Día de los Muertos in Messico: un’esperienza unica

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Ci sono eventi mondiali che vanno vissuti almeno una volta nella vita. Dal carnevale di Rio de Janeiro all’Holi festival in India, passando per il “día de los muertos” in Messico. Ho avuto la fortuna di vivere proprio quest’ultimo in Chiapas uno stato del Messico meridionale che confina con il Guatemala.

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Il Chiapas è una di quelle aree che vi mostra la vera faccia del Messico: tradizionale, folcloristico, pieno di arte e movimenti culturali. Insomma uno stato in continuo fermento. Il Cuore del  Chiapas è  San Cristobal de las Casas, personalmente il posto che più di tutti mi ha rapito il cuore e mi  ha fatto sentire come a casa. Stradine strette con mura colorate, artisti di strada che si esibiscono, artigiani e panetteri che sfornano a qualsiasi ora del giorno e della notte i dolci tipici della zona. San Cris è una roccaforte di sinistra, la sinistra vera, quella di  una volta diremmo in Italia… Influenzata dai vicini zapatisti, si respira una profonda aria di solidarietà  e multiculturalità.

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Insomma, immaginate di vivere il dìa de los muertos messicano, proprio in un luogo autentico come San Cristobal.

Dal 31 di Ottobre al 2 di Novembre il pueblecito diventa una festa senza limiti.

“Ma come il giorno dei morti” si festeggia? Non dovremmo lasciar spazio al silenzio e alla commemorazione?”

Dimenticate le nostre usanze e le tradizioni occidentali cari amici gringos. In questi giorni i messicani aspettano il ritorno dei loro defunti, festeggiandoli, divertendosi e perché no anche ubriacandosi.

Altari, candele, decorazioni e tanto tantissimo altro. Ogni casa, negozio, ogni angolo di strada viene riempito di questi altari o ofrendas in cui sopra vengono posti: dolci, bevande alcoliche e non, sigarette, cd musicali, collane; insomma quello che più piaceva al defunto viene collocato sull’altarino in attesa che lo spirito passi per godere di  quello che era il suo vizio, la sua passione.

Los día de los muertos non è solo una commemorazione della morte, bensì un inno alla vita!

Balli, canti e tanti carri che sfilano nelle stradine super colorate. Un’esplosione di felicità e gioia, colori e odori.

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Guai a deridere i messicani riguardo questa loro usanza, sarebbe una mancanza di rispetto imperdonabile!

Per darvi un’idea: durante questi giorni, i cimiteri restano aperti 24h su 24. I cari si collocano sulle tombe dei loro amati, organizzano pic nic bevendo mezcal o tequila, ascoltando musica, divertendosi e abbracciandosi. Per quanto possa essere tutto così lontano dalla nostra cultura, ho invidiato fortemente questa loro tradizione millenaria, vedendo un’aggregazione così forte e un senso di unità e famiglia così potente.

Questo mito risale alle popolazione native. I maya, i zoques, i chiapanecas ma anche gli aztechi, consideravano il lutto, la disperazione, una forma irrispettosa verso i defunti. Ricordarli gioiosamente li rendeva ancora parte del  mondo dei vivi.

E ancora: la morte veniva vista come un passaggio naturale, non una rottura nè una divisione tra “aldilà” e “aldiqua”, bensì tutt’uno considerando il lungo cammino della vita.

Così che le facce colorate e dipinte, le rappresentazione dei bambini in piazza e l’odore forte d’incenso rendono l’atmosfera viva come non mai.

Non vi resta che fare un salto in Messico dal 31 al 2 Novembre per sentirvi più vivi che mai,  per sorridere e brindare alla vita e alla morte, che non sono nient’altro che due facce della stessa medaglia.

“Se non mi vedi più, se non riesci più a toccarmi, non significa che io non sono qui con te”.

Esorcizzate la paura della morte con un bel sorriso!

Francesco Fusi
Sono nato a Napoli ed anche se odio tanti aspetti della mia città la difendo a spada tratta; laureato in lingue all'Università Orientale di Napoli, dopo tre mesi in giro per l'America latina sono tornato dietro lo schermo di un computer, bramando la prossima esperienza zaino in spalla!! Lo yoga mi salva nei periodi di nevrosi. Il viaggio come medicina dell'anima.
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