Caro Wiseman, che fine hanno fatto i libri?

 In Cinema e Teatro

Chiedetemi in che luogo mi piacerebbe ritrovarmi all’ora di chiusura e passarci una notte intera: risponderò una biblioteca e i miei occhi luccicheranno al solo pensiero.

Non solo ho una adorazione per le biblioteche, ma posso sinceramente ammettere di appartenere alla categoria di feticisti di libri, più sono vecchi, ingialliti, senza immagini e con un carattere così piccolo da rubarti la vista, più mi incantano. Basta poco per immaginare la mia contentezza alla notizia di un documentario sulle biblioteche pubbliche di New York e l’impellenza di sedermi di fronte al maxi schermo lasciandomi sorprendere dalla magnificenza di uno dei luoghi depositari di cultura fra i più grandi al mondo.

EX LIBRIS – The New York Public Library è uscito in tutta Italia il 23 aprile in occasione della Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore portando con sé ottime premesse a seguito del successo in occasione della 74ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia lo scorso 4 settembre 2017, tale da fargli ottenere il premio FRIPRESCI e il premio Fair Play Cinema.

Il suo regista, Frederick Wiseman, classe 1930 con un Oscar e Leone d’oro alla carriera, ha alle spalle 40 anni di lavoro e più di 40 documentari diretti, e ancora non vuole saperne di smettere tanto da essersi imbarcato nella produzione di un film con l’idea di esaminare il modo in cui un’istituzione culturale e sociale, quale la biblioteca pubblica di New York, continui a portare avanti le sue attività tradizionali e allo stesso tempo riesca ad adattarsi alla rivoluzione digitale.

Col suo fare silenzioso ( Wiseman non si sente né vede mai, a stento si direbbe che dietro la camera ci sia qualcuno che osserva e dirige) racconta riunioni del direttivo, conferenze, attività ludiche, lezioni, momenti della più varia natura che gli utenti e il personale vivono all’interno di questo luogo e restituisce nel modo più vero e genuino possibile quanto impegno, quanto tempo, quanti e quali fondi  le istituzioni pubbliche e la comunità stessa investono nella cultura e nell’alfabetizzazione.

Tutto potenzialmente bello, se non fosse per quell’impressione di completo smarrimento di fronte ad un mero susseguirsi di scene dalla concatenazione logica di difficile decifrazione se non decisamente opinabile. Aggiungeteci il fatto che Ex Libris dura quasi tre ore e mezzo e avrete la sensazione di essere stati risucchiati in uno spazio senza tempo e senza via d’uscita – credo di aver guardato l’ora almeno una trentina di volte e confesso senza pudore di aver provato invano ad addormentarmi per ridurre almeno di una mezz’ora la visione.

Il problema non è solo la lentezza, la ripetitività delle scene, la totale mancanza di nomi – quasi nessuno viene identificato e nessuno mai si rivolge alla camera – quanto piuttosto è spiegarsi il motivo per cui tutto questo debba durare 197 minuti: è un quesito che – per quanto mi riguarda – è rimasto ancora aperto.

Ex Libris stupisce per il suo modo di raffigurare la biblioteca come un luogo completamente diverso dall’immaginario usuale: lontano dall’esser un archivio di libri, la NYPL è un luogo di accoglienza e supporto, di scambio culturale e di apprendimento. Nelle 92 divisioni con sede fra Manhattan, Bronx, Staten Island le comunità hanno a disposizione centinaia di programmi educativi e ricreativi, navigazione illimitata su internet, fino a semplicemente un luogo caldo dove ripararsi – perché si tratta di un luogo pubblico e tutti sono i benvenuti.

C’è però un’ultima domanda che mi piacerebbe rivolgere a Wiseman: che fine hanno fatto i libri? A dispetto del titolo dove gli viene assegnata una centralità non da poco, nel documentario latitano. Niente riprese degli lunghi e larghi meravigliosi scaffali di carta giallognola e copertine antiche, niente corsa ad accaparrasi l’ultimo posto lasciato libero in sala lettura…c’è una camera dei segreti per noi  library-aholic o siamo in via d’estinzione?

Wiseman dà la sua risposta: per lui ci troviamo di fronte a un cambiamento epocale in cui la stampa sta progressivamente regredendo di importanza sostituita dalla tecnologia che sta coinvolgendo anche un’antica istituzione culturale e la sta trasformando in qualcosa di diverso.

Avrei dovuto prestare maggior attenzione al titolo.

Giulia Mele

Giulia Mele

In un momento imprecisato di un giorno qualunque mi è capitato di innamorarmi follemente delle parole. Da Tucidide a Capote, faccio delle storie immaginarie e di quelle suoi giornali il mio pane quotidiano, alternando la lettura alla scrittura. Passerei la vita con lo zaino da viaggio in spalla, ma al momento vivo a Londra (e sì, ho la moka nella mia credenza).
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