Due uomini e una vespa

 In Viaggi

Ho, o meglio, avevo, una vespa blu; non una di quelle vecchie che fanno impazzire le donne e i turisti, ma una “nuova” e poco romantica gts 125.
Romantica lo è per me: il primo appuntamento, i tramonti sulla costa barese, il primo incidente, le esplorazioni: tante cicatrici e tante gioie, spesso le due cose vanno insieme.
Dopo cinque anni insieme tra Bari e Milano, preso dal romanticismo, decisi di farle un regalo: ti porto un po’ in giro amore mio, facciamo Milano – Bari insieme, ti porto fino alla punta della regione più bella che c’è (per me).
Alzai la cornetta e mi rivolsi a quell’amico che sapevo avrebbe assecondato una proposta poco sensata: “Colino, prendi il primo aereo e vieni a Milano. Poi ti riporto a casa in vespa, devi venire”.
Qualche giorno dopo Nicolò (per i baresi, Colino) bussava alla mia porta.

Mi fa molta tristezza viaggiare in aereo o in treno per andare da un punto all’altro, perché si salta tutto ciò che c’è in mezzo, come se non fosse importante, come se non meriti nemmeno uno sguardo.
Viviamo in un mondo per cui non importa il “come”, ma solo il risultato finale, il punto di arrivo, nel modo più facile e veloce possibile.
Io volevo vedere tra i due punti, a modo mio: in sella ad una vespa con l’amico di una vita.

La sera iniziamo i preparativi: diverse mappe in tasca, la prima tappa prevista a Bologna, con b&b prenotato a casaccio su internet, zaini carichi fino ad esplodere. Il primo turno alla guida è il mio.

Io (a destra) e Colino pronti a partire

Io (a destra) e Colino pronti a partire

La strada scelta è la via Emilia, o oggi SS9, che arriva dritta dritta a Rimini.
Fino a Piacenza altro non è che l’antica via Francigena, ovvero il collegamento tra la Francia e Roma, molto piacevole da fare in vespa, circondati dai campi lombardi e dalle memorie dell’antichità.

Nonostante qualche difficoltà tra Piacenza e Parma, si arriva all’ora di pranzo proprio in quest’ultima città dove ci aspetta un pranzo ovviamente all’insegna del prosciutto di Parma.
Nic vuole fare una sosta. Spero voglia fermarsi in qualche luogo culturale, qualche paesaggio sconosciuto non segnato sulle mappe, ma la notizia mi distrugge: vuole andare a Correggio, la casa natale di Ligabue.
Deviando il tragitto di 50km e fronteggiando contadini intenzionati a venderci galline a 7 euro l’una, arriviamo finalmente in questa cittadina dove veniamo a sapere che non c’è nulla che rimandi a Ligabue, nemmeno un “Bar Mario”.
Arrivati a Bologna, veniamo accolti da questa vecchina in un’appartamento a pochi passi dal centro. A prima vista la casa mi sembra di quelle tipiche delle persone anziane, le mattonelle fredde di ceramica, pareti su cui si alternano foto di famiglia, dipinti e piatti appesi, e il bianco a fare da cornice al tutto: come andare a pranzo dalla nonna.
Ma alcuni particolari mi erano sfuggiti.
Le persiane rotte e cinque microscopici ma rumorosissimi cani, allietano il nostro risveglio dalle 6 di mattina. Non è del tutto un male, abbiamo più tempo.

A Bologna abbiamo due obiettivi: tortellini e ragù, e il tour musicale. Bisogna vedere la piazza grande di Dalla, via Paolo Fabbri 43 di Guccini e persino i colli bolognesi di Cremonini.
Goduta l’atmosfera bolognese, culinaria e musicale, siamo pronti a rimetterci in marcia, con prossima tappa la meta più turistica della riviera romagnola: Rimini. Fortunatamente lì c’è G. che ci offrirà un tetto per la notte e una splendida compagnia.
Il tramonto visto dalla rocca di San Marino è uno spettacolo indimenticabile, come la rocca di San Leo risplendente nella notte. Luoghi dimenticati dalle grandi masse, ma di una bellezza entusiasmante.

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Fino ad ora il viaggio è andato liscio, solo qualche incertezza sulla SS9 circondati da tir, ma insomma, bisognava andare sempre dritti, non c’era granché da perdersi.
Da Rimini in poi il gioco è diverso: c’è sì la statale 16 che corre giù fino a Lecce, ma le deviazioni da fare sono parecchie.
Gradara, la casa di Paolo e Francesca, e Sant’Arcangelo (che ci saluta con una squisita piadina) sono le ultime visioni prima di abbandonare l’Emilia e addentrarci nelle Marche.
Ho diversi amici marchigiani che mi avevano detto di tirare dritto, “non c’è granché da vedere”, “Ancona non ha nulla d’interessante”, “passa più tempo in Umbria o in Emilia”. Beh devo dire che decisamente non sanno vendersi. Le Marche è una delle regioni più interessanti, sicuramente tra le più divertenti da girare in vespa.
Paesaggi meravigliosi, mare, cittadine medievali arroccate in collina, poca gente in giro, un piccolo paradiso.

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Ancona e Loreto ci lasciano un ottimo ricordo, Recanati e la siepe leopardiana sono un “must”, Macerata è una cittadina in stile rinascimentale che ci lascia estasiati.
Il tempo passa così velocemente e siamo così incantati dai paesaggi, che alle 19 ci sovviene che non avevamo ancora deciso dove pernottare; uno sguardo veloce alla mappa e mi convinco che prendendo la strada giusta in un paio di ore si può essere ad Ascoli. Forse è il richiamo delle olive ascolane a confondermi a tal punto.
Prendendo la strada giusta magari ci avremmo potuto mettere davvero un paio d’ore, sfortuna vuole che tra il senso dell’orientamento di Nicolò, la totale mancanza di conoscenza del luogo e indicazioni totalmente sbagliate da parte dei contadini della zona, ci ritroviamo di nuovo sul mare e sulla SS16. Sta iniziando a far buio, e guidare su strade sconosciute, in vespa senza vedere bene non è il massimo.
Quattro ore di imprecazioni dopo siamo finalmente ad Ascoli. Ma non abbiamo un posto dove stare; infuriato e stanco per il viaggio chiedo a Nic perché non ha prenotato online durante il viaggio, la risposta è: “non mi fido, meglio vedere di persona”.
La mia rabbia si placa quando il mio compagno di viaggio trova una stanza in un albergo a 4 stelle per soli 20 euro cadauno. Dopo due giorni finalmente troviamo tutte le comodità di cui sentivamo la mancanza: aria condizionata, colazione, letti comodi.
Aveva ragione lui. Meglio vedere di persona.

Ascoli è bellissima. Una piazza centrale splendida e tanto tanto cibo a basso costo; certo forse l’unico problema è l’età media, ma siamo a nostro agio anche qui.

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La parte più difficile arriva ora: bisogna attraversare il nulla.
Abruzzo e Molise non regalano particolari emozioni e la nostra nuova meta è Vieste, sul Gargano, che io, nonostante sia pugliese e anche particolarmente fiero di esserlo, non avevo mai visto.
Col senno di poi mi rendo conto che era stato un peccato mortale, il Gargano è un luogo speciale: un’isola greca, ma vicino casa.
Il viaggio nel nulla (non me ne vogliano i lettori molisani e abruzzesi) dura più del previsto e non conta molte fermate. Nel frattempo io decido, testardamente, di non volere cambi alla guida fin dalla prima tappa: devo iniziare e finire alla guida della mia amata vespa.
Come in una tragedia greca la mia ὕβϱις (ubris) è punita dagli dei e in una curva sul promontorio, perdo il controllo e finiamo distesi lungo l’asfalto. Il primo pensiero è sempre al passeggero, ma fortuna vuole che nessuno dei due si sia fatto male. Di lì in poi Colino ha portato l’eroica (questo il soprannome affibbiato alla vespa durante il tragitto) sana e salva a destinazione.
Dopo cinque giorni, con il sedere dolorante e l’abbronzatura da muratore scorgiamo all’orizzonte un cartello, il cartello più bello che abbia mai visto: BARI.

Mario Villani

Mario Villani

Nato a Bari nell'ormai lontano 1989. Dopo 5 anni a Milano abbandona il grigiore padano per cercare qualcosa nel Sud Est del mondo. Oggi in Indonesia, scrittore per caso (o per sbaglio).
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