stampata. Il suo personaggio si costruisce non tanto sui media quanto sui social e nei live. Questa politica low-profile gli consente di evitare, per quanto possibile (tipo qui), di diventare un meme (peccato perchè Tommy Paradiso e Cosmo ci hanno dato soddisfazioni), gli permette di ottenere maggiore credibilità a livello musicale e di avere uno strumento molto importante: è egli stesso a gestire la comunicazione. Il silenzio sui social e sui media, se ben utilizzato, crea un clima di attesa nei fan e nei curiosi, e quando stai per sganciare una bomba può essere un’arma potentissima. Così l’annuncio delle due date di questa estate, allo stadio di Latina e all’Arena di Verona, non è avvenuto tramite radio, tv o megamanifesti, ma come una bomba lanciata sui social che ha scatenato un’onda di eccitazione nell’attivissimo mondo indie-lover (vi ricorda qualcuno…?).

Dopo aver scritto un disco come Mainstream il lavoro diventa molto difficile. Come si progetta il disco successivo? Come si fa fronte alle aspettative del pubblico ed alle proprie aspettative? Come si fa a far nascere una creatura che non sfiguri rispetto alla precedente?
I metodi sono vari e più o meno efficaci. Quello scelto da Calcutta, al secolo Edoardo D’Erme, è stata un mix di brani nuovi e di altri già composti da qualche anno (Briciole e Saliva), arrangiati con maggiore accuratezza, gusto e qualità, disseminando però qui e là alcuni passaggi che lasciassero nella bocca dell’ascoltatore un retrogusto di Mainstream.

Evergreen, uscito il 25 maggio con BombaDischi, è un disco sospeso nel tempo. È di oggi, ma potrebbe essere stato scritto negli anni ’60 o nei ’90 data la grande varietà di sound che si intrecciano e che cambiano da un brano all’altro.

Edoardo risponde a chi aveva accusato i lavori precedenti di essere stati scritti “sempre con gli stessi quattro accordi”, tirando fuori con Evergreen un album con progressioni armoniche più complesse, seppure sempre semplici e di facile ascolto, arricchite da arrangiamenti ricchi e curati, lavorando per addizione e non per sottrazione come aveva fatto in passato. I testi sembrano meno ermetici e con meno frasi a primo occhio “non sense”. L’amore, come sempre, è il motore attorno al quale girano la maggior parte delle lyrics di Evergreen anche se con Rai e Nuda nudissima Calcutta si apre alla canzone-storia, alla canzone descrittiva, una prospettiva che in futuro potrebbe aprire scenari interessanti.

Evergreen è stato preceduto dall’uscita di tre singoli: Orgasmo, Pesto e Paracetamolo.

Il primo è probabilmente il miglior pezzo del disco negli arrangiamenti, nell’interpretazione ed anche il video, diretto da Francesco Lettieri, è di felice impatto. Pesto non è all’altezza del primo singolo mentre Paracetamolo, con un arrangiamento a tratti brit a tratti classicone italiano, alza nuovamente il livello, con un ritornello ed un riff che restano in testa.

 

 

Nonostante Calcutta e molti della sua fanbase puntino molto su Kiwi, i due migliori pezzi dell’album sono Hübner e Rai. Il primo ha una melodia, un testo ed un arrangiamento secondo solo ad Orgasmo. È dolce, malinconico e struggente. Rai è stata scritta quasi per scherzo in occasione di una partecipazione di Calcutta a Quelli che il calcio e nelle intenzioni dell’autore la musica doveva ispirarsi ai jingle alle colonne sonore di storici programmi tv. Il risultato è un brano che nelle prime battute ricorda Cesare Cremonini mentre nella seconda parte ha un’atmosfera quasi beatlesiana, da For the benefit of Mr. Kite.

L’impressione è che Evergreen abbia diviso molto il pubblico. Gli amanti di Mainstream lo rigettano, conquistando chi invece non se ne era innamorato. Quello che è indubbio è che Evergreen è un disco di maturazione, che ci mostra finalmente quelle che possono essere le vere potenzialità di Calcutta e che scava un solco qualitativo tra l’autore di Latina e tutte le sue brutte copie che si sono moltiplicate come funghi e che sono venute alla ribalta in questo anno e mezzo.

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Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro è nato a Napoli nel 1990. Dai 13 la musica diventa il suo secondo sangue, dai 20 la medicina diventa il suo percorso. Suona chitarra e pianoforte. Fotografa spesso la sua città. Capace di perdersi in un bicchier d'acqua, e di affrontare oceani aperti senza paura.
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