Dennis Rodman, as Bad as i wanna be

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“There’s one thing everyone should understand: I like my character”.

Dennis RodmanAvevo sette anni quando vidi per la prima volta il Verme, the Worm. Vestiva la maglia dei Bulls, ma a quei tempi, se posso essere sincero, amavo i Raptors. D’altronde, come biasimarmi, era anche il periodo di Jurassic Park. Al suo fianco si innalzava, maestoso e regale, un certo Michael Jordan, ma i miei occhi ingenui, da bambino, non potevano fare a meno di essere ipnotizzati, ed estasiati, dai capelli verde evidenziatore e dalle movenze, così accentuate e così potenti, di quell’eccentrico giocatore con la 91. Un giocatore che surclassava i suoi avversari, li sotterrava, li umiliava, con quel modo di fare così stravagante.

Dennis Rodman è stato, forse, uno dei primi veri baluardi di ribellione che le mie sinapsi abbiano mai intercettato, il “lo faccio perché mi piace, punto e basta”, penso di averlo imparato da lui, e come proprio lui mi ha insegnato non devo spiegarvi il perché. DR è sempre stato, volente o nolente, completamente fuori dagli schemi, anche nello schema stesso dell’essere ribelle. Imprevedibile e incoerente, giocatore e rockstar, animalista e wrestler, fenomeno mediatico ed emissario di pace.

Dennis-Rodman-Chicago-Bulls-Rebound

Una vera e propria forza della natura che, nonostante i rumors, i piercing e le scenate, è sempre riuscita a trascinare le sue squadre con le sue prestazioni assolutamente uniche, contraddistinte dalla suo essere straripante e spericolato.

“Vado lì fuori e mi cavano gli occhi, mi spacco il naso e mi scaravento a terra. Amo la sofferenza del gioco”.

rodman giovaUn personaggio così fuori dal comune non poteva che aver avuto un passato burrascoso e intricato. Il padre, infatti, scappò nelle Filippine quando Danny era ancora un bambino. Sul papà, inoltre, girano molte leggende: fu lo stesso DR a dichiarare un giorno di essere addirittura l’ultimo di 47 figli solo dal lato paterno. Crebbe quindi con la madre e due sorelle, entrambe giocatrici di basket, che umiliavano l’allora gracile vermiciattolo di Trenton. Infatti, il Bad Boy fu rifiutato più volte durante numerosi provini di football e basket, perché considerato troppo basso e minuto. Quei poco lungimiranti allenatori non sapevano che quel nanetto, nel giro di un paio d’anni, avrebbe toccato i 2.01m per 100kg.

I suoi problemi con lo studio e con la legge, come quando fu beccato da una telecamera di sicurezza a rubare cinquanta Rolex non oscurarono l’ascesa del suo talento, nonostante la sua età iniziasse a non essere più tanto appetibile a tutti quegli scout che rastrellavano le università in cerca di talenti. Così, nel 1986, all’alba dei 25 anni, grazie alla sua media superiore ai 25 punti e 16 rimbalzi a partita, i Pistons decisero di portarlo a Detroit durante il secondo round del draft.

È proprio con la squadra del Michigan che nacque, davanti agli occhi di milioni di americani, la figura di Dennis Rodman, the Warm, the Bad Guy, Rodzilla. Con la maglia dei Pistons collezionò oltre cinquecento partite, trascinando la squadra alla vittoria di due titoli nel 1989 e 1990, e diventando, di fatto, il difensore più forte dell’Nba in quegli anni. Il suo modo di giocare, aggressivo, fisico e prepotente plasmò tutta la squadra, che per la sua filosofia di gioco, non sempre pulita e corretta, fu soprannominata: the Bad Boys.

“Sono il più affamato di tutti quanti li fuori. Ogni rimbalzo è una sfida personale”.

1289490276I suoi colpi di coda, e di testa, però, logorarono lentamente il suo rapporto con allenatore e società. Una notte di febbraio del ’93, DR fu trovato dalla polizia mentre dormiva all’interno della sua macchina, nel parcheggio del Palace of Auburn Hills, con un fucile carico accanto. Rodman raccontò, alcuni anni dopo, all’interno della sua biografia, “Bad as I wanna be”, che quello fu qualcosa di molto vicino ad un tentativo di suicidio. Raccontò che all’interno di quella macchina si era reso conto che doveva uccidere solo il lato malvagio di se stesso, ciò che lo tormentava, promettendosi: “Vivrò la mia vita nel modo in cui la voglio vivere e sarò felice facendolo”.

Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Quell’anno, infatti, lasciò Detroit, direzione Spurs. A San Antonio il copione della sua avventura iniziò proprio come era finito quello con i Pistons: le notti brave, il fantomatico matrimonio di due giorni con Madonna, gli allenamenti saltati e quella volta in cui non si presentò con la squadra alla quinta partita delle finali di Conference. Quelli con gli Spurs, furono anche due anni da vero trascinatore, continuò a dimostrarsi il miglior rimbalzista in assoluto in circolazione, ma iniziò a anche ad andare a canestro sempre con maggiore regolarità, risultando, il primo anno, anche il giocatore più prolifico della squadra a pari merito con Robinson.

Era, ma forse non Sakuragi.Hanamichi.full.158911ha senso parlare al passato, tremendamente difficile, se non addirittura impossibile, stare dietro a Rodman. Accettare il suo comportamento, la sua vita incontrollabile fuori dagli schemi e da qualunque regola che il Bad Boy non volesse accettare. Una way of life che lo ha portato, terminata la carriera, a rimanere indissolubilmente, un’icona mediatica e di marketing. Vedi le sue numerose partecipazioni cinematografiche che lo hanno, più di una volta, portato a vincere il Razzie Awards, come peggior attore. Senza dimenticare i reality show, o l’aver ispirato personaggi di videogiochi, Dead or Alive, o cartoni animati, Slam Dunk.

La convivenza con gli Spurs, infatti, nonostante l’altissimo livello del gioco espresso terminò dopo soli due anni. A credere in lui, questa volta, furono i Chicago Bulls, pronti a rifondare un nuovo ciclo dopo aver ceduto lo scettro per due anni ai Rockets.

“Come si concia o cosa dice non mi interessa. Abbiamo imparato a convivere con lui e ad accettarlo perché, anche se ogni tanto la sua mente si perde, non c’è nessuno che si butta come lui nei lavori più duri in campo. Con le sue stranezze, siamo qui a festeggiare il 2° titolo consecutivo”.

Michael Jordan

Dennis Rodman of the Chicago Bulls (C) talks to tePerché nonostante tutto, the Worm, è stato per sette anni di fila, dal ’92  al ’98, il miglior rimbalzista dell’Nba, ha in bacheca ben cinque titoli Nba, dominando, per tre anni di consecutivi, la scena anche con i Bulls. Illuminati dalle giocate di MJ e Pippen, stabilirono, il primo anno, l’attuale record di vittorie nella regular season, 72. Rientrando, inoltre, nel 2011, nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame.

Il suo carattere folle e imprevedibile lo fece diventare addirittura una brillante meteora del wrestling, come quando partecipò nel ’98 all’incontro del “Bash at the Beach” al fianco di Hulk Hogan. Sul campo come sul ring, nonostante fosse circondato da una miriade di altri personaggi stravaganti, anche le produzioni della WCW e della NWO non riuscirono a sopportare i suoi ritardi, le sue assenze e il suo continuo essere alticcio.L’alcool, infatti, è stato sicuramente uno dei suoi più grandi problemi, vari e vani i tentativi in centri di recupero specializzati. Indimenticabile quando, prima di gara sei con i Bulls avanti per 2-3, decise, durante la notte, di fare un salto a Las Vegas per distrarsi un po’ e fare qualche giocata, visto che, a suo dire, a Salt Lake City si stava annoiando terribilmente.

Superstars of WrestlingUna faccia tosta che non è mai scomparsa, neanche adesso nonostante i 54 anni. Il Bad Boy è tornato, infatti, a far parlare di se, per la sua strana ed ambigua amicizia con uno degli uomini più pericolosi, controversi e inavvicinabili del pianeta, Kim Jong-un, leader e dittatore nordcoreano. Del quale è stato ospite più di una volta e per il quale incontro si è autoproclamato pretendente al Premio Nobel per la Pace, elencandosi alla stregue di Dio, Gesù, Mohammed Ali e Barack Obama.

NK leader meets Dennis Rodman

L’emblema della sregolatezza, la ribellione al quadrato. Perché tanto tutti lo sappiamo che, è solo una questione di tempo, di ore forse, e il Bad Boy tornerà a far parlare di se…

“Guardo me stesso come una delle tre massime attrazioni della NBA. Se non c’è Shaquille O’Neal e se non c’è Michael Jordan, c’è Dennis Rodman”.

Marco Marani

Marco Marani

Marco Marani, comunemente conosciuto come Nerus Oziantis, è una specie particolare alquanto affascinante. Mentre tutti gli altri esseri umani provengono dalle scimmie, molti studiosi ipotizzano lui discenda dai koala. Nato a Napoli, bivacca e scarabocchia a Firenze, dove è iscritto alla facoltà di giornalismo.
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