Cosmo è tornato, e vi farà ballare

 In Musica

Sembra quasi che esista un legame inscindibile tra l’elettronica di successo e il Piemonte. Sarà l’aria, sarà il Po o magari sarà il confine geografico con la Francia, nazione che ha regalato numerose gioie agli amanti della dance, dell’electro e del disco-pop, fatto sta che Torino è sempre stata un notevole hub per i producers e per la sperimentazione digitale in Italia. Basti pensare agli anni a cavallo tra la fine dei ’90 e gli inizi degli ’00, in cui il fertile humus sabaudo ha contribuito allo sviluppo e all’esplosione dei Subsonica, degli Eiffel 65 e di Gigi D’Agostino che hanno conquistato milioni di ascoltatori in Italia ed in Europa e che tuttora, a distanza di quasi 20 anni, sulla scia revival o nostalgica continuano a cavalcare l’onda lunga dei loro successi, coinvolgendo un pubblico estremamente trasversale ed eterogeneo.

La formazione musicale di Marco Jacopo Bianchi, al secolo Cosmo, avviene proprio in quegli anni. Dal 2002 è membro e frontman dei Drink to Me, band elettropop, che in 15 anni di carriera mette a referto 3 dischi, centinaia di date ed un nome importante nell’underground italiano, cantando in inglese, senza mire mainstream, ma con il gusto della sperimentazione musicale.

In Cosmo da sempre convivono un lato tecnico, quello dei synth e della musica digitale, ed un lato più umano ed umanistico. Padre di due bambini, laureato in filosofia, professore di storia presso un istituto tecnico-professionale, amante di Battisti e Battiato, di Lauzi e Leonard Cohen. Diverse anime convivono in questo artista che non ha mai fatto nulla per metterle a tacere, concedendo sempre ad ognuna di loro pari dignità di espressione e di soddisfazione, mantenendosi in equilibrio tra la famiglia ed il lavoro di musicista e producer (insomma, un mestiere che ti tiene via da casa almeno un terzo dell’anno), tra l’elettronica e il cantautorato, tra l’underground e il pop.

Da questo magma incandescente nascono i primi due album solisti di Cosmo: Disordine (2013) e L’ultima festa (2016), per 42Records. Nell’estate del 2016 è proprio il singolo L’ultima festa a farsi strada tra le radio italiane e a far conoscere sempre di più il producer-cantautore di Ivrea, che si impone come una delle figure di riferimento dell’indie italiano e coinvolge anche il grande pubblico grazie ai passaggi su Radio Deejay e su altre importanti piattaforme radiofoniche.

In un’intervista del 2017 a Sorrisi, Cosmo afferma che L’ultima festa è stato un disco di passaggio, ancora in bilico tra il fare musica d’autore e la musica pop elettronica, e che lui stesso aveva qualche remora sul lasciarsi andare verso sonorità più “tamarre” ma al contempo più popolari. Nella stessa intervista cita Gigi D’Agostino, si definisce come un “cantautore pop, producer e da poco anche dj”, e definisce un concetto che sarà alla base del suo nuovo disco e dei suoi prossimi live: rendere i suoi spettacoli una festa in cui il vero protagonista sia la musica, che altro non è che uno strumento per la liberazione del corpo, per il ballo. “Il ballo è un atto politico”.

Letta questa dichiarazione d’intenti, non potevano che essere alte le aspettative attorno a Cosmotronic, uscito il 12 gennaio sempre per la 42Records. L’album è un disco doppio da 15 tracce totali.

Disco 1

Il primo disco si apre con Bentornato, un vero e proprio manifesto di quello che sarà. Destrutturazione, campionamenti, abbandono degli schemi, inserimenti inaspettati, melodie magnifiche, il ballo, testi autobiografici.

Turbo è il secondo singolo estratto da Cosmotronic, una vera e propria mina, in cui il verso si apre con campionamenti di musica siriana, cassa in 4/4 dominante, testo zeppo di figure onomatopeiche, e un ritornello tutto da ballare sotto al palco.

Sei la mia città è stato invece il primo singolo, che ha anticipato addirittura di 8 mesi l’uscita del disco. È il forse il brano più radiofonico dei quindici, ed è un pezzo che ha tutto: una musica stupenda, intima e curata, un’ottima melodia e soprattutto un bellissimo testo. Tutto è una metafora, le liriche sono immagini nitide uscite da una penna e finite prima su carta e poi come musica nell’aria per dispiegarsi nella nostra immaginazione. La città è l’immagine di una persona, molto probabilmente di una donna, e considerato il rapporto viscerale di Marco con la sua città, Ivrea, deve essere una donna molto importante. Un porto sicuro ad ogni ritorno, un luogo fertile.

Il pezzo più originale e che esprime a pieno la voglia di Cosmo di uscire dagli schemi, di lasciarsi andare verso sonorità più spinte e più “tamarre”, come le definisce lui, è Tristan Zarra. Un brano assurdo. È proprio qui che troviamo la citazione a Gigi Dag, con un ritmo e un’elettronica che sembrano uscite da Radio M2O e rievocano le mie scuole medie, un ritornello trash (Festival/polizia/pizzeria) e campionamenti di bambini che parlano, della voce di Francesca Michelin che si trovava in studio con lui mentre registrava. Anche in Tristan Zarra troviamo intermezzo parlato. La voce, soave e limpida, è quella di Beatrice Caggiula, doppiatrice che nella sua carriera è stata la voce di Elisabeth in The Crown e di numerosi personaggi di cartoni animati. In un’intervista a Vanity Fair, Marco rivela anche un retroscena: la voce da lui tanto desiderata su Tristan Zarra, era un’altra. Quella di Maria De Filippi. Ma, purtroppo, questo featuring meraviglioso non è mai avvenuto.

Altri due brani molto interessanti sono Tutto bene e Quando ho incontrato te. Il primo risente molto delle influenze di Battisti (nel verso) e di Battiato (nel ritornello). Una canzone cupa, in cui ricorda la fine della zia. Il secondo ha una melodia struggente e un bel testo, in cui affiora il dolore di alcuni ricordi, ma si avverte anche una grande tenerezza per il presente.

Ho vinto è l’anello di congiunzione tra il primo ed il secondo disco, in cui il testo inizia ad essere in secondo piano a discapito della musica. Si inizia ad entrare in una atmosfera da club, come passare da una stanza ad un’altra in discoteca. C’è una fusione di effetto Doppler tra la sala che stai lasciando e quella in cui stai entrando. Apri la porta, ed inizia la vera musica elettronica.

Disco 2

Il secondo disco risente di diverse influenze: la techno minimale di Berlino in Ivrea/Bangkok (contaminata da campionamenti di musica orientale), in Tu non sei tu ed in Barbara. Quest’ultimo brano si basa sul sampling di un messaggio vocale della madre di Marco che ha un significato talmente profondo, che sembra strano possa essere suonato in loop su un brano elettronico: “Come un acrobata, camminando su un filo sottile, cercando di non cadere”.

5 antimeridiane e Attraverso lo specchio si contraddistinguono invece per suoni più acidi ma sembrano molto più adatte al clubbing.

Ciò che rende Cosmo davvero unico come artista e Cosmotronic probabilmente uno dei migliori album italiani del 2018, è la capacità di unire le diverse anime ed i diversi moti interni in un’unica direzione estremamente eterogenea, ma anche molto coerente e fortunatamente spendibile sul mercato. In Cosmo tutto convive, è un uomo complesso e ha la libertà ed il coraggio di sperimentarsi e ciò fa di lui un artista completo. Come in un cosmo convivono la materia e l’antimateria, gli elettroni ed i positroni, i buchi neri che risucchiano la luce e le stelle che ne producono in quantità.

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Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro è nato a Napoli nel 1990. Dai 13 la musica diventa il suo secondo sangue, dai 20 la medicina diventa il suo percorso. Suona chitarra e pianoforte. Fotografa spesso la sua città. Capace di perdersi in un bicchier d'acqua, e di affrontare oceani aperti senza paura.
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