Daniele Silvestri – Acrobati – Live Report

 In Musica

Non puoi chiamarla libertà
finché non rischi di cadere.”
Daniele Silvestri

Teatro Duni di Matera. Sullo sfondo facciate di case che ricordano i fiordi norvegesi, un cancello, un pozzo e sui lati strumenti e musicisti fedeli.
A lui, che è al centro: Daniele Silvestri, col suo ultimo nato, l’album“Acrobati”, in tour.

Il cantautore romano porta i suoi 47 anni a passeggiare in equilibrio su un filo, con quella che è una delle sue opere migliori e di certo la più matura.daniele1
Silvestri riesce alla perfezione nell’indurre lo spettatore, in quasi tre ore di performance, ad una condizione fanciullesca d’ascolto: lo porta via dal chiacchiericcio maleducato e politichese quotidiano, regalandogli una prospettiva nuova.

Viste dall’alto certe geometrie sembrano pura creazione, pura poesia – ha dichiarato Daniele in un’intervista – viste dal basso, invece, mostrano più facilmente nefandezze e sporcizia. Guardare le cose da lontano è un’arma.” Un fucile con un fiore, che è necessario sparare per essere liberi.

Il trucco è godersi lo spettacolo a distanza, dunque, ma sempre restando il più possibile coi piedi ancorati al “filo”. Perché volare, andare troppo oltre, stona con la natura umana.

 

Daniele 2

 

Un live che riesce far sentire lo spettatore a casa. Col naso a un millimetro dal vetro della sua finestra preferita. E contemporaneamente fuori, sul tetto della casa di fronte, a osservare se stesso guardare con fatica al di là di quel vetro opaco: come ne “La mia casa”, “La mia routine”, “ Monolocale” e “Come se”.

Un live che racconta il tempo di notte (“Spengo la luce”), insonne, distorto, come in un dipinto di Dalì. Con l’intermittenza che prende straordinariamente vita sul palco nelle luci singhiozzanti e nelle percussioni.

Un live che racconta “l’uomo” (“Quali alibi” e “Acrobati”), con ironia e dramma, leggerezza e marmo, e un soundvinili potente che spazia dal cantautorato al funky, dall’elettronica al rock.

E poi il bis finale, a cui Daniele non dice no. E ritorna. Coi suoi compagni di ventura. “Occhi da orientale”, “A me ricordi il mare”, “La paranza”, “Le cose che abbiamo in comune” e “Cohiba”, che il pubblico non smette di cantare per due minuti almeno: “Venceremos adelante, o victoria o muerte!”
Quale epilogo migliore?

Annarita Chieffo

Annarita Chieffo

Nata in Basilicata nel 1990. Il suo Dio il settimo giorno non si riposò: creò carta e penna, la commedia all'italiana, il cinema francese, quello coreano, l'odore di polvere dei vecchi libri, i dischi in vinile, le autostrade e Monica Vitti. E' convinta che non ci sia niente che Woody Allen e una pizza non possano curare. Non sa fischiare, e i numeri le fanno venire l'emicrania. Certi giorni scrive per vivere e certi vive per scrivere, ma non li distingue mai.
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