Ci aveva lasciati con Almanacco del Giorno Prima, ce lo ritroviamo con Canzoni Per Metà.

Il titolo di questo nuovo disco è un insieme di parole che è in effetti ambivalente.

 È Dente stesso, all’anagrafe Giuseppe Peveri, a confessarlo. Queste metà, come intuibile, rappresentano le donne passate, presenti e future da cui il cantautore ha tratto ispirazione per questo lavoro; ma il termine “metà” è riferito anche alle canzoni stesse. Prendiamo la tracklist del disco in mano e noteremo qualcosa di strano, per la precisione almeno due cose. La prima è che siamo di fronte ad un album di venti canzoni, cosa davvero davvero inusuale oggigiorno. Dall’altra parte, però, notiamo anche la straordinaria brevità delle stesse: cinque durano meno di un minuto, sei meno di due e nessuna raggiunge i quattro.

 La prima domanda che ci si pone è: che canzoni sono quelle che durano meno di un minuto? Possiamo effettivamente considerarle tali? È sempre lo stesso quarantenne di Fidenza a venirci in soccorso (ovviamente un po’ faziosamente), asserendo che,  per quanto breve, ogni canzone ha il diritto di essere chiamata tale, e uguale dignità rispetto alle altre. Che Dente fosse di questo avviso ce ne eravamo accorti anche quando nel 2015 è uscito il suo primo libro Favole per Bambini Molto Stanchi (edito da Bompiani e che tra l’altro ha venduto, e tanto), una raccolta di favole, per l’appunto brevi. Ma al di là del parere di Dente, qual è la risposta alla domanda? Prima di rispondere facciamo un passo indietro e raccontiamo qualcosa su Canzoni a Metà.


Le canzoni di questo disco sono inizialmente state completamente registrate in casa del cantautore fidentino. Ritenendo quest’ultimo, però, che un disco registrato interamente in casa non avrebbe ricevuto la comprensione e l’attenzione che meritava, ha deciso di ricominciare il lavoro totalmente da capo, in studio: il lavoro in uscita rischiava di essere considerato un semplice esperimento casalingo, più che un album vero e proprio. Volendo però, al contempo, mantenere una certa idea di intimità e familiarità, e volendo evitare che il lavoro venisse eccessivamente snaturato da influenze esterne,  Peveri ha affidato il lavoro alle mani di Appino, suo amico e leader degli Zen Circus. Avendo abbandonato la sua storica band, durante la permanenza nello studio di Livorno, Dente ha suonato tutti gli strumenti presenti sul disco (da segnalare che anche in tour ad accompagnare il cantautore ci saranno i Plastic Made Sofa).

 Oltre ai suoi musicisti di sempre, Dente ha anche cambiato etichetta. Ha, infatti, lasciato la Sony per rifugiarsi in una sua etichetta costituita ad hoc, chiamata Pastiglie, sostenendo che la major non avrebbe condiviso il progetto del disco a causa della sua eccessiva particolarità. Particolarità che si estrinseca anche nella presentazione del primo singolo, Curriculum. La canzone (appena 55 secondi) è stata svelata in diretta streaming su Facebook, in una giornata intera: ogni ora veniva trasmesso un mini spezzone della canzone, per comporre infine il brano intero. Presentazione e “marketing” del disco, dunque, molto buona e originale.

Quello che purtroppo non è originale è proprio il disco. Si può dire che è un disco di Dente, ma non alla Dente. Spieghiamoci.

Non si può dire che le canzoni siano canzoni brutte. Ma non si può dire neanche che siano canzoni belle. Che pensiero profondo vero? Il problema è che da Dente ci si aspetta di più. Ci si aspettano giochi di parole, intrighi sintattici, arrangiamenti particolari. E allora il problema non è il fatto che le canzoni siano prive di ritornello, come dice qualcuno. Il problema è che mancano le canzoni. Troppo scarne sotto il punto di vista musicale e prive di quelle idee brillanti che hanno caratterizzato i suoi dischi precedenti. E allora ci ricongiungiamo alla domanda precedente, riguardante i brani brevi. Perché se è vero che alcune delle canzoni presenti in Canzoni a metà, a metà lo sono davvero, ovvero monche, sospese, alcune sono realmente degne di essere chiamate tali, e anzi, in alcune di queste c’è il meglio del disco. I motivetti da cantare a fine ascolto se non assenti sono pochi, e a dirla tutta anche la qualità della registrazione non è comparabile con l’ultimo disco. Sarà per il motivo cui abbiamo accennato prima, ovvero il voler fare un disco intimo e personale, ma Canzoni a metà forse lo è un po’ troppo.

 

Franco

Franco

Nasco 22 anni fa a Napoli, sono di base a Bologna ma vivo a Granada (per ora). Studio economia, fotografo, suono. Scrivo di musica perchè è l'unica cosa che mi fa muovere la penna. Sono riuscito ad attraversare tutti i fiumi e torrenti che la vita mi ha posto davanti, ma sono caduto nel vino.