Daniele Finzi Pasca e Pagliacci del San Carlo – INTERVISTA VIDEO

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di Alessandra Farro

Le macchie. L’uomo rivolge sempre occhi diffidenti alle macchie. Le scruta e le giudica. Non sa far a meno di indentificarle, scoprirne la provenienza. Non deve essere facile vestire i panni di una macchia all’interno della società, stendersi su un pavimento di pregiudizi e andare oltre, vivere. Daniele Finzi Pasca conosce bene la curiosità, l’immaginazione che le macchie suscitano. Lui, di macchie, se ne intende.

“In un mondo dove tutto è delineato di confini e geometrie precisi, necessitiamo di macchie. E il clown corrisponde un po’ a queste macchie. Per conoscere la filosofia di un clown e capire cosa si nasconde dietro, bisogna solo chiedergli che tipo di macchia rappresenta. E dalla risposta del clown si capisce subito se si vede come una macchia di sangue, o una macchia di champagne su una tavola imbandita per un matrimonio.” Daniele Finzi Pasca

La sua storia sembra la trama di uno splendido libro, eppure non v’è nulla di romanzato nella sua vita e ogni singolo passo l’ha portato al punto esatto in cui avrebbe voluto trovarsi. Non è anziano, né giovane. È in quella età di mezzo in cui i sogni più frivoli hanno smesso di scalpitare e riposano beatamente in un cassetto, mentre le ambizioni più alte pulsano d’energia, desiderose d’essere realizzate nel modo migliore.
La sua carriera, o meglio il percorso che lo porterà alla sua carriera, comincia da ginnasta, prende forma nel 1983. In quell’anno parte per l’India come volontario per un progetto di assistenza ai malati terminali e al suo ritorno in Svizzera fonda il Teatro Sunil con Maria Bonzanigo, una compagnia teatrale che sperimenta la danza, la giocoleria e la clowneria. Loro stessi lo definiranno “Teatro della Carezza”. Un teatro morbido, elegante e gentile, la cui prima creazione è Icaro, uno spettacolo ideato per un solo spettatore. È lo stesso Finzi Pasca a portarlo sulle scene, recitandolo in più di sei lingue, e ancora oggi – dopo vent’anni dalla sua creazione – lo accompagna nella sua vita artistica.
DanieleFinziPascaDaniele Finzi Pasca è un regista, coreografo e clown di origini svizzere. Sposato con una donna francese, Julie Hamelin Finzi, con la quale condivide la passione per il teatro, fondano insieme la compagnia Cirque Éloize. E proprio grazie alla creazione di Rain – Comme une pluie dans tes yeux per lo stesso, ottiene la nomina come migliori regista per il Drama Desk Award a New York. Appena due anni più tardi, è la volta di Corteo, scritto e diretto, invece, per il Cirque du Soleil, che ha raggiunto più di tre milioni di persone. Nel 2006 arriva a realizzare la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Torino e adesso quella di apertura e di chiusura dei Giochi Olimpici di Sochi in Russia.
Intanto, l’amore condiviso per il teatro porta i coniugi Finzi a fondare una seconda compagnia, Inlevitas, per la creazione e lo sviluppo di diversi progetti artistici quali il cinema, il teatro acrobatico e l’opera. La stessa li porterà a originarne una terza assieme a Antonio Vergamini, Hugo Gargiulo e Maria Bonzanigo, la Compagnia Finzi Pasca, con “Il desiderio di sviluppare progetti artistici che continuino ad approfondire il «Teatro della Carezza», la tecnica del gesto invisibile e lo stato di leggerezza” (dal sito).
Il 2012 rappresenta un anno importante per questo autore. È l’anno in cui vince l’anello Hans Reinhart – il più importante premio teatrale svizzero – e l’anno in cui crea lo spettacolo La Verità, attualmente ancora in tournée, che ha visto la sua prima mondiale a Montreal.
E poi, c’è Pagliacci. Quello spettacolo incredibile, mozzafiato, che ha raggiunto i palchi di ogni dove. È parlando di Pagliacci che Daniele Finzi Pasca ha definito i clown delle macchie. Ed è grazie alla regia di Pagliacci che Daniele Finzi Pasca oggi è al San Carlo. Un’opera di Ruggero Leoncavallo, prodotta dal Teatro San Carlo sotto la direzione del Maestro Donato Renzetti, che fa la sua prima comparsa al teatro partenopeo nel 2011, presentata poi al teatro Mariinsky, e fino all’8 di giugno è di nuovo qui, al San Carlo.

Pagliacci al Teatro San Carlo

Pagliacci al Teatro San Carlo

Pagliacci è uno spettacolo emozionante, in cui meravigliose acrobazie si intrecciano alla perfezione con la dolcezza agrodolce della storia. E la storia si fonda armonicamente con il canto lirico, che scandisce i tempi e gli spazi del racconto. Un susseguirsi di sorrisi e leggere lacrime, questo è Pagliacci, senza dimenticare gli sguardi sorpresi, affascinati e quasi straniti. C’è un momento in cui il palco del San Carlo viene ricoperto d’acqua, come fosse un lago sopra il quale trapezisti danzano guidati dai delicati movimenti dello specchio d’acqua ai loro piedi. C’è l’amore, la gioia, la tristezza, il tradimento, la realtà attraverso la finzione e la finzione attraverso la realtà. L’imprevedibilità della vita viene racchiusa in un involucro di lustrini e giochi studiati.
Non credo esistano dubbi per i quali non bisognerebbe concedersi due ore di intensa magia attraverso la visione di questa grandiosa opera e se anche potessero esisterne, basta concedere qualche minuto d’attenzione all’intervista qui sotto perché si dissolvano.

INTERVISTA VIDEO

di Marco Colacurci, Maria Laura Baldascini e Alessandra Farro

LE DOMANDE

  1. Qual è l’origine della tua carriera?
  2. Hai definito i pagliacci della macchie della società, perché?
  3. Quanto sono importanti le radici per la tua carriera?

LE ALTRE INTERVISTE

 

Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
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