Crimson Peak – Recensione

 In Cinema e Teatro

Edith è una giovane e ricca aspirante scrittrice che vive a New York. Perduta la madre da bambina, la ritrova nei suoi incubi a occhi aperti, nella vesti di un fantasma che le lancia un monito: “Stai in guardia da Crimson Peak.”

Sarà per questo che i suoi manoscritti, piuttosto che parlare di storie d’amore (come si converrebbe a una giovane donna di fine ‘800), raccontano storie di fantasmi. Il suo modello non è Jane Austen, che morì illibata, ma Mary Shelley, che morì vedova. Edith insomma scrive di ciò che conosce, e il sovrannaturale sembra averle fatto compagnia sin dall’infanzia.

Nel suo cammino, tuttavia, a un tratto inciampa anche nell’amore, questa creatura da lei temuta e a lei sconosciuta, e scopre le sue pene. Ma saranno ben peggiori di quanto avrebbe immaginato…

Sir Thomas Sharpe è un baronetto giunto in America in compagnia della sorella Lady Lucille, con lo scopo di presentare il proprio progetto e di richiedere al padre di Edith i finanziamenti necessari per portare a termine la costruzione di un macchinario in grado di estrarre l’argilla dal suolo.

crimson-peak-10-1500x844

Edith è affascinata da questo baronetto anticonformista, che ha lo sguardo languido e oscuro di un eroe romantico, di un nobile decaduto. E quando il padre di Edith muore in circostanze violente e misteriose, la ragazza accetta la proposta di matrimonio di Sir Thomas Sharpe e con lui viaggia alla volta dell’Inghilterra, e più precisamente del Cumberland, ad Allerdale Hall. Una tenuta che sprofonda nel terreno, divorata dall’argilla rossa, che nei gelidi inverni, quando la bufera imperversa e la neve cade, colora il mondo di sangue.

Ed è per questo che la chiamano Crimson Peak…

Ci sono film di cui non conta la trama, il cast o il genere, perché ti fidi di chi orchestra il tutto. Quel che importa è il direttore che guida i musicisti e gli strumenti, e dà aria e vita alla sinfonia. Guillermo del Toro è uno di quei registi che mi fa andare al cinema senza possibilità di scelta (nonostante Zemeckis e il suo splendido The Walk), carica di aspettative. Aggiungeteci la salsa horror, la presenza di fantasmi e non da ultimo un cast stellare, da Mia Wasikowska (che è talmente una star, ormai, che non devo più cercare lo spelling del suo nome su Google) a Tom Hiddleston, bello e dannato, e Jessica Chastain, che si muove nell’ombra come una falena nera, divoratrice di farfalle.crimson-peak

Eppure, qualcosa in Crimson Peak scricchiola terribilmente, come le pareti e le tubature di quella vecchia, enorme casa infestata.

Crimson Peak è, innanzitutto (o forse, esclusivamente) il trionfo del gotico. Nei costumi, nei colori, nelle scenografie, nelle ambientazioni, nei dialoghi, nella struttura della trama, nelle interpretazioni dei personaggi. Ann Radcliffe, Horace Walpole, le sorelle Brontë, Mary Shelley, Bram Stocker e anche Charles Perrault (con Barbablù): l’eco di questi autori si ripercuote attraverso i corridoi, le stanze e le scale di Allerdale Hall. La casa è un mausoleo, un corpo nel quale si aggirano corpi: il corridoio ha la forma di un uomo con spalle e cappello, le finestre sono occhi che spiano il mondo esterno e imprigionano quello interno, il foyer è una bocca coi denti appuntiti. Mancavano solo degli specchi, in scena, e visivamente sarebbe stato come assistere a un film di Mario Bava. Del gotico porta impressa anche la furia dell’amore, il vizio della lussuria, la sete di vendetta.

Del Toro ci mette la firma, perché i suoi fantasmi sono diversi, grumi di ossa, carni e sangue, più appariscenti che evanescenti. E vivono negli occhi di Edith, così come il fauno del labirinto era reale per Ophelia. Ma in fondo, chi può saperlo?

Il film è stato girato nel nord-est del Canada, dove la neve seppellisce il passato e per un poco occulta il sangue; ma passato e sangue trovano comunque il modo di emergere e di macchiare la terra. Qui, la Wasikowska ha dato segnali di iperossigenazione e ha avuto una crisi di nervi: l’ambienta era estremo, ostile, con temperature sotto lo zero e venti tempestosi.

Crimson-Peak-Tom-Mia

Gli appassionati dell’horror restano con l’amore in bocca, perché Crimson Peak, di fatto, non è un horror. È un dramma che si consuma tra morti violente, perversioni, incesti e visioni spettrali. A parte qualche brivido, complice un sonoro messo al punto giusto, ma questi sono trucchetti vecchi come il mondo (del cinema).

Gli aficionados di del Toro gli saranno grati per i dettagli in secondo piano, che sono quelli che restano impressi e che avrebbero meritato più spazio. Il resto è carta conosciuta, e dal regista di Hellboy, Il labirinto del fauno, La spina del diavolo, nonché produttore di The Orphanage, ci si aspetta sicuramente di più. Forse mi avrà viziata con quelle splendide storie dentro le storie, poiché i suoi personaggi se ne portano sempre qualcuna irrisolta dentro, tanto che finita la visione di un suo film non si ha dubbi che il fantastico sia reale, e anzi ce lo si augura. Che esistano fantasmi e fate, insomma. Qui, invece, se i fantasmi di Crimson Peak esistono o meno è una questione che lascia del tutto indifferenti. E non è quello che volevo: io volevo che mi insegnasse a crederci, come so che Guillermo del Toro è in grado di fare.

Lavinia Petti

Lavinia Petti

Lavinia Petti è nata a Napoli nel 1988. Laureata in Studi Islamici, ha seri problemi con gli studi islamici, la realtà tangibile, i dolci e le patatine fritte. Ha vinto una sfilza di concorsi nazionali fantasy e pubblicato due libri, un saggio sulle fate (dall’imbarazzante titolo “Fate. Da Morgana alle Winx”), edito da Gremese, e un racconto di fantascienza edito da Tabula Fati (“La terza era”). Ama viaggiare e le storie, e del resto non gliene frega poi niente.
Lavinia Petti

Latest posts by Lavinia Petti (see all)

Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca