Contro l’Europa aspettando le europee

 In Approfondimento

Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell’Europa nonché primo presidente della CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio, antesignana della Comunità economica europea), è considerato uno dei più grandi fautori dell’integrazione europea, nobile principio che è stato in vario modo perseguito, ma che nel nostro Paese non è stato adeguatamente assimilato e, in alcuni casi, è stato apertamente osteggiato.
Attualmente risulta difficile parlare di Europa. È infatti una forzatura pensare che tutti gli italiani riescano a comprendere e condividere pienamente la grandezza del concetto di Europa unita, considerando che oggi anche il sentimento di unità nazionale è ripetutamente messo in discussione.
Movimenti secessionisti, provocatori e non, ed accese rivalità fra diverse città italiane, che ricordano antiche diatribe medievali, evidenziano la fragilità dell’unità nazionale troppo spesso data per scontata.

elezioni PE

Su questa situazione di generale malcontento e divisone interna ha puntato Beppe Grillo, il quale nel comizio tenuto a Napoli ha affermato che se fosse stato napoletano anche lui avrebbe fischiato l’inno nazionale. Grillo si è abilmente calato nei problemi di una città dove le istituzioni e la politica sono state per lungo tempo assenti e non di rado dannose.
Ma è proprio quando tensioni interne e malcontento si fanno più forti che è necessario parlare di Europa. Lo è soprattutto in vista delle elezioni del 25 maggio, per le quali sarà indispensabile informarsi e votare consapevolmente coloro che dovranno rappresentarci nel parlamento europeo, perché le scelte politiche della nuova Europa avranno un impatto diretto su di noi.

Il 25 maggio rappresenta una data importante anche per l’attuale governo, che non essendo nato all’indomani di un’elezione potrebbe vedere in un buon risultato una sorta di legittimazione, e in caso di necessità richiamare l’attenzione non più sui numeri delle primarie, ma su quelli certamente più sostanziosi delle europee. Al contrario se il risultato finale risultasse molto diverso da quello espresso nei sondaggi, e si verificasse un sorpasso al fotofinish da parte dei pentastellati, la situazione risulterebbe più complicata per il governo. Situazione ulteriormente aggravata dai recenti fatti dell’expo, che contribuiscono a diffondere l’idea di una politica con le mani in pasta, danneggiando inevitabilmente, a pochi giorni dalle urne, le forze politiche tradizionali.

Il presidente del consiglio Renzi ha più volte invitato gli elettori a valutare i candidati alle europee in base alle loro competenze. Questo invito verrà a mio avviso largamente disatteso, poiché molti italiani ritengono che ormai la competenza possa essere sacrificata in favore dell’onestà. Il che dà forza al movimento cinque stelle, che si propone come paladino dell’onestà, valore per lungo tempo rimasto nella lista dei grandi assenti tra le fila della politica italiana.
In fin dei conti la competenza si può acquisire, l’onestà no.

In vista delle elezioni europee alcuni partiti hanno improntato la loro campagna elettorale su posizioni estremamente critiche nei confronti dell’euro e dell’Europa, auspicando una “secessione” dall’Europa e promettendo guerra aperta all’euro.
Tutti questi discorsi politici marcatamente anti-euro e anti-Europa, al di là delle belle parole e dell’abilità dialettica di chi li pronuncia, mirano a rappresentare una facile attrattiva per un’Italia sempre più stanca e impoverita, e presentano incongruenze sotto il profilo economico e storico-culturale.
Appare chiara la necessità di rivedere la politica economica dell’Unione europea, per trovare una valida alternativa all’austerity. Come afferma Federico Rampini “il risanamento dei conti deriva dalla crescita, non il contrario”, sulla scia di un folto gruppo di economisti che lanciano l’allarme sulle conseguenze del rigore. Ma accantonando per un momento il dibattito prettamente economico, che vede illustri esponenti su entrambi i fronti, e tralasciando i tecnicismi riguardanti il se e il come sia possibile per l’Italia uscire dall’unione monetaria o dall’Unione europea, ritroviamo un aspetto molto spesso lasciato in secondo piano: quello storico-culturale.

Il nostro Paese ha sempre giocato un ruolo fondamentale per l’Europa, ed è stato attivo protagonista della sua genesi, con la partecipazione alla CECA nel 1951 e con il trattato di Roma del 1957 che sancisce la nascita della CEE. Inoltre basta volgere il pensiero a Giuseppe Mazzini, che nel lontano 1834 fondò la Giovine Europa, auspicando l’indipendenza e l’emancipazione dei popoli, in base al principio di fratellanza e collaborazione internazionale. Per tornare a tempi più recenti valga per tutti il nome di Altiero Spinelli che nel 1941, costretto dal regime fascista al confino sull’isola di Ventotene, trovò la forza per scrivere il “Manifesto per un’Europa libera e unita”, passato alla storia come “Manifesto di Ventotene” e fatto proprio dalla resistenza italiana.
Non penso si possano rinnegare con superficialità tanti anni di impegni e sacrifici. Né si può prescindere dal sentimento di identità europea che fortunatamente prospera tra i giovani, in coloro che l’Europa l’hanno vissuta, che hanno avvertito sulla propria pelle il cambiamento rappresentato dall’apertura dei confini e dal superamento del vecchio stato nazionale come unico modello di riferimento.
Le cause della situazione attuale non possono essere ricercate esclusivamente in Europa, le maggiori responsabilità appartengono all’Italia. Una gestione politica che volendo usare degli eufemismi potremmo definire dissennata e inadeguata, lontana dalla realtà, alienata nei suoi giochi faziosi e contaminata da interessi privati.

Durante questa campagna elettorale molti partiti, incapaci di produrre un complesso di valori positivi, cercano di affermare la propria identità contrapponendosi a qualcosa. L’euro e l’Europa si prestano benissimo a rappresentare un oggetto di contrapposizione verso cui incanalare una buona parte dell’insofferenza dell’elettorato. Possiamo affermare con certezza che l’euro e l’Europa siano la causa di tutti i mali del nostro Paese? o si tratta solo di un capro espiatorio abilmente strumentalizzato da partiti privi di valide idee, che tentano di trarre vantaggio da una situazione di generale confusione e disinformazione?
La classe politica, invece di giocare a chi spara più forte contro l’Europa, dovrebbe prodigarsi per far comprendere ad un popolo che in gran parte non si sente né rappresentato né tutelato dalle istituzioni nazionali, l’importanza di far parte dell’Unione europea, entità sovranazionale che appare lontana e distaccata, ma nella quale è insita la potenzialità di rappresentare una garanzia di pace e diritti sociali. Non soltanto un freddo meccanismo di controllo economico.

G.S.

G.S.

G.S.

Latest posts by G.S. (see all)

Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca

Godzilla-2014-fb-cover-moviemondiali-del-1966-in-inghilterra