Dopo aver passato anni ad immaginare quest’isola dal grande fascino, l’anno scorso ho finalmente messo piede a Cuba. Proverò a raccontare la mia prima tappa nel continente latinoamericano cercando di non sfociare nel classico diario di viaggio, al tempo stesso sappiate che è impossibile spiegare un’esperienza così forte in maniera oggettiva. Tutto quello che leggerete sono sensazioni che hanno attraversato la mia mente ma soprattutto il mio spirito.

(Il malecon Dell’Havana, una strada che costeggia l’oceano lunga 8km)

Il 4 ottobre alle ore 22:30 arrivo all’Havana; per l’intero paese non è un periodo semplice, messo in ginocchio dal più forte uragano che si sia mai abbattuto sull’isola, Irma, di categoria cinque (non una semplice tempesta insomma). Tutto quello che riesco a notare dall’aeroporto alla mia prima casa particular sono solo le devastazioni causate dall’uragano e i cartelloni dedicati a Fidel Castro, il leader maximo da poco scomparso.

(i colori sgargianti riescono quasi a far notare meno i numerosi edifici distrutti a causa dei forti venti dell’uragano Irma)

Molti viaggiatori, o come qui li chiamano “mochilleros“, mi avevano consigliato di non abbattermi alla prima impressione che l’Havana mi avrebbe dato, consigliandomi di dare tempo a questa capitale affascinante e melodiosa ma dalle mille contraddizioni. I primi giorni trascorsi qui infatti non sono semplici, da un lato mi approccio con le porzioni scarne di riso, fagioli e qualche banana fritta, dall’altro scelgo di relazionarmi poco con la parte della città fatta di shopping e ristoranti lussuosi, insomma quello che non ti saresti aspettato, c’è.

Così mi muovo in direzione Trinidad, nella provincia di Sancti Espiritu.

Questo piccolo paesino in stile coloniale, mi accoglie subito a braccia aperte. Le sue strade formate ancora da sassi giganti rendono ardua una semplice passeggiata, ma allo stesso tempo sembra che tutto si sia fermato agli anni 50′. Trinidad, famosa per la sua “casa della musica” rappresenta un vero e proprio paradiso per tutti gli amanti della musica e del ballo; ogni notte in piazza si riuniscono musicisti cubani… e non solo per sfidarsi a colpi di tamburi, trombe e guiro. Se il livello alcolico sale, infatti, lo spettacolo è assicurato. Lontano dalla turistica capitale trovo la Cuba che immaginavo. Mi godo la domenica in piazza e m’imbatto nell’assemblea di quartiere, dove esponenti del partito comunista leggono le proposte e le necessità emerse dal confronto comune. Nessun grande funzionario, nessun politico con la scorta ne auto blu. Una politica trasversale che parte dal basso e abbraccia tutti senza escludere nessuno. Ovviamente dopo i frenetici e partecipati momenti politici si ritorna alla postazione base a sorseggiare del rum. Per la rubrica “consigli da viaggio“, impossibile trovarsi a Trinidad e non visitare a pochi km Playa Ancon. Mentre in Italia i miei amici dall’altra parte dell’emisfero mi aggiornano sulle dure condizioni climatiche che si trovano ad affrontare, io mi godo sole, mare ed una sabbia bianca sulla quale stendermi. Tutto vero, non sto sognando. La smania di conoscere sempre più persone e luoghi nuovi, mi porta così a Valley de los Ingenios. Ma come in ogni occasione, più importante del traguardo è il tragitto, che, insieme a compagni di ventura, percorro così evitando una morte prematura sotto i raggi cocenti del sole dei Caraibi. Costo del biglietto: qualche frenata brusca dovuta alla forza impetuosa del nostro amico…

Valley de los Ingenios ospita ancora oggi alcuni zuccherifici del XIX sec., che grazie alla sua bellezza fatta di pascoli, palme reali e ruderi coloniali le donano un fascino senza tempo rendendola Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.Spostarsi a Cuba è reso semplici con due opzioni che lo stato offre: una è Via azul, la compagnia statale che mette a disposizione i suoi autobus di colore azzurro, puntuali e puliti. Niente a che vedere con la crisi di trasporti che si trovano ad affrontare molte città italiane; ma non erano loro il famosissimo “terzo mondo”? Polemiche a parte, l’altro modo che permette ad ogni turista di spostarsi da una parte all’altra dell’isola, sono i taxi colectivo. Un vero e proprio business di lusso che ha rappresentato la svolta economica per tanti cubani a contatto con il turismo. I tassisti “raccolgono” gente dalle strade, così prendere un taxi a Cuba diventa un momento di socializzazione in quanto sono tantissimi i viaggiatori che condividono le loro esperienze durante una corsa.  A Cienfuegos infatti scendo dal taxi con un nuovo amico: Teddy, un giovane londinese sulla ventina che sta facendo il giro del mondo senza prendere aerei.

Capoluogo dell’omonima provincia, è chiamata la “perla del sur“. In effetti Cienfuegos è un vero e proprio gioiellino con le sue piazze grandi ed i suoi edifici in stile coloniale pieni di crepe, dove al tramonto sembrano colorarsi di arancione e anche ciò che è decadente acquisisce fascino e bellezza. Il tutto a pochi passi dal lungomare dove a qualsiasi ora del giorno e della notte è possibile mangiare dell’ottimo pescado con arroz.Per chi come me ha deciso di visitare più città che spiagge, Playa Rancho de Luna è un’ottima alternativa ai paradisiaci cayos. Lontana dal turismo di massa, questa spiaggia con le sue stelle marine, che si ritirano in mare alle prime luci del mattino, mostra tutta la bellezza dei Caraibi, dove una natura sconfinata si mischia con il colore azzurro del mare, un vero e proprio ritiro spirituale dove scaricare tutto lo “stress occidentale”. Come ultima tappa prima di ritornare alla caotica Havana, decido di salire all’estremo nord dell’isola per visitare Viñales. Una valle immersa nel verde dove prevalgono coltivazioni di tabacco e caffè. Qui i turisti hanno l’imbarazzo della scelta in quanto tante sono le visite guidate da poter effettuare. Io insieme ai miei nuovi amici argentini decido di visitare il fantastico Mural de la Prehistoria; un’opera effettuata da un seguace di Diego Rivera, Gonzalez Morillo. Questo murales grazie alla bellezza del suo impatto visivo lascia tutti a bocca aperta, una pace rovinata solo dal suono dei click fastidiosi delle macchinette fotografiche. Ma il tour non è finito, machete alla mano seguiamo una delle tante guide improvvisate, ci facciamo spazio tra piante selvatiche e qualcuno si lascia prendere anche troppo la mano, decidiamo così di fermare un tentativo di disboscamento. Finalmente arrivati nella “fabbrica” di sigari possiamo riposarci. L’aspetto western conferitogli dal suo cappello e l’atteggiamento di chi di rum ne ha già bevuto abbastanza, ci fanno entrare subito in sintonia con il nostro nuovo personaggio, il Señor Enrique. Ma come sempre veniamo smentiti: quello che all’inizio ci sembrava un nuovo “amico ubriacone” in realtà sa bene di cosa tratta e così durante la sua dimostrazione assume le caratteristiche di un vero e proprio professore universitario.

Pur essendo rimasta dimentica per molti anni, Viñales negli ultimi anni ha saputo rilanciarsi come località di villeggiatura, grazie alle sue offerte a base di relax e turismo ecologico. La città deliziosamente pittoresca è la base di partenza per escursioni a cavallo, a piedi o in bicicletta, diventata una meta molto ambita da rocciatori, escursionisti ed amanti della natura.

Il ritorno all’Havana adesso ha tutto un altro sapore, il ritmo caraibico fatto di trombe, pianoforti e sax si  impossessa di me. “De alto cedro voy para marcanè, llego a cueto voy para Mayarì” sono le parole della famosissima canzone “Chan Chan” dei Buena vista social club che riecheggiano ad ogni angolo di strada e che io canticchio a voce bassa mentre cammino per le strade dell’Habana Vieja. Adesso mi è semplice saper utilizzare astutamente le due monete: i CUC per i turisti, che hanno la stessa valenza del dollaro americano, ed i CUP la moneta nazionale usata per lo più per pagare i trasporti, per acquistare souvenir lungo le strade principali o per concedersi lo sfizio di mangiare in ristoranti lontani dall’occhio del turismo di massa. Cuba ha bisogno di tempo in quanto all’inizio rappresenta un cambiamento totale rispetto alle nostre tradizioni ed abitudini. Vedo i turisti nervosi a volte, perché possono connettersi ad internet esclusivamente acquistando una tessera del costo di due dollari, dall’altro lato della strada non vedo persone con cellulari o tablet, bensì relazioni umane, confronto diretto e puro contatto con la realtà, un po’ quello che mi mancava. Impossibile non farsi turbare dalle contraddizioni. Per quanto possano scandalizzare i 40Cuc( 40$) che rappresentano lo stipendio medio di un medico a Cuba, mi sorprendono ancora più tutti i servizi gratuiti: l’istruzione, la sanità pubblica fiore all’occhiello di quest’isola, trasporti pubblici e funzionanti pagati ad un centesimo in moneta nazionale, mostre, investimenti sulla cultura. Un paese che ha 0% di analfabetismo, 99% di iscritti alle scuole secondarie ed il 100% di immatricolati all’università, 280 ospedali pubblici dunque un medico ogni 133 abitanti, il 4% di disoccupazione (le fonti di questi dati sono ONU-FAO-OMS-Unicef-Unesco). Numeri che inorgogliscono il popolo cubano e marcano una grande differenza rispetto a tutto il resto dei paesi dell’America Latina che non versano nelle stesse condizioni. Perciò prima di etichettarla o giudicarla Cuba andrebbe vissuta senza il “virus” occidentale, quello che noi reputiamo progresso è palese che in realtà ci ha portato ad allontanarci dalle relazioni umane, dediti soltanto ad una accumulazione materiale spietata e costante. Saremmo veramente disposti a vivere una vita semplice e chissà felice ma rinunciando alle nostre comodità?

Francesco Fusi

Francesco Fusi

Sono nato a Napoli ed anche se odio tanti aspetti della mia città la difendo a spada tratta ; laureando in lingue all'Università Orientale di Napoli , lavoro in una pizzeria da troppo tempo , ciò non significa che sono stanco di mangiare pizze !!! Lo yoga mi salva nei periodi di nevrosi ; Obiettivo costante : VIAGGIARE !
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